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Ok, è bello avere dei figli. Ma qual è il loro numero ideale?

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©Tom Wang/Shutterstock

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 15/09/16

Qual è il numero ideale di figli? Con che “criteri” sceglierlo? Sono domande a cui prova a rispondere “Docat. Dottrina Sociale della Chiesa” (edizioni San Paolo), a cura della Conferenza Episcopale Austriaca.

Le coppie sposate, si legge, dovranno accogliere i figli che verranno loro donati da Dio. Tuttavia, questo non significa che ogni coppia debba avere (tanti) figli senza pensarci sopra. Piuttosto, i coniugi – in conformità alle più recenti affermazioni magisteriali – prenderanno una decisione per una maternità e paternità responsabile, tenendo in considerazione la propria situazione emotiva, di salute, economica e sociale.

IL LINGUAGGIO DEL PROPRIO CORPO

Nel farlo dovranno imparare a conoscere il linguaggio del proprio corpo facendo ricorso ai metodi di regolazione naturale della procreazione. La decisione relativa al lasso di tempo fra le nascite e al numero dei figli riguarda solo i coniugi. È un diritto inalienabile che i coniugi esercitano davanti a Dio e tenendo conto dei doveri verso sé stessi, i figli eventualmente già nati, la famiglia e la società.

PRIORITA’ AD UNA VITA CONIUGALE COMPLETA

Ci sono alcuni testi del Magistero a supporto di questa tesi. Nel compendio della Dottrina Sociale della Chiesa la premessa è chiara: «Il matrimonio, nella sua verità “oggettiva”, è ordinato alla procreazione e all’educazione dei figli. L’unione matrimoniale, infatti, fa vivere in pienezza quel dono sincero di sé, il cui frutto sono i figli, a loro volta dono per i genitori, per l’intera famiglia e per tutta la società. Il matrimonio, tuttavia, non è stato istituito unicamente in vista della procreazione: il suo carattere indissolubile e il suo valore di comunione permangono anche quando i figli, pur vivamente desiderati, non giungono a completare la vita coniugale. Gli sposi, in questo caso, possono mostrare la loro generosità adottando bambini abbandonati oppure compiendo servizi significativi a favore del prossimo» (218).

Al 234 si parla esplicitamente dell’intervallo tra le nascite e il numero dei figli da procreare, che spetta soltanto agli sposi. «È questo un loro diritto inalienabile, da esercitare davanti a Dio, considerando i doveri verso se stessi, verso i figli già nati, la famiglia e la società».

ATTENZiONE ALL’EGOISMO

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica (238) si rinforza questa tesi:«Per validi motivi (come spiega la Costituzione pastorale Gaudium et spes, 50) gli sposi possono voler distanziare le nascite dei loro figli. Devono però verificare che il loro desiderio non sia frutto di egoismo, ma sia conforme alla giusta generosità di una paternità responsabile».

Quest’ultimo è un passaggio cruciale.


«Quando si tratta di comporre l’amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella natura stessa della persona umana e dei suoi atti. Criteri che rispettano, in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana» (Gaudium et spes, 51).

DUE ASPETTI ESSENZIALI

Il numero dei figli è dunque vincolato alla salvaguardia di «due aspetti essenziali, unitivo e procreativo», attraverso cui «l’atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore e il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità» (Paolo VI, Lett. enc. Humanae vitae, 12)

APPLICARE CRITERI MORALI

Pertanto, prosegue il Catechismo della Chiesa Cattolica (2370), «la continenza periodica, i metodi di regolazione delle nascite basati sull’auto-osservazione e il ricorso ai periodi infecondi sono conformi ai criteri oggettivi della moralità. Tali metodi rispettano il corpo degli sposi, incoraggiano tra loro la tenerezza e favoriscono l’educazione ad una libertà autentica». Al contrario, è intrinsecamente cattiva «ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione» (Paolo VI, Lett. enc. Humanae vitae, 14).

RUOLO CRUCIALE DELLE POLITICHE FAMILIARE

Docat si interroga, inoltre, se la politica familiare – ovvero tutti i provvedimenti politici con i quali uno Stato migliora le condizioni quadro della vita familiare – può tentare di influenzare la decisione delle coppie. «Può senz’altro cercare di indurre le persone ad avere più o meno figli, se appare importante in considerazione della società e del bene comune. Tuttavia, questo deve avvenire nel rispetto del- le persone e della libertà delle coppie».

La politica «può – e talvolta addirittura deve – informare riguardo alla situazione demografica e può prendere provvedimenti che per esempio procurano dei vantaggi (per esempio economici) alle famiglie con bambini. In questo modo può creare incentivi, ma l’ultima decisione sul numero dei figli deve rimanere riservata alle coppie stesse. Nessuno può privarle di questa libertà decisionale».

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