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Una risposta cattolica a chi ti dice: "Decido io quando morire"

© Tyler Olson / Shutterstock

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 12/09/16

L’uccisione diretta di qualcuno, anche se in fin di vita, va sempre contro il quinto comandamento (Es 20,13): Non uccidere. Il comandamento riguarda anche la mia vita. Solo Dio è signore sulla vita e sulla morte.

La posizione della Chiesa sull’eutanasia è chiarissima, come evidenzia il volume “Docat. Dottrina Sociale della Chiesa” (edizioni San Paolo), a cura della Conferenza Episcopale Austriaca.

Invece, spiega la Dottrina Sociale, accompagnare chi sta per morire e fargli avere tutti gli aiuti medici e umani possibili e immaginabili è mettere in pratica l’amore del prossimo. Il movimento degli hospice e la Medicina palliativa svolgono in questo campo un servizio enorme. L’idea guida deve essere: aiutiamo nel momento del morire, non a morire.

LA VOLONTA’ DEL PAZIENTE

Come rileva anche il Catechismo della Chiesa Cattolica (2276-2279) dal punto di vista medico e morale «è addirittura necessario astenersi da cure che non offrono prospettive di miglioramento e occorre invece impiegare farmaci che procurano sollievo, anche se abbreviano la vita del paziente».

In tutto, però, «va sempre tenuta in considerazione la volontà del paziente. Se questa non è presente in modo implicito e se il paziente non è più in grado di esprimerla, può essere espressa da una persona autorizzata».

NON E’ UNA PROPRIETA’ PERSONALE

Allora ognuno ha il diritto di determinare il momento della mia morte? Non è proprio cosi. I cristiani, si legge su Docat, credono che la “vita” non sia una proprietà personale, con la quale si può fare quello che si vuole. Dato che è Dio ad aver donato la vita, non esiste una libertà assoluta in rapporto a questo dono affidato a tempo. “Non uccidere” vale anche per la mia stessa vita. Il desiderio di vivere e di avere la vita è il desiderio più profondo dell’essere umano (come richiama ancora il Catechismo 2277-2279).

LE CONTRADDIZIONI DELL’EUTANASIA ATTIVA

I medici riferiscono che persino la richiesta di morire a causa di sofferenze insopportabili è spesso un ultimo e disperato grido d’aiuto. Inoltre, bisogna domandarsi quanto sia veramente libera la richiesta di eutanasia attiva.

Là dove oggi l’eutanasia attiva è già possibile, chi soffre la richiede per non continuare a essere di peso al proprio ambiente. Quindi, il presunto diritto alla propria morte diventa improvvisamente un dovere nei confronti dei parenti.

LA VITA NON HA PREZZO

Ogni forma di eutanasia a pagamento, invece, è assolutamente grave e deprecabile. La vita umana non ha prezzo, e anche la morte non può diventare un modello commerciale. Non si possono in alcun modo difendere sul piano etico associazioni e aziende che procurino l’eutanasia a pagamento. È da rigettare anche il suicidio assistito da un medico. Il medico non può diventare lo strumento di un desiderio di morte percepito in modo soggettivo. Ogni atto di eutanasia attiva trasforma il medico da colui che guarisce in colui che uccide.

HOSPICE E CURE PALLIATIVE

Questo non significa che non si voglia riconoscere la sofferenza, che è indubbiamente presente. Gli hospice, intensificando l’applicazione della medicina palliativa e accompagnando chi si trova in fin di vita, rappresentano a questo scopo strumenti importanti.

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