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5 motivi per cui “Se Dio vuole” è un film da non perdere

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Ad esempio mostra l'intolleranza di chi predica la tolleranza…

di Ignacio Romero

Non possiamo tornare indietro, il mondo in cui viviamo predica la tolleranza ma ha maturato un’incoerenza di fondo (che rasenta la comicità). Il film che vi proponiamo oggi, «Se Dio Vuole», ritrae in modo geniale ma profondamente umano l’inconsistenza della tolleranza moderna.

Il dottor Tommaso De Luca è uno stimato medico, ateo, con una “famiglia perfetta”: una donna di casa, una figlia un po’ frivola sposata con un ragazzo del suo stesso livello intellettuale, e un figlio, Andrea, che studia anche lui medicina. Tommaso nota che Andrea trascorre molto tempo con un suo amico, e sospetta che suo figlio possa essere omosessuale. Lo ascoltiamo ripetere il refrain tipico della tolleranza moderna: «Dirò pure una banalità, ma quello che conta è amare». Il giorno seguente Andrea dice alla madre che deve annunciare qualcosa di molto importante. Tommaso dà per scontato che le sue supposizioni sia corrette, immaginando che il figlio voglia comunicare il suo orientamento. Tutta la famiglia si mette d’accordo sul fatto di non giudicarlo, ma di sostenerlo. Quella sera lui, la moglie, il genero e la figlia sono seduti su un divano, con Andrea tutto sorridente in piedi di fronte a loro. «Ho deciso di entrare in seminario e diventare sacerdote», dice lui. Tommaso resta senza parole. Dice al figlio che se è felice, allora anche lui lo è. Ma quando il figlio esce di casa, il dott. De Luca perde la testa e inizia a gridare: «Un figlio prete? Sarebbe come fare l’arrotino, lo zampognaro… Io non lo voglio un figlio zampognaro». Dopo una serie di eventi divertenti Tommaso conosce padre Pietro (il responsabile della vocazione del figlio) e impara il significato più profondo della vita.

Il film è esilarante, con uno humor tipicamente italiano, ma è pieno di riferimenti alla nostra umanità: le inquietudini, le paure, i drammi e le gioie di una famiglia come tante rendono questo film un ottimo spunto di riflessione e dibattito di gruppo. Ecco alcuni punti che vogliamo sottolineare:


 


1. L’intolleranza di chi predica la tolleranza

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Tommaso predica tolleranza fino a quando si trova nella situazione da dover mostrare tolleranza anche verso la Chiesa e verso la vocazione di suo figlio. In un certo senso questa potrebbe essere un’immagine della realtà in cui viviamo. Molte volte, quando stiamo parlando con qualcuno, succede che l’altra persona tronca la discussione dicendo: “No, ma tu dici così perché sei cattolico”. È sciocco essere tolleranti su una questione e intolleranti su un’altra. Il film ridicolizza proprio questo atteggiamento. Tommaso ha difficoltà ad accettare la realtà, ma non per un motivazione logica, soltanto a causa delle paure e dei pregiudizi. Grazie a Dio l’amore cambia sempre il nostro modo di pensare.


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2. L’importanza di discernere la vocazione personale

Andrea è un ragazzo che ci aiuta a porci una domanda: ci siamo mai chiesti cosa vuole Dio da ognuno di noi? È ovvio che siamo tutti chiamati a qualcosa, non resta che ascoltare il nostro silenzio interiore e discernere in base ad esso. È quello che fa Andrea, che poi lascia ogni cosa per trovare Dio. Fa paura l’idea di una vita consacrata a Lui, ecco perché spesso questa è un’eventualità che non contempliamo neanche. Ma porsi una domanda non vuol dire prendere una decisione. Se una persona si chiede “ma se fossi proprio io a dovermi consacrare?” non sta prendendo nessuna decisione, si sta soltanto aprendo a ciò che Dio vuole da lui o da lei. Cioè sta dimostrando di voler cercare la santità, di compiere ciò che Dio vuole.

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