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Papa Francesco: “Nessuno è irrecuperabile, Dio ci attende a braccia aperte”

© Giancarlo GiulianI/CPP
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All’Angelus Francesco lancia un appello per la pace in Gabon e assicura che «il Signore è il primo ad essere misericordioso con i peccatori»

Prima il Papa indica la misericordia come linea d’azione per i credenti, poi lancia un appello per la pace in Gabon: «Si fermino le violenze». Pastorale della tenerezza e impegno diplomatico per richiamare l’attenzione della comunità internazionale su uno dei conflitti dimenticati che insanguinano le zone più povere del pianeta.

«Quando il peccatore si converte e si fa ritrovare da Dio non lo attendono rimproveri e durezze, perché Dio salva, riaccoglie a casa con gioia e fa festa», sottolinea a piazza San Pietro Francesco nella catechesi che precede l’Angelus. Il Pontefice si sofferma in particolare sulla parabola evangelica del Figliol prodigo. «Il messaggio del Vangelo di oggi ci infonde grande speranza e lo possiamo sintetizzare così: non c’è peccato in cui siamo caduti da cui, con la grazia di Dio, non possiamo risorgere, non c’è una persona irrecuperabile, perché Dio non smette mai di volere il nostro bene, anche quando pecchiamo», afferma Francesco. E «Dio aspetta a braccia aperte il nostro rimetterci in viaggio, ci attende con pazienza, ci vede quando ancora siamo lontano, ci corre incontro, ci abbraccia, ci perdona. E il suo perdono cancella il passato e ci rigenera nell’amore». E, aggiunge Jorge Mario Bergoglio, «questa è la debolezza di Dio: quando ci abbraccia perde la memoria, dimentica il passato».

Francesco commenta il capitolo 15 del Vangelo di Luca, «considerato il capitolo della misericordia, che raccoglie tre parabole con le quali Gesù risponde alle mormorazioni degli scribi e dei farisei», i quali criticano il suo comportamento e dicono: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

I modelli indicati da Francesco alla Chiesa sono quelli del pastore che lascia le 99 pecore per andare in cerca di quella perduta, della donna che ha perso una moneta e la cerca finché non la trova, del padre che accoglie il figlio che si era allontanato. «Con questi tre racconti Gesù vuol far capire che Dio Padre è il primo ad avere verso i peccatori un atteggiamento accogliente e misericordioso- sottolinea il Papa – Con queste tre parabole, Gesù ci presenta un Dio dalle braccia aperte, che tratta i peccatori con tenerezza e compassione». Soprattutto «la parabola che più commuove, perché manifesta l’infinito amore di Dio è quella del padre che stringe a sé e abbraccia il figlio ritrovato».

Ciò che colpisce, precisa il Pontefice, non è tanto la triste storia di un giovane che precipita nel degrado, ma le sue parole decisive: «Mi alzerò, andrò da mio padre». La via del ritorno verso casa, secondo Francesco, è «la via della speranza e della vita nuova: Dio aspetta il nostro rimetterci in viaggio, ci attende con pazienza, ci vede quando ancora siamo lontani, ci corre incontro, ci abbraccia, ci bacia, ci perdona».

Dunque «così è Dio, così è il nostro padre e il suo perdono cancella il passato e ci rigenera nell’amore». Gesù stesso dice così: «Ci sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte più che per 99 giusti che non hanno bisogno di conversione». Quindi si rivolge a braccio ai fedeli accorsi come sempre numerosi in piazza San Pietro ad ascoltarlo: «vi faccio una domanda: avete mai pensato che ogni volta che ci accostiamo al confessionale c’è gioia e festa nel cielo? Ci avete mai pensato». Poi allarga lo sguardo al mondo e ai complessi scenari geopolitici odierni e invita «ad una speciale preghiera per il Gabon, che sta attraversando un momento di grave crisi politica».

Francesco affida al Signore «le vittime degli scontri e i loro familiari: mi associo ai vescovi di quel caro Paese africano per invitare le parti a rifiutare ogni violenza e ad avere sempre come obiettivo il bene comune». Perciò incoraggia tutti, in particolare i cattolici «ad essere costruttori di pace nel rispetto della legalità, nel dialogo e nella fraternità».

Inoltre Francesco rende omaggio alla figura di don Ladislao Bukowinski, «sacerdote e parroco, perseguitato per la sua fede» dal regime di Stalin, che oggi, a Karaganda, in Kazakhstan, viene proclamato beato. «Quanto ha sofferto quest’uomo, quanto! – esclama il Pontefice – Nella sua vita ha dimostrato sempre grande amore ai più deboli e bisognosi e la sua testimonianza appare come un condensato delle opere di misericordia spirituali e corporali».

 

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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