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Così Tiziano Terzani smontò le accuse contro Madre Teresa

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Madre Teresa di Calcutta raccontata da Tiziano Terzani. Lo scrittore e giornalista la descrive sul Corriere della Sera (1996), evidenziandone le doti umane straordinarie e smentendo alcune dicerie negative sul suo conto.

Terzani prende posizione contro le accuse rivolte a Madre Teresa da un programma televisivo inglese, “L’angelo dell’Inferno“, e un libro dal titolo “La posizione della missionaria”, che presentavano la suora come un’astuta politicante che ha sfruttato le miserie altrui per rendersi famosa. E ancora accuse secondo cui non dava adeguata assistenza medica alla gente dei suoi centri, teneva la contabilità segreta e costringeva alla conversione, in punto di morte, hindu e musulmani.

Il giornalista allora si reca sul posto per verificare il lavoro della santa di Calcutta. Un viaggio tra la miseria più assoluta, per cogliere il senso del “miracolo” creato dalla suora.

Ho voluto farmi una mia idea della sua opera e, sapendo che per capire Madre Teresa bisogna capire Kaligath, è da lì che sono partito per rifare a grandi tappe il suo straordinario cammino. Già alla porta uno potrebbe bloccarsi disgustato. «Casa per i derelitti moribondi» dice un cartello sbiadito sulla porta. (…) Kaligath è nella periferia Sud di Calcutta, è una città di per sé disperante e tragica che a volte sembra essere stata messa da Dio sulla faccia della Terra per provare che Lui non esiste. (…) È qui che nel 1952 Madre Teresa, lasciato l’ordine di Loreto con cui era arrivata in India già nel 1928, si mise a prendersi cura di quei disgraziati che, abbandonati da tutti venivano lasciati a morire per strada.

In Tiziano Terzani in Asia” (Longanesi, 1998) la riflessione anticipata sul Corriere qualche anno prima si fa ancora più intensa. I dialoghi che il giornalista ebbe con la religiosa durante il suo viaggio in India riportano retroscena incredibili.   

«Una volta mi capitò di prendere un uomo coperto di vermi — mi racconta Madre Teresa —. Mi ci vollero delle ore per lavarlo e togliergli uno ad uno tutti i vermi dalla carne. Alla fine disse “Son vissuto come un animale per le strade, ma ora muoio come un angelo” e morendo mi fece un bellissimo sorriso. Tutto qui. Questo è il nostro lavoro: amore in azione. Semplice». (…)

E non è un «miracolo» che questa donna che cominciò la sua missione con cinque rupie in tasca abbia messo in piedi un impero con quasi 600 case in 122 Paesi del mondo? Non è un miracolo che abbia reclutato un esercito di piu’ di 4.000 suore e monaci e che gestisca questa «multinazionale» senza computers da un ufficetto al primo piano della Casa Madre dove, secondo la regola di povertà della congregazione non c’è una radio, un televisore, non un apparecchio dell’aria condizionata, né un ventilatore, ma solo due vecchie macchine da scrivere a mano?

«Una sfida al mondo moderno, Madre?», la stuzzica Terzani. «Come la scelta di dare più importanza all’amore che alle medicine? Alle preghiere invece che agli antidolorifici?». E lei: «Sì, non siamo delle infermiere, non siamo delle assistenti sociali, siamo delle suore. E i nostri centri non sono degli ospedali in cui la gente viene curata, sono case in cui la gente che nessuno vuole, viene amata».

Madre Teresa risponde anche ad una domanda su scienza e fede, sullo stare dalla parte della Chiesa o di Galileo.

«Una volta lei, Madre, ha detto che se ci fosse ancora da scegliere fra la Chiesa e Galileo, lei starebbe di nuovo dalla parte della Chiesa. Ma non è questo un rifiuto della scienza che è oggi la grande fede dell’Occidente?», ho chiesto.

«Allora perché l’Occidente lascia morire la gente per le strade? Perché? Perché tocca a noi a Washington, a New York, in tutte queste grandi città aprire dei posti per dar da mangiare ai poveri. Diamo cibo, vestiti, rifugio, ma soprattutto diamo amore perché sentirsi rifiutati da tutti, sentirsi non amati è ancor peggio che aver fame e freddo. Questa è oggi la grande malattia del mondo. Anche di quello occidentale».

Sull’aborto, poi, la posizione è netta. Madre Teresa l’ha definito «la più grande minaccia alla pace del mondo di oggi».

«Ma non le pare che in un Paese come l’India il problema della crescita di popolazione è una delle cause della povertà e della sofferenza che lei cerca di alleviare?» insisto. Madre Teresa non sente «ragione». Dice che la vita è sacra, che non tocca a noi decidere e che una coppia sposata può ricorrere, se non vuole avere figli, ai metodi «naturali» di pianificazione familiare. Quanto alla povertà la sua spiegazione mi pare sul momento più convincente di quella di tanti economisti ed esperti di sviluppo: «Dio ha creato noi e noi abbiamo creato la povertà. Il problema si risolverà solo quando noi avremo rinunciato alla nostra ingordigia».

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