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Tra Bibbia e preghiera: così Bruce Springsteen canta la sua profonda fede

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©Antonio Scorza/Shutterstock.com

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 26/09/16

Compie 67 anni il Boss della musica mondiale, che ha bagnato di fede i suoi principali successi

“A volte mi sento come un cattolico in fuga, ma…”.

– Ma?

Se sei cattolico lo resti per sempre. E non potrebbe essere altrimenti, se fin da bambino sei abituato ad ascoltare preghiere. E poi, nei miei brani, c’è tanta Bibbia, tanto Vecchio Testamento

A Famiglia Cristiana (22 maggio 2013) il “boss” della musica rock confessava ancora una volta il suo legame viscerale con la religione e Dio.

Eppure Bruce Springsteen, che il 23 settembre spegne 67 candeline, soprattutto agli inizi, come ricordava l’Osservatore Romano (12 gennaio 2014) è decisamente più cupo. Nonostante ciò’ si avverte tuttavia la tensione, l’inquietudine verso una salvezza che non sempre può arrivare dagli uomini. Ciò è particolarmente evidente in Darkness on the Edge of Town (1978) dove afferma «sono un uomo e credo in una terra promessa». E ancora in The River (1980), quando in Drive all Night si spinge a una sorta di preghiera: «E vorrei che Dio mi mandasse una parola / mi mandasse qualcosa da aver paura di perdere»; così come in Nebraska (1982), dove si coglie un’implorazione in quel «liberami dal nulla».

EDUCAZIONE CATTOLICA

Tutto sembra più evidente dopo l’uscita di Tunnel of Love, nel 1987, quando la rivista Rolling Stone sottolineava che poteva essere «chiaramente percepita l’educazione cattolica ricevuta da Springsteen; i protagonisti pregano ripetutamente di essere liberati dal male, le storie d’amore sono presentate come una manifestazione della grazia divina».

FALLIMENTO E LUCE

Springsteen ha appena divorziato, avverte il fallimento, e in Brilliant Disguise (1987) ammette: «Stanotte nel nostro letto freddo / mi sono perso nell’oscurità del nostro amore / Dio abbia pietà dell’uomo / che non dubita di ciò di cui è sicuro». Anche se poi, raccontando l’incubo del protagonista di Cautious Man (1987), torna un’immagine tutt’altro che di tenebra: «Ai bordi del letto spostò i capelli del viso di sua moglie / mentre la luna illuminava la sua pelle così bianca / Riempiendo la loro stanza con la bellezza della luce di Dio».

INNO DI GIOIA

E se i dubbi sembrano tornare in Human Touch (1992), dove non si trovano parole di pietà e di perdono di un dio sopra di noi e tuttavia si coglie un’aspirazione alla pace e alla speranza, in Living Proof, brano dell’album Lucky Town (1992), la gioia della paternità esplode quasi in un inno gioioso: «Una notte d’estate in una stanza buia / entrò una minima parte della luce eterna del Signore / urlando come se avesse inghiottito la luna accesa / Nelle braccia di sua madre c’era tutta la bellezza possibile / Come le parole mancanti di una preghiera / che non sarei mai riuscito a inventare / in un mondo così duro e sporco così disonesto e confuso/ in cerca di un po’ della misericordia di Dio / ho trovato la prova vivente».

L’ATTENTATO ALLE TORRI GEMELLE

Ma, come accennato, è in The Rising (2002) che il messaggio si fa netto e inequivocabile, e assume una valenza in qualche modo redentiva.


E così nel fuoco che avvolge il World Trade Center colpito a morte l’11 settembre 2001 si intravede una luce. Nel brano Into the Fire le parole fede, speranza e amore accompagnano il protagonista, un pompiere «sparito nella polvere». E se la pioggia si trasforma in una lacrima che scende dal cielo in Waitin’ on a Sunny Day, sicuramente si può aspettare «un giorno di sole / per cacciare via le nuvole». E in My City of Ruins si può esortare «Avanti, sorgi!» e pregare per averne la forza: «Con queste mani / prego Signore / prego per la forza, Signore / con queste mani / prego per la fede, Signore / preghiamo per il tuo amore, Signore / preghiamo per i perduti, Signore / preghiamo per questo mondo, Signore / preghiamo per la forza».

AFFIDAMENTO A DIO

Mentre nel brano che dà il titolo all’album si affaccia una visione: «Ci sono spiriti sopra e dietro di me / facce diventate nere, occhi che bruciano e splendono / Possa il loro sangue prezioso legarmi / Signore, quando mi troverò davanti alla tua luce ardente».

Una preghiera che nel protagonista di Countin’ on a Miracle (2002) si trasforma in affidamento a Dio, sperando in un miracolo.

MARIA E GESU’

Nel 2005 con Devils & Dust, Springsteen torna a sonorità del passato, e pure i testi riecheggiano i temi ambivalenti della disperazione e della ricerca di vie d’uscita dall’inferno della realtà. Ma anche qui, in un mondo che sembra «abbandonato da Dio», con Jesus Was an Only Son l’autore ritrova un’autentica ispirazione religiosa. E parla di Maria, madre di Gesù, e del suo stare accanto al figlio «lungo il cammino che si tingeva del suo sangue».

LA BIBBIA

In High Hopes (2014) in tutto il mondo, Springsteen non rinuncia a citare la Bibbia. Lo fa nel brano Heaven’s Wall, dove, in un levarsi di braccia verso il cielo, i riferimenti alle sacre scritture sono evidenti nei versi sopra riportati e in quelli che evocano Giona nel ventre della balena e la samaritana al pozzo di Sicàr. Ma anche in altri brani il Boss si affida a un contesto religioso non meno evidente. Come in Hunter of Invisible Game, dove invita a pregare per se stessi, perché non si «cada quando l’ora della salvezza arriverà per tutti noi»; o in This is Your Sword, dove, dopo aver parlato di «un mondo pieno della bellezza dell’opera di Dio» minacciato dalle tenebre, invita a non cedere.

L’IMMAGINARIO CATTOLICO

Rispondeva così nel 2005 Spingsteen, in un’intervista di Beppe Severgnini per la Rai e il Corriere della Sera: «Io credo che nei primi dodici anni accumuliamo le immagini che ci accompagneranno per tutta la vita. Io frequentavo una scuola cattolica. L’anima non è un’astrazione per un bambino. E’ molto reale. La prendi alla lettera. E l’immaginario cattolico, così come la Bibbia, è un modo straordinario di esprimere il viaggio dell’uomo, dello spirito umano. Io ritorno a quelle immagini d’istinto».

“RACCONTI DI POESIE”

Anche La Civiltà Cattolica nell’ottobre 2002 dedicava al Boss un lungo articolo di padre Antonio Spadaro dal titolo “La risurrezione” di Bruce Springsteen.

Attraverso le sue canzoni – che Spadaro definisce «racconti in forma di poesia» – Springsteen parla della vita autentica, sempre con una forte connotazione sociale che affonda non solo nella Bibbia che ha conosciuto negli anni giovanili della sua formazione, ma anche nelle opere dei grandi scrittori anglosassoni come Flannery O’Connor, Cormac McCarthy e John Steinbeck.

LA FEDE E LA QUOTIDIANITA’

A proposito del suo disco The Rising – ricorda Spadaro in un articolo pubblicato su Vita Pastorale – Springsteen ha affermato in un’intervista alla rivista rock Uncut: “Io penso che le canzoni facciano appello a una sovrapposizione sfumata di queste idee: il religioso e la vita quotidiana devono in certo qual modo fondersi”, per cui egli afferma di muoversi “verso un immaginario religioso per spiegare l’esperienza”.

«Qui – sottolinea Spadaro – intendo far notare proprio come l’ispirazione del Boss sia ricca di figure, termini e simboli di significato religioso e con una forte connotazione di liberazione. Il suo immaginario fa frequente riferimento alle immagini, ai simboli della fede cristiana e alle storie della Bibbia, fino alla citazione letterale. Nel 1980, del resto, disse: “Ho letto la Bibbia. Ho provato a leggerla per un po’ di tempo un anno fa. Era qualcosa di grande. È affascinante. Grandi storie”».

I FANS E LA RELIGIONE

L’articolazione dell’immaginario biblico-cristiano, prosegue il direttore di Civiltà Cattolica, «è tale che prescindere dalla consapevolezza della sua presenza significa non cogliere appieno il senso della sua produzione musicale. Daniel Cavicchi per la Oxford University Press ha pubblicato uno studio accademico sul significato della passione dei fans di Springsteen per il loro “idolo”. Giunge, tra l’altro, a questa conclusione: esiste un legame stretto tra l’appassionarsi per il Boss e la conversione di tipo religioso».

«Uno dei motivi per cui ciò accade è che “le canzoni di Springsteen contengono molti riferimenti alla rinascita spirituale e al rinnovamento interiore“. Dunque la sua musica – chiosa Spadaro – sarebbe religiosa in radice e richiamerebbe per sé un’attenzione di tipo religioso».

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