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Come possono convivere Apocalisse e futuro del cosmo?

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Un modo c’è. Il libro va colto nei suoi significati simbolici e non letterali. Mentre le ipotesi scientifiche sul futuro del cosmo vanno ben distinte dall’eschaton

Come far convivere Apocalisse e futuro del cosmo? E’ possibile incrociare due tesi, quella della religione e quella della scienza che appaiono radicalmente opposte?

Prova a farle dialogare Simone Morandini in “Evoluzione e creazione” (edizioni Messaggero Padova), spiegando, innanzi tutto, che «osservazioni recenti circa la velocità di allontanamento delle galassie suggeriscono piuttosto che l’espansione stia accelerando e che dunque non sia ragionevole prevedere alcuna inversione: un’ipotesi che sembra disegnare scenari di densità di materia decrescente per il nostro universo».

La vita biologica pare destinata a una fine, non per quanto possiamo attualmente sapere, nell’esplosione finale del Big Crunch, ma piuttosto in un universo a bassa densità. La fisica, insomma, lascia ben poche speranze ai viventi per il remoto futuro cosmico.

LA SCIENZA ESIGE CERTEZZE

La teologia cristiana, osserva Morandini, deve essere consapevole che l’interazione con il discorso scientifico esige anche il riconoscimento delle sue caratteristiche di rigore.

La logica della conoscenza scientifica si basa su ciò che è sperimentale e dimostrabile: essa non può che pensare il futuro del cosmo come interrogativo su cui non è disponibile alcuna definitiva certezza per orientare la nostra esistenza. Se, per di più, gli scenari scientificamente possibili appaiono tutti sconfortanti, occorrerà ripensare una domanda di senso che dovrà indirizzarsi ad altri livelli.

TEOLOGIA E MILLENARISMI

La tradizione teologica cristiana sa bene che un discorso sul futuro non può esprimersi in una logica millenaristica come pretesa di descrivere le forme fattuali del futuro, ma nell’espressione simbolica di un senso promesso e atteso. Se, cioè, la teologia è chiamata a pensare il cosmo teologicamente, nella sua relazione a Dio ciò sarà particolarmente per il futuro.

LE INCERTEZZE DEL CRISTIANESIMO

Neppure nelle sue fasi iniziali, del resto, la tradizione cristiana offre una elaborazione organica o la chiarezza di una risposta senza ombre circa il futuro incerto o la sofferenza umana e cosmica; la fede non è eliminazione dell’enigma, che renderebbe tutto trasparente. Alla domanda su tempi e momenti della storia futura, Gesù stesso ribadisce che non è dato di conoscerli (Atti 1,7) e anche la numerologia dell’apocalittica va interpretata come costellazione simbolica, non come calendario escatologico.

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