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Come comportarsi quando l’angoscia attanaglia l’esistenza?

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Silvia Lucchetti - Aleteia - pubblicato il 09/09/16

Un libro ci ricorda che solo Dio può illuminare la nostra oscurità

“Il cuore a nudo. Guarire in dialogo con Dio” (Paoline) di Marco Guzzi è un testo molto personale, intimo, una sorta di diario frutto di un “lavoro interiore” lungo e intenso. Il libro è composto da riflessioni, appunti, dialoghi e scritti poetici redatti dall’autore nell’arco di dieci anni, durante una difficile e dolorosa crisi fisica, psichica e esistenziale:

«Si tratta di un confronto radicale con i problemi che mi portavo dietro da sempre, e che dovevo finalmente sciogliere, perché premeva in me l’urgenza di un nuovo inizio. Si tratta, in definitiva, di una confessione, di un dialogo con Dio, perché solo la sua luce può illuminare le nostre profondità, e sanarle».

LA NASCITA DEI GRUPPI «DARSI PACE»

La grande difficoltà affrontata dallo scrittore in quegli anni non è stata vana, come sottolinea egli stesso, perché ha dato vita al progetto dei gruppi «Darsi pace» attivi dal 1999.

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«Io offro (…) un percorso che si è formulato proprio attraverso quei lavori, quei dialoghi, quelle perlustrazioni della mia anima. E mi pare giusto perciò rendere almeno in parte pubblico l’itinerario che ora propongo a tante persone».

DI COSA SI OCCUPA IL MOVIMENTO «DARSI PACE»?

Darsi pace è «un Movimento Culturale che si esprime attraverso Gruppi di liberazione interiore, in cui la fede cristiana viene rilanciata come esperienza concreta e costante di nuova nascita: scioglimento del nostro vecchio io ego-centrato, dominato dalla paura e dall’odio, ed emersione di un nuovo io spirituale, più libero e più felice». (www.darsipace.it)

TORNARE A VIVERE ALLA LUCE DI DIO

Le relazioni con gli altri, il rapporto di coppia, illavoro, lapaura della morte e delle malattie, lasessualità, il matrimonio, ildolore, sono le tematiche affrontate nel libro, che si presenta come una sorta di guida per chi vuole ripercorrere la sua storia personale, che è anche storia dell’umanità, alla luce di Dio.

«(…) ritengo che questo dialogo interiore con quella Voce piena di sapienza e di amore, che chiamiamo Dio, sia l’unica forma ancora possibile di pensiero creativo. (…) Perciò questo libro è sì estremamente personale, ma proprio per questo è assolutamente universale, appartiene alla storia della nostra cultura occidentale, giunta al suo punto di svolta».

IL SIGNORE VUOLE BENEDIRE LA NOSTRA STORIA…

Lo scopo del libro, nello svolgersi dei capitoli e nel dipanarsi del dialogo, è quello di mostrare come la vita dell’uomo sia sorretta e benedetta dalla mano Divina. Infatti sottolinea l’autore nella postfazione:

“Ho approfondito un vero e proprio dialogo, attraverso il quale tutta la mia storia veniva chiarita e bene-detta, curata, alleggerita e interpretata, per ricominciare. Ho compreso quanto sia vero che lo Spirito di Dio abiti in noi e desideri trasformarci in esseri umani perfetti, perfetta-mente divini, parlando con noi, comunicandoci la potenza della verità che ci salva e ci libera: «Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera» (Gv 16,13)”.

… E ANCHE LE NOSTRE MORTI

Esiste la morte ed esistono le morti quotidiane. Quei mali silenziosi, nascosti, in apparenza non così catastrofici che appesantiscono la vita. La morte di un caro costringe a confrontarsi con la sofferenza e getta nella disperazione; le tragedie della vita, come il recente terremoto nel centro Italia, lascia sgomenti, svuota di senso l’esistenza, eppure le morti “piccole” scavano dentro l’animo e creano voragini difficili da colmare. Il dolore rende “nudi”, vulnerabili, impotenti, spinge a credere che niente abbia più significato e bellezza. Solo Cristo ha dato un senso al dolore, all’ingiustizia, alla morte.

ABBANDONARSI, ACCETTARE, PERDONARE

L’autore, in una pagina particolarmente intensa del libro, chiede aiuto a Dio, gridando a Lui la sua angoscia. Il Signore gli risponde e lui finalmente con umiltà può accettare la sua impotenza per abbracciare la leggerezza di essere un figlio piccolo, cullato, amato.

“Che devo fare, Signore? Aiutami a uscire da questa angoscia. « Innanzitutto accetta fino in fondo la tua sconfitta o, meglio, la sconfitta di tutti i tuoi tentativi di difenderti. Accetta la tua impotenza. Adesso Senza simulare una forza che non hai, e senza isolarti in qualche sogno di grandezza artistica o spirituale. Accetta la tua tristezza. Accetta di non essere stato amato come avresti voluto. Accetta che la tua famiglia era un po’ caotica e violenta. Accetta e lascia andare. Non giudicare più. Perdona. Hai creduto di doverti mettere al posto mio. Hai creduto di dover reggere tu il senso del mondo. E hai sentito tutta la disperazione di una sconfitta inevitabile e tutto lo sforzo di una tensione brutale che ti adulterava, ti rendeva rigido e scostante, ti toglieva la possibilità di amare e di donarti come avresti voluto. Perciò sei disperato e la vita ti sembra assurda e senza senso. Ora abbandonati, rilasciati a me, proprio dove hai più paura, dove ti contrai per difenderti e ti chiudi alla corrente fluente della vita. Non stare più allerta, prova a decontrarti, a rilassarti, a respirare. Prova a respirare adesso con me. Lasciati andare. Lo vedi che non cadi nel nulla? Lo vedi che puoi abbandonarti senza che tutto crolli? Anche morire è così: un abbandono più a fondo dentro una vita più piena. Non ti attaccare ad alcun pensiero. Non credere già di sapere. Non dare giudizi sulla vita, né su questo presente. Ogni paura è un’immagine bloccata, una sostanza congelata del pensiero. Non ti ci aggrappare, fluidificala invece con me. Non trattenere nulla. È scorrere la vita, ed è mutare. Non temere. La tua disperazione è vita trattenuta, mutilata, contraffatta. È vita mortificata, è la tua fede contraddetta da ciò che dovevi vedere. Ma ora sono io la piena nei tuoi occhi, la tua integrità, il cuore puro che amando fa crollare la paura». Signore, ora comprendo un po’, e tutto fa meno paura. Tutto è più dolce. La vita quasi mi culla, e mi ci abbandono, ed essa mi solleva. Imparo a essere senza sforzo, forse ad amare”.

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