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Colombia, la storica firma di pace

Vatican Insider - pubblicato il 27/09/16

La pace è stata firmata. È una giornata storica quella vissuta ieri a Cartagena. La giornata che ha siglato ufficialmente l’accordo di pace in Colombia tra il Governo e Farc: un atto che conclude cinquantadue anni di guerra. Erano presenti migliaia di invitati provenienti da tutto il mondo e tra questi c’era il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon. Tutti i protagonisti erano vestiti di bianco e hanno posto la loro firma sulle trecento pagine dell’accordo. Il presidente colombiano Juan Manuel Santos, commosso, ha detto: «È finita l’orribile notte della violenza». Mentre il capo delle Farc, Rodrigo Londoño Echeverri, detto “Timochenko” ha chiesto «perdono ai colombiani per tutto il dolore che abbiamo causato. Nessuno abbia dubbi: siamo in cammino per fare politica senza armi. Prepariamoci tutti a disarmare le menti e i cuori».

Poco prima della cerimonia della firma, nella vicina chiesa di san Pedro Claver, il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, ha presieduto una veglia di riconciliazione. E ha detto: «Il Santo Padre ha seguito con grande attenzione gli sforzi di questi ultimi anni alla ricerca della concordia e della riconciliazione. Diverse volte li ha incoraggiati, senza prendere parte alle soluzioni concrete che sono state negoziate, e sulle quali decideranno, in modo libero, consapevole e in coscienza, gli stessi cittadini. Il Papa ha sempre promosso il rispetto dei diritti umani e dei valori cristiani, che si trovano al centro della cultura colombiana».

«Credo che tutti noi che siamo qui presenti – ha aggiunto Parolin – siamo coscienti che, in fondo, siamo sì alla conclusione di un negoziato, ma anche all’inizio di un processo, ancora aperto, di cambiamento, che richiede l’apporto e il rispetto di tutti i colombiani».

Il cardinale ha ricordato che « Il metodo più sicuro per dare inizio ad un futuro migliore è ricostruire la dignità di chi soffre e per fare questo è necessario avvicinarglisi senza alcun indugio, fino al punto da identificarsi con lui. In altre parole, la pace che anela la Colombia va oltre il pur necessario perfezionamento di determinate strutture o convenzioni, e trova il suo centro nella ricostruzione della persona: di fatto, le cause profonde del conflitto che negli ultimi decenni ha lacerato questo Paese si trovano nelle ferite del cuore».

Parolin ha detto che «si può costruire un futuro diverso, nel quale convivere senza massacrarsi e nel quale si mantengano convinzioni diverse, nella cornice del rispetto delle regole democratiche, della dignità umana e della tradizione cattolica di questa grande nazione». Il cardinale ha concluso riproponendo una versione della pagina evangelica delle Beatitudini applicata al popolo colombiano: «Beati i colombiani che lavorano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i colombiani perseguitati per la giustizia, perché di essi è il Regno dei Cieli».

Il processo di pace non può ancora dirsi compiuto: domenica 2 ottobre sarà il popolo chiamato a votare sull’accordo. I sondaggi danno in testa il fronte favorevole, ma il clima politico è molto teso, data la campagna contraria condotta dagli ex presidenti Uribe e Pastrana.

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