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Perché la Boschi non vuole Meter?

Francesco Pierantoni / Wikicommons

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 07/09/16

Non c'è spazio per l'associazione di Don Fortunato di Noto nell'Osservatorio per il contrasto della pedofilia. Eppure sono tra i più coinvolti...

Lo scorso 30 agosto è stata firmata dal ministro Maria Elena Boschi la nomina dei componenti dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, un organismo che insieme a l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e al Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia sulla rete Internet, dovrebbero porre in essere politiche di contrasto a tutti quei fenomeni che minacciano i bambini in Italia e – coordinandosi con la UE e gli organismi internazionali – nel mondo. Una buona notizia naturalmente, oscurata da un fatto curioso. Nell’organismo non c’è una delle più longeve associazioni di contrasto della pedofilia: non c’èMeter di Don Fortunato di Noto. La cosa è assai più strana per due motivi. Il primo motivo è che è stata Meter, con primo firmatario Don Fortunato, a volere disperatamente che lo Stato si dotasse di questo strumento; il secondo motivo è che quando il Governo riferisce alle camere lo stato dell’arte del problema, il suo contrasto, e le dimensioni del fenomeno si rifà spesso ai dati e agli sforzi di Meter. Come mai allora Meter svolge un servizio prezioso, da ben cinque lustri, è partner della Polizia Postale a cui ha fatto migliaia e migliaia di segnalazioni, ma non ha trovato udienza presso il Dipartimento delle Pari Opportunità presso cui è stato istituito l’Osservatorio?

Don Fortunato ne ha parlato con VITA spiegando che:


[…] noi come Meter ci occupiamo di pedofilia e pedopornografia da 25 anni, cioè ben prima di chiunque altro in Italia. Ogni anno inoltriamo alla polizia postale decine di migliaia di segnalazioni. Insomma abbiamo un impegno visibile, continuativo e verificabile. Non solo. Siamo i padri di quell’Osservatorio che è nato su nostra idea. Bisogna ricordare che il primo Parlamento al mondo che si occupò di questi temi fu quello Italiano. E lo fece votando all’unanimità, nel 1997, una mozione per l’impegno dello Stato nel varo di leggi ad hoc sulla pedofilia. Quella mozione porta la mia firma.
Dunque è una motivazione “storica” per così dire?
Non solo. Anche operativa. È un danno al nostro impegno. Essere nell’osservatorio significa avere una voce, anche in Europa. Non si può dimenticare che la lotta alla pedofilia non è un fatto nazionale e il credito che deriva dalla partecipazione a quel tavolo ci permette di divulgare il nostro lavoro con un imprimatur istituzionale. Quello che è successo poi è assurdo anche per altri motivi
Ce li vuole spiegare?
Che in Italia si decida di escludere l’associazione più importante nell’impegno su un argomento dal tavolo in cui si lavora proprio su quel problema è già inaudito. La cosa incredibile però è che ogni anno lo stesso Osservatorio ci chiede una relazione annuale da presentare in Parlamento. Lei capisce che è complicato immaginare che si sia trattato di una dimenticanza.

Il punto, chiarisce una nota di Meter, non è la poltrona, anche perché leggendo il decreto di nomina si fa esplicitamente riferimento al titolo gratuito della nomina. La questione è – da un lato – di riconoscimento di un lavoro preciso, dall’altro di una legittimazione che aiuterebbe ancora di più Meter a farsi ascoltare in Europa e nel mondo, aiutando l’associazione a fare meglio il suo lavoro.

Noi di Aleteia abbiamo provato a contattare sia l’Osservatorio sia l’Ufficio Stampa del Ministro Boschi: il nostro scopo era quello di chiedere le motivazioni circa l’esclusione di Meter dall’Osservatorio, quali siano stati i criteri di scelta e quali siano le politiche attive che il Governo vuole mettere in atto per contrastare efficacemente il drammatico fenomeno della pedofilia e della pedopornografia in rete. Per ora senza successo.

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