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“La nostra forza? Il dialogo”

Vatican Insider - pubblicato il 08/09/16

Oggi il dialogo interreligioso si trova ad affrontare serie minacce da chi interpreta i testi religiosi e i libri sacri in maniera estremista, e da chi fa un uso politico della religione, rubandole la sua natura spirituale, e creando falsi idoli che portano alla violenza e alla morte. 

In duemila anni di storia umana e in epoche differenti, diverse religioni hanno usato la violenza per imporre le proprie idee sull’umanità. Abbiamo vissuto secoli di guerre sante e di crociate, che avevano come scopo la conquista e l’annientamento di chi aveva credi differenti, nell’orribile e falsa idea che il Creatore dell’universo desiderasse la morte dei seguaci di altre religioni. 

L’islam e il cristianesimo sono stati in guerra sia tra di loro che al loro interno, tra le varie correnti religiose. Oggi, non esiste una religione che non abbia al suo interno un gruppo di fanatici che hanno ucciso e che intendono uccidere ancora per difendere la propria ideologia. 

Tutti sono colpevoli di violenza terroristica, anche le religioni che non sono di norma associate alla violenza come il buddismo, l’induismo e l’ebraismo, anche se al momento la minaccia principale viene percepita come proveniente da una interpretazione deviata dell’islam. 

Il mio impegno per il dialogo interreligioso risale al 1982, quando fui eletta vicepresidente della Conferenza mondiale delle religioni per la pace, nota oggi come Religioni per la pace, e come primo presidente e membro fondante dell’Amicizia ebraico-cristiana di Roma. 

Ho fiducia nella missione spirituale ed etica dell’ebraismo, il cui scopo è definito dalle parole “tikkun olam”, che possono essere tradotte con “guarire il mondo o curare il mondo” per creare un mondo migliore, che nella sua essenza si può dire essere la stessa missione delle altre religioni, espressa con parole differenti. L’energia positiva che può crearsi nelle relazioni di amicizia e cooperazione tra persone di fede e anche tra non credenti, è una componente essenziale per la ricerca della pace in terra. 

“La religione deve diventare parte della soluzione invece di essere parte del problema” come dice il rabbino David Rosen, mio caro collega e guida spirituale. A proposito, David è anche presidente internazionale di Religions for Peace, oltre ad essere direttore internazionale per le relazioni interreligiose dell’Ajc. 

Il dialogo e la cooperazione interreligiose hanno un enorme potenziale positivo oggi, oe si trovano di fronte a sfide più impegnative che mai. 

Quando il dialogo tra le religioni ricevette il primo impulso in Italia pochi anni dopo il Concilio Vaticano Secondo e lo storico documento del 1965 denominato “Nostra Aetate”, il dialogo interreligioso -appunto – era davvero poco praticato. 

Esso, agli inizi, era sempre preceduto da apologie varie e da affermazioni pubbliche della propria fede, basate sulla dichiarazione presuntuosa che la propria fede fosse la migliore e l’unica possibile. C’era una grande paura di perdere la propria identità, paura del proselitismo, e molta diffidenza riguardo i motivi della partecipazione degli altri. 

Piano piano, queste paure e questi inutili esercizi di auto-affermazione scomparvero, e il loro posto venne preso da dialoghi teologici su temi quali la giustizia, l’amore, il perdono, l’ecologia, l’eguaglianza tra i sessi e così via, fino ad oggi, dove abbiamo misericordia e riconciliazione quali temi del nostro incontro. I rappresentanti delle varie religioni cercarono di risvegliare un senso del bene comune, di aprire la società all’arricchimento culturale della diversità, di creare un’atmosfera di amicizia e tolleranza nell’idea secondo la quale crediamo tutti negli stessi valori essenziali di dignità e diritti umani, malgrado le nostre differenze. 

Sono stati fatti molti passi in avanti. Sono stati creati progetti concreti e missioni interreligiose per la pace nelle zone di conflitto, con il supporto di organizzazioni come “Religioni per la pace”, la Comunità di Sant’egidio, il Movimento focolare, e Catholic-Jewish Liaison Committee composto dalla Pontificia Commissione per i rapporti religiosi con gli ebrei, e la associazioni rappresentanti l’ebraismo mondiale, oltre a organizzazioni caritatevoli ispirate dalle varie religioni. 

Ma la marcia di una ideologia militante e perversa di violenza e di morte ha raggiunto e quasi superato i nostri sforzi, ed è cruciale che il nostro impegno si moltiplichi. Le vittime in Africa, in Medio Oriente e in Europa sono cristiani, yazidi, ebrei, musulmani di credo differente, non credenti e omosessuali, e chiunque si rifiuti di sottomettersi ad una idea di società monolitica e a un regno del terrore. 

In Europa, la sequenza di attacchi terroristici che ha avuto inizio decine di anni fa ma che continua oggi ad un ritmo sempre più incalzante, sta minacciando il nostro dialogo pacifico e sta scuotendo le fondamenta della comprensione interreligiosa. 

Le amicizie multireligiose che siamo riusciti a creare tra di noi continuano a rinnovarsi con forza, per fortuna, e sono diventate ancora più importanti. Allo stesso tempo, e comprensibilmente, molti musulmani che non vogliono altro che la pace, in Italia e nel resto dell’Europa, soffrono dal pregiudizio nei loro confronti che continua ad aumentare, mentre la paura dell’Islam nelle popolazioni europee cresce e nutre la crescita dei partiti di estrema destra del continente. 

Parte della loro sfiducia e della loro ostilità nasce da alcune domande che, secondo loro, non hanno ricevuto una risposta adeguata. E le domande sono: 

I seguaci dell’islam in Europa possono accettare la separazione tra stato e religione, senza invocare la teocrazia? Quando la popolazione islamica in Europa crescerà al punto di avere maggiore influenza politica, aspireranno alla Sharia in sostituzione del sistema legale corrente? Gli islamici considerano i cristiani e gli ebrei, e cioè i “popoli del libro”, alla stregua delle leggi sui “Dhimmi” che li ponevano in posizione di inferiorità nelle società islamiche in passato? Accetteranno la totale eguaglianza di diritti per le donne e per gli uomini? Perseguiteranno i credenti di altre religioni, i non-credenti, gli apostati, gli omosessuali, i non-conformisti e i dissidenti di ogni sorta come accade oggi in molti paesi islamici? E poi, parteciperanno al terrorismo e agli attacchi suicidi? Vorranno appoggiare Hamas ed Hezbollah e fiancheggeranno Iran nel volere la distruzione di Israele? 

Sono queste alcune delle domande, spesso mantenute sotto silenzio per paura di non essere politicamente corrette, e che invece trarrebbero grande beneficio dall’essere affrontate apertamente. Perché in questo modo, le risposte potrebbero aiutare a cancellare alcuni dei pregiudizi contro i musulmani che stanno avvelenando la nostra società, con l’ansia che ne segue. 

Sull’altro piatto della bilancia, però, dobbiamo segnalare il continuo vigore e la crescita dei rapporti interreligiosi. Tanto per fare qualche esempio, il rabbino David Rosen per l’Ajc, assieme al ministero degli esteri israeliano e al consiglio dei leader religiosi della Rfp, ha organizzato il primo colloquio tra ebraismo e dharma, in programma la prossima settimana a Gerusalemme, tra rappresentanti religiosi israeliani e asiatici. I cinque giorni della conferenza vedranno rappresentanti di tutte le religioni orientali arrivare dalla Cina, dal Giappone, dall’India, dalla Corea del Sud, da Myanmar, da Taiwan, dal Canada. Proprio questa settimana si tiene a Gerusalemme il festival delle tre religioni monoteistiche. E dietro l’angolo, nelle zone terremotate d’Italia, volontari delle associazioni ebraiche e musulmane, oltre che israeliani, lavorano fianco a fianco con i cristiani e con altri, per aiutare la popolazione colpita, in ogni modo possibile, donando anche il sangue. Poi, il Consiglio Vaticano per il Dialogo Interreligioso ha in programma un incontro con i leader dell’islam egiziano presso la nota moschea di Al Ahzar, quest’autunno. 

E Religioni per la pace, in Italia e in tutto il mondo, è una organizzazione mondiale attiva, i cui fondatori provengono da varie religioni, nessuna delle quali ha il sopravvento sulle altre. Abbiamo sedi in molte città italiane e siamo fieri e felici di poter continuare ad essere di esempio, alla faccia di chi dubita del valore del dialogo e della cooperazione tra persone di credo differente. 

Il potenziale per il dialogo interreligioso continua ad essere grande, e noi vogliamo portarlo avanti con forza, nella speranza che i nostri sforzi, ma soprattutto le amicizie che abbiamo costruito in questi anni, possano essere un antidoto agli atti e alle intenzioni distruttive dei fanatici. 

*Rappresentante in Italia e presso la Santa Sede dell’ AJC – American Jewish Committee 

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