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Il Papa: c’è una furbizia cristiana, che non è quella dei truffatori

©Jeffrey Bruno/KAI/CNA/ALETEIA
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C’è anche una furbizia cristiana, una scaltrezza onesta, che però non ha nulla a che vedere con quella del truffatore o dello sfruttatore. Lo ha ricordato Papa Francesco nella messa che ha celebrato questa mattina nella grotta di Lourdes dei giardini vaticani, in occasione dei 200 anni della Gendarmeria vaticana. Bergoglio ha poi riassunto così il compito dei gendarmi: «Si tratta di evitare che si facciano le cose brutte come lo sfruttatore e il truffatore, e di difendere e promuovere l’onestà».

Il Pontefice, riferendosi alle letture bibliche di questa domenica, ha parlato di tre tipi di tre tipi di persona: lo sfruttatore, il truffatore e l’uomo fedele.

Lo sfruttatore è «una persona presa da una forma maniacale di guadagno», la cui «unica divinità è il denaro». A fare le spese del suo agire sono «soprattutto i poveri e gli indigenti, ridotti in schiavitù». Il truffatore è colui «che non ha fedeltà». Ne parla il Vangelo con la parabola dell’amministratore disonesto. «Nella parabola, – dice il Papa – il padrone loda l’amministratore disonesto per la sua furbizia. Ma questa è una furbizia tutta mondana e fortemente peccatrice. Esiste invece una furbizia cristiana, di fare le cose con scaltrezza, ma non con lo spirito del mondo, onestamente. E’ quello che dice Gesù quando invita ad essere astuti come i serpenti e semplici come le colombe: mettere insieme queste due dimensioni è una grazia dello Spirito Santo, una grazia che dobbiamo chiedere».

Il profilo dell’uomo fedele, osserva invece Bergoglio «è colui che segue Gesù, il quale ha dato sé stesso in riscatto per tutti», «uno che sa essere fedele sia nelle cose piccole sia in quelle grandi».

«Qual è dunque, cari fratelli, – si domanda il Papa rivolgendosi ai gendarmi – il vostro compito? «Si tratta di evitare che si facciano le cose brutte come lo sfruttatore e il truffatore, e di difendere e promuovere l’onestà. Il Signore vi sostenga in questo servizio, e la Madonna, Vergine Fedele, vi accompagni».

Dal canto suo, Domenico Giani, comandante del Corpo, intervistato da Radio vaticana sui 200 anni di questa istituzione, ha osservato: «Credo che sia una data veramente importante. Sono grato al Signore di poter essere, in questo momento storico, il responsabile di questo glorioso Corpo che ha una storia bellissima alle spalle, da sintetizzare in due concetti: la fedeltà al Papa e la solidarietà. Leggendo un po’ la storia di questi anni – a breve dovrebbe uscire un volume dedicato – si vede come questo Corpo, in 200 anni di storia, ha avuto proprio questi due obiettivi: fedeltà al Santo Padre e solidarietà verso gli altri. A parte i momenti, direi, più militari – la storia di questi 200 anni la conosciamo e sappiamo il ruolo della Gendarmeria sotto lo Stato Pontificio – mi piace qui ricordare questi due concetti perché, ad esempio, durante la peste che colpì l’Italia Centrale verso la fine del 1700, i gendarmi furono impegnati in prima fila, come lo sono stati oggi nei terremoti de L’Aquila e di Amatrice. Oppure durante la Seconda Guerra Mondiale, quando il Vaticano e Castel Gandolfo furono il luogo, il rifugio, di tante persone – prigionieri, disertori, renitenti, ebrei ovviamente – o le ambasciate, che in quel momento storico non potevano più stare all’interno del territorio romano ma costrette a venire in Vaticano. In questa occasione i gendarmi fecero un grande servizio, anche di accoglienza, sotto le direttive della Segreteria di Stato e del Governatorato del tempo. Pagine molto belle che oggi si sono ripetute, ad esempio, con l’accoglienza di Papa Francesco ai profughi. I nostri gendarmi, anche in questo caso, sono stati presenti nell’isola di Lesbo e hanno offerto il loro aiuto per far venire alcune famiglie, insieme alla Comunità di Sant’Egidio, a Roma. Ed ora, sempre tornando alla solidarietà, la presenza dei nostri Vigili del Fuoco e dei nostri Gendarmi nella Valle del Tronto».

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