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Non mi piaceva Santa Teresa di Lisieux finché non ho imparato queste 8 cose su di lei

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Avevo quattordici anni, ed ero arrabbiatissima con i miei genitori. Stavano sprecando un intero giorno della nostra vacanza in Francia per andare a visitare la Basilica di Santa Teresa di Lisieux, per un totale di 4 ore di viaggio. L’auto era scomoda, era una giornata perfetta con un sole meraviglioso e proprio non volevo andare. Tutto ciò che conoscevo erano gli sdolcinati santini con lei beatamente sorridente e avvolta da una ghirlanda di fiori. Sapevo che era morta giovane e che aveva avuto un’infanzia molto santa.

Era una bambina santa, ma non mi colpiva più di tanto.

Ma arrivati a Lisieux, fui sorpresa nel constatare che stavo per vivere una delle delle esperienze più profonde di tutta la mia vita. Profonda, non in senso teologico o spirituale, ma perché reale e autentica. Mi sono inginocchiata davanti al suo santuario, e non so come sono finita col pregare e parlare alla santa della mia totale frustrazione nei confronti della religione in generale, e della mia confusione circa il ruolo che avrei avuto in questo mondo.

E con mia ancor maggiore sorpresa, sentii in modo inequivocabile che Santa Teresa mi comprese. La mia confusione le era famigliare. Le mie lotte erano reali per lei. È come se mi avesse detto in modo molto chiaro: “Oggi sei venuta qui, e questo basta”. 

In macchina mi ero lamentata per tutto il tragitto, ma lasciai il santuario con un nuovo senso di pace.

Aveva ragione, già il fatto che quel giorno fossi andata lì era sufficiente. Ad un’età in cui per me la religione era tutto regole e confusione, me ne andai con la sensazione mai provata prima che la fede sia un dono, e non un peso. E quindi, sebbene spesso io mi sia dimenticata di Santa Teresa, mi resi conto che lei non si dimenticò affatto di me.

Scrivo queste parole undici anni dopo, e penso che in molte occasioni lei abbia interceduto per me, tenendomi per mano e guidandomi con dolcezza. E ognuna di queste interazioni è stata per me una grande sorpresa. Nella sua giornata voglio dunque condividere, oltre ad un eccezionale video di Msgr. Robert Barron, ciò che ho imparato su Santa Teresa. Un po’ per gratitudine nei suoi confronti, ma anche nella speranza che lei vi ispiri affinché ricorriate alla sua intercessione e troviate, come ricompensa, l’amore a cui tende ogni vita, Cristo.


1. Santa Teresa aveva un disturbo ossessivo-compulsivo, nonché molti sintomi di depressione 

È cosa nota e risaputa che Santa Teresa fosse vittima della “terribile malattia degli scrupoli”, classificabili come una forma di disturbo ossessivo-compulsivo di tipo religioso. In più momenti della sua vita fu colta dalla paura che i suoi peccati avessero offeso Dio, o che lei avesse commesso un qualche peccato mortale. L’infanzia caratterizzata dalla morte della madre quando era molto piccola, dalla perdita di una sorella – la sua “seconda madre” Pauline – che andò al Carmelo, dal bullismo a scuola e da una natura estremamente sensibile, la portarono a manifestare diversi sintomi di depressione già da una tenera età.

Negli ultimi momenti della sua vita era affetta da tubercolosi. L’estrema sofferenza fisica la indusse nella tentazione di disperarsi e di desiderare di morire. Eppure tornò sempre a Cristo, e si mantenne saldamente sulla retta via. Nella mia vita ho avuto famigliarità con la depressione e con malattie mentali, sia per esperienza diretta che per esperienza di alcuni parenti. In alcuni dei miei momenti più bui mi sono rivolta a Santa Teresa, l’unica santa che – all’epoca – sentivo potesse comprendermi. La sua intercessione fu sempre potente e rapida.

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