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L’adorazione deve essere divertente?

AFP/GETTY
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"Altrimenti ai ragazzini non può piacere la Messa!" È vero? Ma soprattutto, è questo il suo vero scopo?

“Un Dio senza ira ha portato gli uomini senza peccato in un Regno senza giudizio attraverso il servizio di un Cristo senza una croce” – H. Richard Niebuhr

Consideriamo per un istante queste parole di Niebuhr. Come immaginereste l’adorazione? Come quella di questo video? E la musica liturgica?


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Sì, forse questi video sono inappropriati. La satira potrebbe fare un po’ male, perché in fondo prende spunto dalla verità. Alcuni liceali cattolici mi hanno detto che una volta la messa mattutina del mercoledì, che inizia sempre con “Our God Is an Awesome God”, è iniziata in ritardo perché non si riusciva a trovare qualcuno che dirigesse gli studenti nelle fondamentali “mosse delle mani” che accompagnano la canzone. “Senza di quelle ai ragazzini non può piacere la Messa!”

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Qualsiasi cosa facciamo per attirare i giovani, difficilmente li tratterrà. Un motivo è che non possiamo usare i metodi del mondo per sconfiggere il mondo, giochiamo fuori casa. Ci prendiamo in giro se pensiamo di poter raggiungere o addirittura superare gli stimoli offerti da concerti pop e videogiochi. E non riusciremo a trattenere i giovani che abbiamo inizialmente attirato perché non li aiutiamo a diventare dei cristiani maturi e che hanno preso un impegno serio con Dio. Non possiamo vincere il futuro dei nostri ragazzi esaltando le mode e privandoli dell’eredità di cui hanno bisogno (e che meritano). Usiamo degli espedienti che brillano e poi si dissolvono. Theodore Dalrymple ci avvisa che “il nostro problema non è che preserviamo il passato, ma che facciamo veramente poche cose che siano degne di essere preservate”.


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Un tempo i cattolici erano fiduciosi di poter trasmettere ai proprio figli una cultura di fede, con onorabili e sacre radici, una cultura che ha potuto resistere ai periodi di persecuzione. Una cultura degna di essere presentata al mondo intero, anche al costo di sacrificare tutto, anche al prezzo del sangue dei martiri.

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Mi chiedo se si possa dire lo stesso della cultura dei cartelloni e striscioni in cui sono stato catechizzato. E me lo chiedo ancora di più in merito a tutti quegli espedienti riciclati dalla cultura pop, quelle mode, che propiniamo ai nostri giovani in nome dell’evangelizzazione. Crediamo davvero che tra qualche secolo, o anche tra qualche generazione, ci saranno pupazzi di cartapesta e Prime Comunioni alla Star Wars (con tanto di “benedizioni alla spada laser”) nelle cattedrali e catacombe cristiane che verranno trovate? Possiamo davvero guardare alle pratiche di oggi e dire “i nostri grandi santi ci hanno insegnato che ciò che facciamo oggi produrrà i grandi santi di domani!”?

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Ma questa è speculazione, mi direte. Andate da cattolici che conoscete, diciamo tra i 30 e i 55 anni, spiritualmente maturi, teologicamente istruiti e devoti all’Adorazione Eucaristica (sia all’interno della Messa che al suo esterno) e chiedete loro se ciò che li ha fortificati e sostenuti nel loro percorso verso la maturità spirituale siano stati i clown sull’altare o le “passeggiate della fiducia” ai ritiri giovanili.

Alla fine ci stufiamo dei nostri vani tentativi da quattro soldi di conquistare i giovani con qualsiasi cosa che abbia un vago aspetto “di chiesa”. E salviamo le nostre coscienze offrendo ai ragazzi dei diversivi cinetici con sfumature religiose: attività di servizio e apprendimento, viaggi missionari, impegno per la giustizia sociale, ecc. Tutte queste cose vanno benissimo, ma se isolate dai primi tre comandamenti, diventano – sia per i ragazzi che per noi che vogliamo vivere secondo la Verità – la dimostrazione che stiamo fallendo il nostro compito principale, cioè insegnare ai nostri giovani che la loro vocazione umana è quella di imparare a pregare ed adorare. Il primo principio e fondamento di Loyola sostiene che “L’uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore”.

A.W. Tozer scrisse: “Ogni grande opera spirituale, da Paolo ai giorni nostri, è nata da quelle esperienze spirituali che hanno formato adoratori. Se non siamo degli adoratori, siamo semplicemente dei topi religiosi che danzano e si muovono in cerchio. Non andiamo da nessuna parte… Dio vuole degli adoratori, prima di tutto. Gesù non ci ha redenti per fare di noi degli operai; Lui ci ha redenti per fare di noi degli adoratori. E poi, dall’adorazione pura che sgorga dai nostri cuori, provengono le nostre opere. L’adorazione viene prima dell’opera. Dovrebbe essere imposto come assioma il principio che se non adoriamo non possiamo operare in modo accettabile. Lo Spirito Santo può operare solo tramite un cuore che adora. Potremmo fare ciò che facciamo in maniera meccanica e illudere noi stessi con le nostre attività religiose, ma non stiamo facendo altro che prepararci a ricevere, un giorno, una delusione scottante”.


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Ora basta lamentarsi. Ecco alcune alternative: “Hearts on Fire” rende comprensibile ai ragazzi gli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio e la devozione al Sacro Cuore. “Juventutem” guida i giovani in un’adorazione che secoli di santi riconoscerebbero e approverebbero. I tesori tramandati fino a noi dalla Chiesa fondata da Cristo possono sicuramente essere condivisi ai nostri figli, e da loro ai ragazzi futuri. E in questo processo si ergeranno dei santi. Lo crediamo? Se la risposta è negativa, perché? E se invece ci crediamo, cosa possiamo fare praticamente?

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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