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“Kubo e la Spada Magica”, l'origami animato che piacerà anche agli adulti

David Ives - Aleteia - pubblicato il 05/09/16

Un film piacevole a livello visivo – e qualcosa di più profondo rispetto alle solite storie per bambini

È forse comprensibile che “Kubo e la Spada Magica”, l’ultima incursione della Laikanel mondo dell’animazione a passo uno, sia passato perlopiù inosservato in questo periodo estivo.

In bilico tra la classica storia per bambini e la sperimentazione da intenditore, non è il tipo di film animato volto a far felici i bambini per 90 minuti per farli poi andare a comprare un Happy Meal in cui trovare il gadget o altri oggetti correlati. Già questo basterebbe per raccomandarlo.

Piuttosto che mirare a vendere prodotti legati al film, “Kubo e la Spada Magica” vuole guadagnarsi l’attenzione del pubblico. “Se vi dovete distrarre fatelo ora”, dice Kubo (Art Parkinson) all’inizio del film. È un’introduzione rivolta direttamente ai personaggi della storia, ma vale anche per chi guarda la pellicola.

Ogni giorno, Kubo esce dalla grotta nel fianco della montagna in cui vive con la madre malata, Sariatu (Charlize Theron), per andare a raccontare storie agli abitanti del villaggio in cambio di pochi spiccioli. La maggior parte delle storie di Kubo, che illustra animando magicamente piccole figure di origami, riguarda le vicende di un samurai leggendario, Hanzo. Questi racconti eroici sono noti alla gente, ma anche frustranti, perché Kubo non offre mai un finale adatto.

Pochi tra il pubblico sanno che la piccola figura cartacea di Hanzo è basata sul vero padre di Kubo, un grande guerriero scomparso anni prima mentre combatteva contro il nonno materno di Kubo, Moon King (Ralph Fiennes). Questo flagello aveva già strappato uno degli occhi del piccolo Kubo (ricordate che non siamo in territorio Disney), ma prima che il demone potesse reclamare l’altro Hanzo ha sacrificato se stesso di modo che Sariatu avesse abbastanza tempo per fuggire con il bambino.

Ora Kubo e Sariatu vivono da soli nella loro caverna, senza uscire di notte per evitare che le sorelle cattive di Sariatu (entrambe interpretate da Rooney Mara) arrivino a terminare il lavoro iniziato da Moon King.

Ovviamente vengono scoperte dopo che Kubo perde la nozione del tempo mentre partecipa a una cerimonia religiosa che spera gli permetterà di entrare in contatto con il padre defunto. Quando le sorelle attaccano, Sariatu usa tutto ciò che le è rimasto della sua magia per mettere al sicuro Kubo, affidandolo alle cure di un’irritabile scimmia parlante che ha fatto apparire da un amuleto che Kubo teneva in tasca. Piuttosto che rimanere nascosto, Kubo convince Monkey (sempre Charlize Theron) ad aiutarlo a cercare un’armatura leggendaria la cui ubicazione è in qualche modo nota al piccolo origami Hanzo.

Lungo la via, i viaggiatori si avvalgono anche dell’aiuto di Beetle (Matthew McConaughey), una volta samurai e condannato da Moon King a vivere sotto forma di insetto.

L’avventura che segue fa del suo meglio per guadagnarsi l’avvertimento iniziale a non sbattere le ciglia. Un assalto aereo contro uno scheletro gigantesco e un misterioso incontro sott’acqua sono entrambi innegabili sorprese per gli occhi, e colpiscono ancor di più per il fatto che buona parte di quello che appare sullo schermo è stato realizzato a mano e animato inquadratura per inquadratura. Aiuta anche immensamente il fatto che la Laika abbia scelto personaggi visivamente accattivanti piuttosto che ripetere i modelli del film precedente, The Boxtrolls.

“Kubo e la Spada Magica” aspira anche a una narrativa più profonda di quella tipica dei film animati. In tutto il film c’è un senso palpabile di malinconia, soprattutto nelle scene iniziali in cui Kubo si prende cura della madre malata e gli abitanti del villaggio si preparano a rendere onore agli antenati scomparsi. Si parla anche molto dell’aldilà, e c’è un valido sforzo per affrontare le preoccupazioni della vita reale, anche se non sempre in modo comprensibile da parte dei bambini.

Purtroppo, la Laika ha qualche problema a trovare un finale adeguato alla storia. I realizzatori hanno cercato di delineare una via di conversione, ma il problema è che la conversione richiede una scelta, e a Moon King non ne viene data nessuna. È una nota stonata che priva il film di buona parte del suo impatto potenziale, ma pur con questo grande difetto “Kubo e la Spada Magica” è un trionfo artistico, e anche se forse vedendo questo film i vostri figli non rideranno come fanno con tanti altri, almeno non vi assilleranno per comprare i gadget di Kubo nell’istante stesso in cui usciranno dal cinema.

In un mondo che non ha creato, in un’epoca che non ha scelto, un uomo cerca i segni di Dio nel mondo… guardando i film. Quando non fa recensioni per Aleteia, David Ives trascorre il suo tempo esplorando l’intersezione tra cinema a basso o alto budget e cattolicesimo su The B-Movie Catechism.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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