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La Segreteria per la Comunicazione ha il suo statuto

Vatican Insider - pubblicato il 22/09/16

La Segreteria vaticana per la Comunicazione ha il suo statuto. Papa Francesco ha approvato «ad experimentum» per tre anni, lo scorso 6 settembre, il documento che fornisce il quadro giuridico del nuovo Dicastero nato a giugno del 2015 e guidato da monsignor Dario Edoardo Vigano (presidente) e monsignor Lucio Adrian Ruiz (segretario). Cinque le direzioni (solo il responsabile della direzione editoriale deve essere ancora nominato), italiano come lingua ufficiale, collaborazione con tutti i dicasteri della Curia e in particolare con la Segreteria di Stato, responsabilità per il nuovo sito web della Santa Sede e per gli account del Papa sui social media. I mass media vaticani, che a regime saranno abrogati, confluiranno, «nei tempi e secondo le modalità stabilite o da stabilire», nel nuovo dicastero che, grazie allo statuto, a cui seguirà prossimamente un regolamento operativo, può ora entrare pienamente in funzione.

La Segreteria per la Comunicazione, ricorda lo statuto che entra in vigore con la pubblicazione odierna, è nata con il motu proprio del Papa «L’attuale contesto comunicativo» del 27 giugno 2015. Nel nuovo Dicastero, con sede a via della Conciliazione 5, «nei tempi e secondo le modalità stabilite o da stabilire, confluiranno gli organismi che lo stesso documento pontificio ha indicato, ovvero: il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, la Sala Stampa della Santa Sede, il Servizio Internet Vaticano, la Radio Vaticana, il Centro Televisivo Vaticano, L’Osservatore Romano, la Tipografia Vaticana, il Servizio Fotografico e la Libreria Editrice Vaticana». A quel punto queste entità «saranno abrogate». La Segreteria per la Comunicazione «assumerà altresì il sito web istituzionale della Santa Sede e la titolarità della gestione nelle reti sociali della presenza del Romano Pontefice».  

Nel compimento delle proprie funzioni, la Segreteria per la Comunicazione, spiega lo statuto, «agisce in collaborazione con i restanti Dicasteri competenti, in ragione della materia ed in particolare con la Segreteria di Stato». Il nuovo Dicastero è dotato «di risorse umane e materiali adeguati, proporzionati alle sue funzioni istituzionali, entro i limiti stabiliti dalla sua tabella organica». 

«La lingua di lavoro utilizzata dalla Segreteria per la Comunicazione è l’italiano», si legge ancora nel documento. Tutti i documenti, i dati e le informazioni in possesso della Segreteria per la Comunicazione sono coperti dal segreto d’ufficio. 

Il prefetto, coadiuvato dal segretario, «regge, dirige e sovraintende all’attività del Dicastero e rappresenta la Segreteria per la Comunicazione anche nei rapporti con entità esterne alla Santa Sede». 

La Segreteria per la Comunicazione, chiarisce lo statuto, è articolata in cinque direzioni: direzione per gli affari generali (Paolo Nusiner e Giacomo Ghisani), direzione della Sala stampa della Santa Sede (Greg Burke e Paloma García Ovejero), direzione tecnologica (Francesco Masci), direzione teologico pastorale (Nataša Govekar) e direzione editoriale, ancora vacante, che avrà la responsabilità dell’indirizzo e il coordinamento di tutte le linee editoriali di competenza del dicastero, dello sviluppo strategico delle nuove forme di comunicazione e dell’integrazione efficace dei media tradizionali con il mondo digitale. Ogni direzione dipende dal Prefetto e dal Segretario e «sono paritetiche nell’esercizio della loro attività». Inoltre, «il Prefetto potrà proporre alla Superiore Autorità, per il tramite della Segreteria di Stato, l’istituzione di altre entità o di enti collegati con la Santa Sede, connessi alla Segreteria per la Comunicazione, al fine di salvaguardare particolari esigenze di natura giuridica, editoriale o economica che le singole attività della Segreteria per la Comunicazione dovessero presentare nello svolgimento delle relative funzioni».  

La Segreteria per la Comunicazione «predispone il proprio Regolamento a norma di quanto disposto dal Regolamento Generale della Curia Romana». 

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