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Questo corto animato mi ha aiutato a comprendere la solitudine dei nonni

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di Franco Lanata

Un nonno si sveglia e inizia una nuova giornata. Non esprime motivazione per alcun sogno, né emozioni per qualcosa di interessante in quella giornata o cose del genere. Non si sa se ha o ha avuto una famiglia. Non viene mostrato accompagnato da qualche persona, tranne che da Blobby. Questo misterioso compagno, come si può vedere e come suggerisce il significato del suo nome in inglese, è una sorta di massa strana. La massa simboleggia l’indeterminato. In questo caso permette un ampio ventaglio di possibili interpretazioni.

Il cortometraggio è stato realizzato dall’animatrice canadese Laura Stewart, e nonostante la brevità e la semplicità ha ricevuto vari premi e interpretazioni in diversi festival.

Blobby potrebbe essere la personificazione del ricordo di qualcuno di speciale che non c’è più. Una persona le cui abitudini mattutine, come tirare la catena mentre l’altro si fa la doccia o essere poco attenti a ciò che si beve a tavola, una volta avrebbero potuto infastidire l’anziano, ma il cui ricordo è così forte che sarebbe disposto a sopportare tutto di nuovo per recuperare un po’ della sua presenza. O forse Blobby è la solitudine, realtà paradossale generata dall’assenza ma che può arrivare a costituire o ad essere vista come un tipo di presenza.

Nell’ambiguità dei possibili significati presenti nel cortometraggio, si possono percepire alcune verità innegabili. Una potrebbe essere espressa in questo modo: dall’amore nasce il colore della vita. Nel breve momento in cui l’anziano decide di interagire con il suo misterioso compagno condividendo un po’ della sua colazione, nasce un ambiente allegro che si esprime in un ballo tra suoni e colori. All’improvviso, però, tutto finisce, come uno spettacolo di stelle fugaci, come la fine di un sogno quando ci si sveglia e si deve affrontare la realtà della vita. Una dura realtà che l’anziano esprime con il suo sospiro stanco e nostalgico. Blobby se ne va, e l’anziano lo ricorda facendo una figura che lo rappresenta con il cibo che ha nel piatto.

“Davvero la vecchiaia tante volte è un po’ brutta, eh?”, ha detto papa Francesco in un’omelia. “Per le malattie che porta e tutto questo, ma la sapienza che hanno i nostri nonni è l’eredità che noi dobbiamo ricevere. Un popolo che non custodisce i nonni, un popolo che non rispetta i nonni, non ha futuro, perché non ha memoria, ha perso la memoria. (…) Ci farà bene pensare a tanti anziani e anziane, tanti che sono nelle case di riposo, e anche tanti – è brutta la parola, ma diciamola – abbandonati dai loro. Sono il tesoro della nostra società”.

Questo video sensibilizza tutti sulla realtà della vecchiaia, ci aiuta a saper valorizzare e apprezzare diversi doni che Dio mette nella nostra vita, come la salute e le amicizie, e ci porta a ricordare che la nostra carità cristiana dev’essere vissuta soprattutto nei confronti dei più fragili e bisognosi. Come ci rapportiamo ai nostri nonni? Come viviamo il quarto comandamento?

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

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