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Il catechismo per bambini utile agli adulti

© ANTOINE MEKARY / ALETEIA

La Croce - Quotidiano - pubblicato il 22/09/16

Sorge allora il sospetto che le domande dei bambini, domande grandi, siano in realtà perfino più di un utile pretesto per gli adulti, molto più di quando i genitori ripassano le tabelline con la scusa di doverle insegnare ai figli: le domande grandi dei bambini sono una condizione necessaria per accogliere il cuore della rivelazione cristiana.

Che differenza c’è tra l’uomo e la scimmia? Perché c’è l’universo? Con la scienza si può conoscere tutto? Perché Dio ha scelto un popolo? Perché Dio non si è fatto conoscere tutto d’un colpo? Perché Gesù è dovuto venire in mezzo a noi? Ma insomma questo Dio è uno o sono tre? Perché si fa il battesimo? Ecco le domande che gli autori, forti di anni e decenni di catechesi ai “piccoli” hanno voluto raccogliere in questo agile volumetto, impreziosito dalle belle illustrazioni di Andrea Pucci. Ovviamente a chiunque compri un “catechismo per la prima comunione” balza agli occhi che mancano proprio le domande che più si aspettava (per esempio “Come fa Gesù a stare in ogni ostia?” e “come facciamo a non fargli male se mordiamo l’ostia consacrata e Lui sta là dentro?”): in effetti le domande scelte da Botta e Lonardo costituiscono un arco teologico più individuabile secondo i canoni classici della “prima catechesi”, insomma un moderno e fanciullesco “de catechizandis rudibus”. Sono domande che configurano una iniziazione cristiana, e hanno quindi uno spettro più ampio di una “sintesi della dottrina eucaristica ad uso dei bambini”.

Una scelta d’impianto che merita un plauso e un’immediata domanda: «E il resto?» Poi uno guarda la copertina e capisce che si tratta di un primo volume, l’altro – a domanda hanno risposto gli autori – verrà pubblicato tra un anno. La scelta di partire dalle domande dei bambini è quindi non solo finalizzata alla brevità e alla semplicità (che pure sono due grandi pregi di un catechismo), ma pure all’ambizioso disegno di costruire quella che da un paio di secoli a questa parte si chiama “teologia fondamentale” (anzi, una teologia fondamentale che accolga al proprio interno una teologia dogmatica, come nell’antica tradizione patristica, quando la sacra dottrina era forse meno articolata ma sicuramente più fluida e coesa).

Allora si gira pagina aspettandosi di cominciare da “che differenza c’è tra l’uomo e la scimmia?” e si trova invece un’altra serie di domande, questa non corredata da numeri di pagina, che sono invece esplicitamente indirizzate ai catechisti: Se Dio ha creato il mondo, chi ha creato Dio? Io ho paura che Dio non esiste! Ma siamo sicuri che la nostra religione è quella vera? Dio sa il mio nome? Se l’uomo è stato creato da Dio, e io, mamma, ci credo davvero, perché c’è stato anche l’australopiteco? Mamma, ma se tu muori, puoi amarmi ancora? Se Dio è amore, perché ha mandato a morire suo figlio e non è venuto lui? Dov’ero quando tu, papà, eri ancora piccolo? Quale sensazione si prova quando diventi padre? Perché esiste l’odio? Perché Gesù è dovuto nascere per forza? Perché Gesù vuole che lo mangiamo?

E gli autori mostrano ai catechisti da quale gilda di domande ficcanti e talvolta dolorose sia venuto fuori il volumetto che hanno in mano: queste non sono in ordine, ovvero sono in ordine sparso, e se non ne emerge la nitidezza di un progetto è un’altra cosa a colpire l’intelligenza – la perfetta coincidenza di spazio e tempo, la percezione non confusa di una potente trama unitaria che unisce la grande storia, quella cosmica e quella umana, alla piccola storia, fatta di affetti ancestrali e di paure archetipiche. Per i bambini il timore di perdere l’amore di chi li ama da sempre è complanare alla domanda filosofica sulla provvidenza che regge il mondo, e la paternità di Dio si rispecchia in quella dei genitori con un’analogia segnata da una dolce soluzione di continuità.

«Troverete al termine di questo volume ulteriori riflessioni sui criteri con cui lo abbiamo scritto – avvertono gli autori –. Vorremmo prima, però, che lo leggeste così com’è, perché un libro non dipende dalle sue introduzioni». Ci sentiamo un po’ colpevoli, davanti a padre Botta e a don Lonardo, per aver indugiato tanto sulle prime pagine, a mo’ di introduzione, ma ci scuseremo volentieri fingendoci anche noi bambini, perché la meraviglia è la cosa più meravigliosa del mondo, e quando ci stupiamo dello stupore dei bambini sentiamo che anche la nostra testa torna incandescente e magmatica come quelle, bulbose, dei bambini, in cui «tutte le cose vengono rifatte e l’universo è rimesso alla prova».

La sensazione è che Dio stesso, ogni volta che si risponde alle “domande grandi dei bambini” venga rimesso alla prova, e che volentieri l’Onnipotente si distenda sul lettino operatorio per farsi vivisezionare dalle acuminate intelligenze dei Suoi preferiti. Per godere della loro gioia quando viene da loro trovato vivente, vivo e vivificante.

Così in apertura viene affrontata una delle questioni che per molti “grandi” significa invece la crisi della fede, il crollo della fede in una trascendenza: l’uomo primitivo che, dice padre Botta ai bambini, «vi interessa moltissimo». E alla domanda implicita, che è sempre un bisturi ficcato nell’immateriale corpo dell’Altissimo, rispondono i fatti, non le teorie: gli uomini sono i soli animali col culto dei morti, sono i soli che disegnano, i soli che cantano. E i bambini vedono subito che per queste semplici e sole cose gli uomini primitivi sono infinitamente più simili a noi che a qualunque scimmia evoluta: «L’anello che separa l’ultimo animale dal primo degli uomini non è un anellino piccolo piccolo, ma un anello grande e pesante come quelli che nei porti servono per tenere ferma una nave».

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bambinicatechismoprima comunione
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