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12 pale d’altare da vedere almeno una volta nella vita

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Pieter Paul Rubens (1577-1640), La discesa dalla Croce, olio su tela, 420 x 320 cm, Anversa, cattedrale di Notre-Dame © DR

Marie Fournier - pubblicato il 06/09/16

Dal Rinascimento italiano all'arte contemporanea, Aleteia ha selezionato queste opere per voi

Antico e Nuovo Testamento, santi e martiri sono temi che abbondano in queste opere commissionate o di devozione personale. Abbiamo voluto effettuare un percorso estetico e spirituale attraverso i secoli per scoprire o riscoprire i grandi maestri della pittura religiosa.

1. L’Incoronazione della Vergine, del Beato Angelico

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Questa splendida pala d’altare è stata dipinta verso il 1430 dal Beato Angelico per il convento domenicano di San Domenico di Fiesole, vicino Firenze. L’incoronazione della Vergine è una scena descritta nei Vangeli apocrifi ed è stata un tema popolare nel XIII secolo dopo la pubblicazione della Legenda Aurea di Jacopo da Varazze. Il Beato Angelico rappresenta qui la Vergine Maria inginocchiata davanti a suo Figlio, circondata da un coro celeste di angeli e santi, soprattutto domenicani. Si riconoscono San Pietro martire per il cranio insanguinato e San Tommaso d’Aquino che sostiene i suoi scritti teologici, mentre San Domenico è accompagnato da una stella rossa e da un giglio. In seguito il Beato Angelico sarebbe diventato il priore di quel convento. Il quadro si può ammirare nelle sale dedicate alla pittura italiana del Museo del Louvre.

2. Lamento sul Cristo morto, di Andrea Mantegna

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Questa opera atipica, realizzata da Andrea Mantegna verso il 1480, è nota per la prospettiva del corpo di Cristo. Steso su un letto di marmo, il Figlio di Dio si presenta allo spettatore in una posizione poco abituale, inquietante. La vicinanza del corpo defunto permette di contemplare con facilità le stigmate di mani e piedi. Due donne piangono: sua madre e Maria Maddalena, oltre all’apostolo Giovanni. Questi personaggi sono relegati in un angolo, poco visibili, e non mostrano neanche completamente il volto, il che fa concentrare lo sguardo sul protagonista dell’immagine. Ricordano anche la Passione e contribuiscono a dare più umanità alla morte di Cristo. L’opera, che non sembra sia stata frutto di una commissione, può essere ammirata nella Pinacoteca di Brera, a Milano.

3. L’ultima cena, di Leonardo da Vinci

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Opera imprescindibile, questo affresco di Leonardo per il refettorio del convento domenicano di Santa Maria delle Grazie risale agli anni 1494-1498. Venne commissionato dal duca di Milano, Ludovico Sforza, e per questo nella parte superiore dell’opera figura il suo stemma, insieme alle insegne della sua sposa, Beatrice d’Este. Il progetto del duca era quello di fare di Santa Maria delle Grazie il mausoleo della famiglia Sforza. Leonardo da Vinci porta avanti la tradizione medievale di rappresentare l’ultima cena di Cristo nei refettori monastici. L’artista illustra con grande precisione il momento in cui Gesù dice “In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà”, il che suscita reazioni diverse tra i dodici apostoli. Prendetevi il tempo necessario per osservare questo meraviglioso affresco nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano.

4. La Madonna con Gesù Bambino e San Giovannino, di Raffaello

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Più nota come La Bella Giardiniera, quest’opera di Raffaello Sanzio venne dipinta nel 1507 o nel 1508, al termine del suo soggiorno a Firenze. All’interno di una composizione piramidale, la Vergine, circondata da suo Figlio e da San Giovanni il Battista bambino, si erge davanti a un paesaggio campestre. In primo piano, la presenza dei fiori è significativa: le violette alludono all’umiltà della Vergine, mentre l’aquilegia si riferisce alla Passione di Cristo. Non accontentatevi delle fotografie e andate a vedere l’opera dal vivo al Museo del Louvre.

5. Le Nozze di Cana, del Veronese

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Una scenografia incredibile, con abiti sontuosi e colori brillanti, rende Le Nozze di Cana un quadro difficile da dimenticare. Commissionata per il refettorio benedettino di San Giorgio Maggiore, la pala venne dipinta dal Veronese nel 1562-1563. Visto che l’artista viveva a Venezia già da dieci anni, si prese la libertà di trasformare l’episodio biblico in un fastoso banchetto veneziano, mescolando allegramente il sacro e il profano. Troverete quest’opera al Museo del Louvre, collocata proprio di fronte alla Gioconda.

6. Il martirio di San Maurizio, di El Greco

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Dipinto per il palazzo de El Escorial del re Filippo II di Spagna, Il martirio di San Maurizio ha suscitato intensi dibattiti. El Greco eseguì quest’opera tra il 1580 e il 1582 senza essere fedele ai dogmi del Concilio di Trento, secondo l’Inquisizione. In effetti, viene adorato solo Dio, mentre i santi di per sé non possono essere venerati. Gli angeli che fluttuano nel cielo, tuttavia, incoronano il santo, suggerendo una natura divina inaccettabile. La storia di San Maurizio risale alla fine del III secolo, ai tempi dell’imperatore romano Diocleziano. Insieme ai suoi compagni d’armi, Maurizio venne martirizzato per essersi rifiutato di perseguitare i cristiani e perché respingeva il culto dell’imperatore. La leggenda narra anche che aveva trovato la spada del soldato Longino. Si può ammirare questo quadro visitando il monastero reale di San Lorenzo de El Escorial, vicino Madrid.

7. La decollazione di San Giovanni Battista, di Caravaggio

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Commissionato dal gran maestro dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme per la cappella dei novizi, questo quadro di Caravaggio riposa dal 1608 nella cattedrale di San Giovanni de La Valletta, a Malta. Il pittore di origine lombarda rappresenta un momento preciso dell’episodio biblico: il colpo finale dell’aguzzino per staccarela testa dal corpo di San Giovanni Battista. Il vassoio è già pronto tra le mani di Salomè, che si china verso la sua vittima. Il sangue sgorga e un grido silenzioso sfugge dalle labbra socchiuse del prigioniero, a occhi chiusi. Questo capolavoro è – fatto piuttosto raro – firmato dall’artista. Una firma insanguinata, tracciata col sangue del santo, in cui si legge “F Michel Angelo”, che potrebbe alludere al recente ingresso di Caravaggio trai cavalieri dell’Ordine di Malta.

8. La discesa dalla Croce, di Pieter Paul Rubens

Pieter Paul Rubens (1577-1640), La discesa dalla Croce, olio su tela, 420 x 320 cm, Anversa, cattedrale di Notre-Dame © DR
Pieter Paul Rubens (1577-1640), La discesa dalla Croce, olio su tela, 420 x 320 cm, Anversa, cattedrale di Notre-Dame © DR

Nella cattedrale di Notre-Dame di Amberes, il magistrale trittico di Rubens dipinto intorno al 1616 affascina fedeli e visitatori. L’opera, commissionata da una confraternita di maestri archibugieri, costituisce una replica dell’Innalzamento della Croce, dello stesso artista. Le tre parti del trittico sono, da sinistra a destra: la visitazione, la discesa dalla croce e la presentazione di Gesù al Tempio. Influenzato dall’arte veneziana, Rubens ci consegna un’opera commovente in cui il Cristo morto, con il suo pallore e avvolto nel suo manto immacolato, annuncia già la sua imminente resurrezione.

9. Il martirio di Sant’Erasmo, di Nicolas Poussin

Nicolas Poussin (1594-1665), Il martirio di Sant'Erasmo, olio su tela. 320 x 186 cm, Roma, Pinacoteca Vaticana © Pinacoteca Vaticana
Nicolas Poussin (1594-1665), Il martirio di Sant'Erasmo, olio su tela. 320 x 186 cm, Roma, Pinacoteca Vaticana © Pinacoteca Vaticana

Il martirio di Sant’Erasmo, dipinto da Nicolas Poussin nel XVII secolo, è un quadro lacerante. Erasmo da Formia, santo patrono dei marinai, venne martirizzato nel 303, ai tempi di Diocleziano, per non essersi voluto sottomettere al culto pagano. Il pittore illustra il supplizio in modo molto crudo, con l’aguzzino che tira fuori l’intestino del santo e lo avvolge intorno a un argano da marinaio. L’immagine è costruita intorno all’opposizione tra il corpo del martire e la statua d’oro di Ercole, entrambi nudi, uno che soffre e l’altro vittorioso. Per ammirarla, recatevi alla Pinacoteca Vaticana.

10. Il ritorno del figliol prodigo, di Rembrandt

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Opera principale dell’età d’oro olandese, venne eseguita da Rembrandt verso il 1668. Lungi dal rappresentare le feste e il banchetto che accompagnarono il ritorno del figlio, l’artista si concentra sul rapporto tra il padre e il figlio. Il perdono e la contrizione sono il vero tema di questo capolavoro, che si può ammirare al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo.

11. Il Cristo morto con due angeli, di Edouard Manet

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Presentato da Manet al Salone dell’Arte di Parigi nel 1864, Il Cristo morto è un’opera che ha fatto scalpore. I critici hanno denunciato con veemenza il corpo cadaverico di Cristo, che ritenevano troppo realista. Oggi, tuttavia, questo Cristo interpella lo spettatore, che non può fare altro che commuoversi di fronte all’immagine. I palmi aperti e stigmatizzati, gli occhi socchiusi elevati al cielo, il costato ferito dalla lancia: il Figlio di Dio si offre per salvare l’umanità. Scoprite questo quadro al Metropolitan Museum di New York.

12. La tentazione di Sant’Antonio, di Salvador Dalí

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Opera del pittore spagnolo dai baffi stravaganti, La tentazione di Sant’Antonio venne realizzata nel 1946 a New York. Inginocchiato nel deserto, Sant’Antonio nudo cerca di allontanare i demoni surrealisti brandendo una croce. Le tentazioni assumono forme sorprendenti: elefanti dalle grandi zampe, una donna seducente nuda, un obelisco d’oro… L’opera si può ammirare ai Musei Reali di Belle Arti del Belgio, a Bruxelles.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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