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Nomine dei vescovi, questionario da riformare

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Uno dei punti all’ordine del giorno discusso dal C9, il consiglio dei porporati che collaborano con il Papa per la riforma della Curia e il governo della Chiesa universale, ha riguardato in questi giorni il processo di nomina dei vescovi. La procedura, che permette sempre uno spazio di discrezionalità – il giudizio complessivo dipende infatti da quante e da quali persone si è deciso di interrogare – a quanto pare non sarà riformata. Ad essere cambiato sarà però il formulario utilizzato

Esiste infatti un questionario, usato dalle nunziature per prendere informazioni interrogando ecclesiastici e laici circa l’idoneità di un candidato. Il C9 ha proposto che venga riscritto, secondo un approccio «più pastorale», più «biblicamente ispirato» e più «spiritualmente impostato». Diventerà, secondo queste indicazioni, meno burocratico e giuridico

Questi cambiamenti non sono però da intendersi come riferiti all’identikit del candidato vescovo. Esistono già, infatti, documenti del recente magistero che parlano abbondantemente delle caratteristiche necessarie per chi guida una diocesi. Il riferimento è invece, soprattutto, alla persona interrogata, ecclesiastica o laica che sia. La quale dovrà essere sempre più cosciente che sta dando informazioni riservate alla Santa Sede e che dovrà rispondere mettendosi nella prospettiva di chi collabora alla scelta di un pastore. 

Quello della nomina dei vescovi è un processo che lungo la storia della Chiesa ha subito molte riforme ed è stata sottoposta a influenze da parte delle autorità civili. Sono esistiti ed esistono problemi legati alle cordate e ai gruppi, come pure sono sempre possibili, a seconda dei periodi, sottolineature diverse per far emergere nei curricula gli elementi di maggiore sintonia con il pontificato in corso. 

Se si esaminano le nomine episcopali avvenute dopo l’elezione di Francesco, emerge un maggiore preferenza per candidati che abbiano vissuto l’esperienza di parroco. Dagli interventi del Papa si staglia l’identikit del vescovo che sta in mezzo al suo popolo, per confermarlo nella fede ma camminando insieme con lui. Vescovi esperti in umanità, grazie alla conoscenza delle concrete situazioni esistenziali in cui oggi vive la gente. Nel maggio 2015, parlando all’assemblea della Conferenza episcopale italiana, il Papa aveva spiegato che non servono «vescovi piloti», ma «vescovi pastori» in grado di valorizzare «i laici disposti ad assumersi le responsabilità che a loro competono».  

Vescovi, aveva detto nel febbraio 2014 Papa Bergoglio, che non siano «apologeti delle proprie cause né di crociati delle proprie battaglie» e non vengano scelti in base a «eventuali scuderie, consorterie o egemonie». Vescovi che rimangano in diocesi e non vadano in giro per «incontri e convegni». Vescovi selezionati in Vaticano perché «scelti dallo Spirito santo», richiesti dal «popolo santo di Dio», testimoni della risurrezione, annunciatori della salvezza, capaci di agire non «per sé» ma «per la Chiesa, per il gregge, per gli altri, soprattutto per quelli che secondo il mondo sono da scartare». 

In quella occasione Francesco aveva aggiunto che i vescovi devono essere «uomini pazienti perché sanno che la zizzania non sarà mai così tanta da riempire il campo». «Dicono – aveva detto ancora Bergoglio – che il cardinale Siri soleva ripetere: “Cinque sono le virtù di un vescovo: prima la pazienza, seconda la pazienza, terza la pazienza, quarta la pazienza e ultima la pazienza con coloro che ci invitano ad avere pazienza”». 

La rielaborazione del questionario sarà poi vagliata dalle tre congregazioni vaticane direttamente implicate nelle nomine episcopali: la Congregazione dei vescovi, quella delle Chiese orientali e Propaganda Fide. Collegato a questo tema è anche quello dei nunzi apostolici, pure affrontato nella sessione del C9 conclusasi oggi. Nei prossimi giorni si svolgerà a Roma il loro Giubileo e il Papa rivolgerà loro un discorso. 

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