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Padre decapitato dall'ISIS: “Se non lo farò io, insegna ai nostri figli i principi di Gesù Cristo”

© ALHAYAT Media Center

Greg Kandra - pubblicato il 13/09/16

Tra i 21 cristiani copti decapitati su una spiaggia della Libia lo scorso anno dall’ISIS, c’era un padre che prima di recarsi in Libia come lavoratore immigrato disse alla moglie che sapeva che stava per fare una cosa pericolosa e che se non fosse tornato vivo voleva che lei insegnasse ai loro figli “i principi di Gesù Cristo”.

Lo ha testimoniato l’avvocato e operatrice umanitaria Jacqueline Isaac, che in Egitto ha incontrato le famiglie di 15 delle 21 vittime e ha riferito al Congresso del genocidio che viene perpetrato dallo Stato Islamico.

La Isaac, vice-presidente dell’associazione umanitaria Roads of Success, è intervenuta a un’audizione del 13 maggio scorso sull’ISIS e le minoranze religiose organizzata dal Comitato per gli Affari Esteri della Camera degli Stati Uniti.

Nonostante le storie terrificanti che ha presentato al Comitato insieme ad altre testimonianze, nessuna delle principali reti televisive ha coperto l’audizione – né la ABC né la CBS o la NBC.

Commentando il genocidio messo in atto dallo Stato Islamico, che sta provocando molti orfani, il repubblicano Chris Smith ha chiesto alla Isaac: “Dov’è la fede di questi giovani?”

“Deputato Smith”, ha risposto la Isaac, “sono andata in Egitto e ho incontrato 15 delle 21 famiglie che hanno visto i propri cari assassinati in Libia. Sono rimasta esterrefatta dalla loro fede”.

“Come cristiana, ho pensato a come mi sentirei se fossi oggi in questa situazione”, ha aggiunto. “Ho incontrato padri che mi hanno detto: ‘Grazie a Dio oggi [i miei figli] sono in cielo. Grazie a Dio”.

“Una moglie, parlandomi del marito, mi ha riferito che le disse: ‘Vado in Libia ma è pericoloso. Se non lo farò io, insegna ai nostri figli i principi di Gesù Cristo”.

“Sono queste cose che spiegano la loro fede”, ha sottolineato la Isaac. “Ho visto in Iraq come i cristiani siano saldi e come aiutino tutti, come aiutino gli yazidi”.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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