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Gli incredibili aneddoti su padre Pio e il suo angelo custode

Aleteia - pubblicato il 02/10/16


In calce alla lettera, il parroco di Pietrelcina scrisse questo attestato:
«Pietrelcina, 25 agosto 1919. Attesto io qui sottoscritto sotto la santità del giuramento, che Padre Pio, dopo ricevuta la presente, me ne spiegò letteralmente il contenuto. Interrogato da me come avesse potuto leggerla e spiegarla, non conoscendo neppure l’alfabeto greco, mi rispose: Lo sapete! L’angelo custode mi ha spiegato tutto».

* * *

Dalle lettere di Padre Pio si conosce che il suo Angelo Custode lo svegliava ogni mattina per sciogliere insieme le lodi mattutine al Signore:
«La notte ancora al chiudersi degli occhi vedo abbassarsi il velo ed aprirmisi il paradiso; ed allietato da questa visione dormo in un sorriso di dolce beatitudine sulle labbra e con una perfetta calma sulla fronte, aspettando che il mio piccolo compagno della mia infanzia venga a svegliarmi e cosí sciogliere insieme le lodi mattutine al diletto dei nostri cuori» (Ep. 1, p. 308).

Sempre nelle lettere di Padre Pio ci si imbatte in un episodio in cui il Santo si lamenta con il suo Angelo Custode: «Ne mossi lagnanza all’angiolino, e questi dopo avermi fatta una bella predichina, soggiunse: “Ringrazia Gesù che ti tratta da eletto a seguire lui da vicino per l’erta del Calvario; io vedo, anima affidata alla mia cura da Gesù, con gioia e commozione del mio interno questa condotta di Gesú verso di te. Credi tu forse che sarei così contento, se non ti vedessi così abbattuto? Io che nella carità santa molto desidero il tuo vantaggio, godo sempre più nel vederti in codesto stato. Gesù permette questi assalti al demonio, perché la sua pietà ti rende a sé caro e vuole che tu lo rassomigli nelle angosce del deserto, dell’orto e della croce.
Tu difenditi, allontana sempre e disprezza le maligne insinuazioni e dove le tue forze non potranno arrivare non ti affliggere, diletto del mio cuore, io sono vicino a te”» (Ep. 1, p. 330-331).

Sempre dal suo epistolario si evince che Padre Pio affida all’angelo custode il compito di andare a consolare le anime afflitte: «Lo sa il buon angelo mio custode, a cui tante volte gli ho andato il delicato ufficio di venirvi a consolare» (Ep.1, p. 394). «Inoltre offrite a gloria di sua divina maestà il riposo che state per prendere e non dimenticate mai l’angelo custode che sempre è con voi, non lasciandovi mai, per qualsiasi torto possiate voi fargli. O ineffabile bontà di questo nostro buono angelo! Quante volte ahimé! l’ho fatto piangere per non aver voluto assecondare i suoi voleri che erano pur quelli di Dio! Ci liberi questo nostro fedelissimo amico da ulteriori infedeltà» (Ep.II, p. 277).

* * *

Di seguito è riportato lo stralcio di una estasi avuta da Padre Pio nel convento di Venafro il 29 novembre 1911, nel quale il Santo parla con il suo Angelo Custode:
«„, Angelo di Dio, Angelo mio… non sei tu a mia custodia?… Dio ti ha dato a me! Sei creatura?… o sei creatura o sei creatore… Sei creatore? No. Dunque sei creatura ed hai una legge e devi ubbidire… Devi stare accanto a me, o lo vuoi o non lo vuoi… per forza…E si mette a ridere… che c’è da ridere? … Dimmi una cosa… me lo devi dire… chi era ieri mattina qui presente?… e si mette a ridere… me lo devi dire… chi era?… o il Lettore o il Guardiano… ebbene dimmelo… era forse il loro segretariuccio?… ebbene rispondi… se non rispondi, io dirò che era uno di quegli altri quattro… E si mette a ridere… un Angelo si mette a ridere!… dimmelo dunque… non ti lascerò, finché non me l’avrai detto…Se no, lo domando a Gesú… e poi te lo senti!… Tanto non lo domando a quella Mammina, a quella Signora… che mi guarda torva… sta lí a far la contegnosa!… Gesú, non è vero che la Madre tua è contegnosa?… E si mette a ridere!…Dunque, signorino (il suo angelo custode), dimmi chi era… E non risponde … sta lí… come un pezzo fatto apposta… Lo voglio sapere… una cosa ho domandato a Te e sono qui da tanto tempo… Gesú, dimmelo Tu…E ci voleva tanto a dirlo, signorino!… m’hai fatto ciarlar tanto!… sí sí il Lettore, il Lettorino!… ebbene Angelo mio, lo salverai dalla guerra che gli prepara quel birbaccione? lo salverai? … Gesú, dimmi, e perché permetterlo? … non me lo vuoi dire?… me lo dirai… se non apparisci piú, bene… ma se verrai, ti dovrò stancare… E quella Mammina… sempre con 1a coda dell’occhio… ti voglio guardare in faccia… mi devi guardar bene… E si mette a ridere… e mi volta 1e spalle… sí sí ridi… Io so che mi vuoi bene… ma mi devi guardar chiaro.
Gesú, perché non glielo dici alla Mamma tua?… ma dimmi, sei Gesú?… di’ Gesú!… Bene! se sei Gesú, perché 1a tua Mammina mi guarda in quel modo?… Io voglio sapere!…Gesú, quando vieni un’altra volta, ti devo domandare certe cose… tu le sai… ma per ora te le voglio accennare… Che erano stamane quelle fiamme al cuore?… se non era Rogerio (P. Rogerio era un frate che si trovava a quel tempo nel convento di Venafro) che mi strinse forte… poi anche il Lettore… il cuore voleva fuggire… che era?… forse voleva andare a passeggio?… un’altra cosa… E quella sete?… Dio mio… che era? Stanotte, quando s’andarono il Guardiano ed il Lettore, bevvi tutta la bottiglia e la sete non si estinse… mi dovorava… e mi straziò fino alla Comunione… che era?… Senti Mammina, non importa che mi guardi cosí .. io ti voglio bene piú di tutte le creature della terra e del cielo… dopo Gesú, s’intende… ma ti voglio bene. Gesú, questa sera verrà quel birbaccione?… Ebbene aiuta quei due che m’assistono, proteggili, difendili… lo so, ci sei Tu… ma… Angelo mio, sta’ con me! Gesú un’ultima cosa… fatti baciare… Bene!… che dolcezza in queste piaghe!… Sanguinano… ma questo Sangue è dolce, è dolce… Gesú, dolcezza… Ostia Santa… Amore, Amor che mi sostiene, Amore, a rivederci!… ».

* * *

In una lettera scritta da Padre Pio a Raffaelina Cerase il 20 aprile 1915, il Santo esalta l’amore di Dio che ha donato all’uomo un dono così grande come l’Angelo Custode:
«O Raffaelina, quanto consola il sapersi di essere sempre sotto la custodia di un celeste spirito, il quale non ci abbandona nemmeno (cosa ammirabile!) nell’atto che diamo disgusto a Dio! Quanto riesce dolce per 1’anima credente questa grande verità! Di chi dunque può temere l’anima devota che si studia d’amare Gesù, avendo sempre con sé un sí insigne guerriero? O non fu egli forse uno di quei tanti che assieme all’angelo san Michele lassù nell’empireo difesero l’onore di Dio contro satana e contro tutti gli altri spiriti ribelli ed infine li ridussero alla perdita e li rilegarono nell’inferno?

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