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Il Papa: chi si illude di salvarsi da solo è schiavo di false libertà

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L’uomo di oggi fa fatica ad accettare l’idea di essere salvato da Dio. Pensa di potersi salvare da solo con il potere della sua libertà. Ma questa illusione porta a divenire schiavi di false libertà. Lo ha detto il Papa di fronte a circa 30mila fedeli nell’udienza generale straordinaria per il Giubileo della misericordia, prendendo le mosse dal concetto di «redenzione», oggi poco usato nonostante sia «fondamentale». Alla fine della catechesi Francesco ha ringraziato il Servizio Nazionale della Protezione Civile che doveva essere presente a Roma, ma è ancora impegnato nelle zone del terremoto

Il Papa è partito dal brano biblico odierno, la prima lettera di Pietro, per sottolineare che la misericordia di Dio «si attua nella Redenzione, cioè nella salvezza che ci è stata donata con il sangue del suo Figlio Gesù. La parola “redenzione” – ha sottolineato – è poco usata, eppure è fondamentale perché indica la più radicale liberazione che Dio poteva compiere per noi, per tutta l’umanità e per l’intera creazione. Sembra che l’uomo di oggi non ami più pensare di essere liberato e salvato da un intervento di Dio; si illude infatti della propria libertà come forza per ottenere tutto. Si vanta di questo anche eh? Ma in realtà non è così. Quante illusioni vengono vendute sotto il pretesto della libertà e quante nuove schiavitù si creano ai nostri giorni in nome di una falsa libertà! Tanti schiavi, io faccio questo perché voglio farlo, io prendo la droga perché mi piace e sono libero, io faccio quest’altro… sono schiavi, diventano schiavi in nome della libertà. Tutti noi abbiamo visto persone del genere che alla fine finiscono per terra». 

E invece, ha detto il Papa, «abbiamo bisogno che Dio ci liberi da ogni forma di indifferenza, di egoismo e di autosufficienza. Le parole dell’apostolo Pietro esprimono molto bene il senso del nuovo stato di vita a cui siamo chiamati. Facendosi uno di noi, il Signore non solo assume la nostra condizione umana, ma ci innalza alla possibilità di essere figli di Dio. Con la sua morte e risurrezione Gesù Cristo, Agnello senza macchia, ha vinto la morte e il peccato per liberarci dal loro dominio. Lui è l’agnello che è stato sacrificato per noi, perché noi potessimo ricevere una nuova vita fatta di perdono, di amore e di gioia. Tutto ciò che lui ha assunto è stato anche redento, liberato e salvato. Certo, è vero che la vita ci mette alla prova e a volte soffriamo per questo. Tuttavia, in questi momenti siamo invitati a puntare lo sguardo su Gesù crocifisso che soffre per noi e con noi, come prova certa che Dio non ci abbandona. Non dimentichiamo mai, comunque, che nelle angustie e nelle persecuzioni, come nei dolori quotidiani siamo sempre liberati dalla mano misericordiosa di Dio che ci solleva a sé e ci conduce a una vita nuova. L’amore di Dio è sconfinato: possiamo scoprire segni sempre nuovi che indicano la sua attenzione nei nostri confronti e soprattutto la sua volontà di raggiungerci e di precederci. Tutta la nostra vita, pur segnata dalla fragilità del peccato, è posta sotto lo sguardo di Dio che ci ama. Quante pagine della Sacra Scrittura ci parlano della presenza, della vicinanza e della tenerezza di Dio per ogni uomo, specialmente per i piccoli, i poveri e i tribolati! Dio – ha sottolineato ancora Francesco – ha una grande tenerezza, un grande amore per i più piccoli, per i più deboli, per gli scartati della società. Più noi siamo nel bisogno, più il suo sguardo su di noi si riempie di misericordia. Egli prova una compassione pietosa nei nostri riguardi perché conosce le nostre debolezze». Il Papa ha concluso la catechesi facendo ripetere alla folla di fedeli, per tre volte, un passaggio del salmo 103, «con il Signore è la misericordia / e grande è con lui la redenzione». 

Al momento dei saluti conclusivi il Papa ha rivolto un pensiero particolare al Servizio Nazionale della Protezione Civile, «che oggi – ha detto tra gli applausi dei fedeli presenti in piazza San Pietro – doveva essere presente, e che ha annullato la partecipazione per continuare la preziosa opera di soccorso e assistenza alle popolazioni colpite dal terremoto il 24 agosto scorso. Li ringrazio per la dedizione e il generoso aiuto offerto in questi giorni!».  

Francesco ha poi rivolto un saluto speciale al Festival dei ragazzi dell’Azione cattolica, incoraggiandoli a coltivare «i valori dell’amore alla famiglia e del rispetto per il creato, la nostra casa comune», e ai partecipanti al Giubileo delle Università e dei Centri di ricerca, «auspicando che l’insegnamento sia ricco di valori, per formare persone che sappiano far fruttificare i talenti che Dio ha loro affidato». 

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