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“Il servizio è lo stile di vita cristiano”

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«Non siamo chiamati a servire ogni tanto, ma a vivere servendo». Papa Francesco celebra la messa per poche centinaia di fedeli, radunati nella chiesa dell’Immacolata Concezione a Baku, la capitale dell’Azerbaigian, ultima tappa del suo breve viaggio nel Caucaso dov’è arrivato in volo questa mattina dalla Georgia. La prima chiesa cattolica che portava questo nome, costruita nel 1912, venne distrutta dai bolscevichi nel 1931. Giovanni Paolo II nel 2002 celebrò messa in una piccola palestra. Dopo la sua visita, l’allora presidente Heydar Aliyev decise di destinare un terreno per la costruzione di una nuova chiesa. È sorta così l’attuale edificio, consacrato nel 2007 dall’allora cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone. La chiesa, che può contenere circa trecento persone fa parte del Centro Salesiano. Francesco celebra in lingua inglese, un gruppo di filippini anima la liturgia. 

«La fede, che è un dono di Dio e va sempre chiesta – dice il Papa nell’omelia – va anche coltivata da parte nostra. Non è una forza magica che scende dal cielo, non è una “dote” che si riceve una volta per sempre, e nemmeno un super-potere che serve a risolvere i problemi della vita. Perché una fede utile a soddisfare i nostri bisogni sarebbe una fede egoistica, tutta centrata su di noi».  

Francesco ha spiegato che «la fede non va confusa con lo stare bene o col sentirsi bene, con l’essere consolati nell’animo perché abbiamo un po’ di pace nel cuore. La fede è il filo d’oro che ci lega al Signore, la pura gioia di stare con Lui, di essere uniti a Lui; è il dono che vale la vita intera, ma che porta frutto se facciamo la nostra parte». 

«E qual è la nostra parte? – si è chiesto Bergoglio – Gesù ci fa comprendere che è il servizio. Nel Vangelo, infatti, il Signore fa subito seguire alle parole sulla potenza della fede quelle sul servizio. Fede e servizio non si possono separare, anzi sono strettamente collegati, annodati tra di loro». Per spiegarsi Francesco ha utilizzato un’immagine molto familiare ai fedeli presenti, «quella di un bel tappeto: i vostri tappeti sono delle vere opere d’arte e provengono da una storia antichissima». 

Anche la vita cristiana «va ogni giorno pazientemente intessuta, intrecciando tra loro una trama e un ordito ben definiti: la trama della fede e l’ordito del servizio. Quando alla fede si annoda il servizio, il cuore si mantiene aperto e giovane, e si dilata nel fare il bene. Allora la fede, come dice Gesù nel Vangelo, diventa potente e fa meraviglie». 

Francesco ha quindi spiegato che cosa sia il servizio. «Possiamo pensare che consista solo nell’essere ligi ai propri doveri o nel compiere qualche opera buona. Per Gesù – ha aggiunto – è molto di più. Egli ci chiede, anche con parole molto forti, radicali, una disponibilità totale, una vita a piena disposizione, senza calcoli e senza utili». 

Dunque, «non siamo chiamati a servire solo per avere una ricompensa, ma per imitare Dio, fattosi servo per nostro amore. E non siamo chiamati a servire ogni tanto, ma a vivere servendo. Il servizio è allora uno stile di vita, anzi riassume in sé tutto lo stile di vita cristiano: servire Dio nell’adorazione e nella preghiera; essere aperti e disponibili; amare concretamente il prossimo; adoperarsi con slancio per il bene comune». 

«Chi è tiepido – ha detto ancora il Papa – vive per soddisfare i propri comodi, che non bastano mai, e così non è mai contento; poco a poco finisce per accontentarsi di una vita mediocre. Il tiepido riserva a Dio e agli altri delle “percentuali” del proprio tempo e del proprio cuore, senza mai esagerare, anzi cercando sempre di risparmiare. Così la sua vita perde di gusto: diventa come un tè che era veramente buono, ma che quando si raffredda non si può più bere». 

Ma Bergoglio ha parlato anche di una «seconda tentazione», nella quale si può cadere «non perché si è passivi, ma perché si è “troppo attivi”: quella di pensare da padroni, di darsi da fare solo per guadagnare credito e per diventare qualcuno. Allora il servizio diventa un mezzo e non un fine, perché il fine è diventato il prestigio; poi viene il potere, il voler essere grandi». 

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