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Benedetto XVI contro il celibato dei sacerdoti? Ecco perché l’accusa non regge

Marcin Mazur/UK Catholic
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Nell'intervista a Seewald ha smentito che la firma ad un discutibile documento del 1970 invertisse il suo pensiero. Ma vediamo cosa dicono i suoi testi

Il documento fu elaborato da Rahner e Lehmann e discusso in seno alla Commissione dottrinale della Conferenza Episcopale tedesca di cui eravamo membri. Era così tortuoso, come sono appunto i testi di Rahner che da un lato rappresentava una difesa del celibato, dall’altro cercava di lasciare aperto il problema per un’ulteriore riflessione. Io firmai più per l’amicizia verso gli altri. Non fu naturalmente una decisione felice, ma direi che non si trattava di una richiesta di abolire il celibato. Era un tipico testo alla Rahner, formulato attraverso un intrico di frasi affermative e negative che si poteva interpretare sia in un senso che nell’altro.

L’AMORE GIOVANILE

Insomma con quella firma Ratzinger non vede un’inversione di marcia rispetto a quello che è sempre stato il suo pensiero. «Credo lo possa confermare chiunque legga i miei scritti», taglia corto il papa emerito.

Nè la sua convinzione può essere scalfita dalle parole dello stesso Seewald in una recente intervista a Die Zeitung (7 settembre), in cui aveva parlato di un amore giovanile di Ratzinger, che lo avrebbe fatto tentennare sulla successiva scelta della castità.

“ABBANDONO DELL’ESISTENZA BORGHESE”

A questo punto vale la pena di ricordare quale sia il pensiero (piuttosto profondo) di Ratzinger sul celibato. In Introduzione a Ratzinger, l’autore Dag Tessero riporta stralci di Cantate al Signore un canto nuovo, uno dei libri scritti dall’allora cardinale-teologo tedesco:

Il sacerdozio richiede l’abbandono dell’esistenza borghese, esse deve accogliere in sé in maniera strutturale il perdere se stessi. Il fatto che la Chiesa abbia collegato tra loro celibato e sacerdozio deriva da queste considerazioni: il celibato è la più forte contraddizione rispetto alla prassi di vita comune. Chi lo accoglie intimamente non può considerare il sacerdozio un mestiere tra gli altri, ma deve in qualche modo rinunciare al proprio progetto di vita, lasciarsi cingere e guidare da un Altro, laddove propriamente non si vorrebbe.

CONTRO CORRENTE

Sempre in un’altra sua opera, Rapporto sulla fede, Ratzinger è altrettanto chiaro sull’argomento celibato:

Il prete è chiamato assai spesso ad andare contro-corrente. Certo, non c’è da stupirsi se un uomo simile può alla fine stancarsi di opporsi, con le sue parole e ancora più con il suo stile di vita, alle ovvietà dall’apparenza così ragionevole che contrassegnano la nostra cultura. Ma in questo “segno di contraddizione” rispetto allo stile di vita, consiste propriamente la sua vocazione.

“AMORE DEL REGNO DEI CIELI”

In un altro libro intervista con Seewald, Il sale della terra (1996), il cardinale Ratzinger ribadiva con nettezza il suo pensiero di supporto al celibato sacerdotale. “Perché esiste il celibato?”, gli chiede il giornalista. E lui:

Esso è legato a una frase di Cristo: Ci sono coloro – si legge nel Vangelo- che per amore del regno dei cieli, rinunciano al matrimonio e, con tutta la loro esistenza, rendono testimonianza al regno dei cieli. La Chiesa è arrivata molto presto alla convinzione che essere sacerdoti significa dare questa testimonianza per il regno dei cieli. (…) Praticamente ciò significa che i suoi membri vivono solo dei doni del culto e non, come le altre famiglie, della coltivazione della terra. Il punto essenziale è che essi non hanno alcuna proprietà. Il salmo 16 dice: “tu sei la mia parte di eredità e il mio calice, ti ho ricevuto in sorte, Dio è la mia terra”. Questa figura, che cioè nell’Antico Testamento il sacerdote non ha terra e vive, per così dire, di Dio – e perciò lo testimonia davvero – in seguito, in riferimento alla parola di Gesù è stata interpretata così: la porzione di terra in cui vive il sacerdote è Dio stesso.

IL SENSO DELLA RINUNCIA

Quindi la rinuncia al matrimonio e alla famiglia da intendersi come un «rinuncio a ciò che per gli uomini non solo è l’aspetto più normale, ma il più importante. Rinuncio a generare io stesso vita dall’albero della vita, ad avere una terra in cui vivere e vivo con la fiducia che Dio è davvero la mia terra. Così rendo credibile anche agli altri che c’è un regno dei cieli».

SIGNIFICATO CRISTOLOGICO E APOSTOLICO

Il senso del celibato è profondo. «Non solo con le parole, ma con questo tipo di esistenza sono testimone di Gesù Cristo e del Vangelo e gli metto così a disposizione la mia vita. Il celibato ha dunque un significato contemporaneamente cristologico e apostolico. Non si tratta solo di risparmiare tempo – ho un po’ di tempo a disposizione perché non sono un padre di famiglia – il che sarebbe troppo banale e pragmatico. Si tratta – conclude l’allora cardinale Raztinger – di un’esistenza che punta tutto sulla carta di Dio, e tralascia proprio quanto normalmente rende matura e promettente un’esistenza umana».

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