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Racconti commoventi di Madre Teresa per smettere di sopravvalutare i nostri problemi

ROSLAN RAHMAN / AFP

Aleteia - pubblicato il 03/09/16


Ha scoperto che la madre della piccola viveva sotto un albero in mezzo alla strada, dove aveva portato due pietre e preparava da mangiare. Dopo aver ascoltato il racconto della suora sono andata dalla poveretta. Sul volto della bambina ho letto una grande gioia perché era con la madre, che le voleva bene e le stava preparando un cibo delizioso in quel piccolo spazio aperto. Ho chiesto alla piccola: “Perché non volevi restare da noi? Ti avevamo dato tante belle cose”. Mi ha risposto: “Non potevo vivere senza la mamma. Le mi vuole bene”. Il misero cibo che la madre le cucinava per la strada la rendeva più contenta di tutte le cose che le avevo dato. Mentre era da noi non l’avevo quasi mai vista sorridere. Quando l’ho trovata con la madre, in mezzo alla strada, era sorridente. Perché? Perché insieme formavano una famiglia.

[…]

Quando li raccogliamo dal marciapiede diamo loro un piatto di riso. Non li rianimiamo mai. Qualche sera fa abbiamo trovato quattro persone. Una era in condizioni terribili, coperta di ferite e piena di vermi. Ho detto alle sorelle che mi sarei occupata di lei mentre loro assistevano le altre tre. Quando l’ho messa a letto mi ha stretto la mano. Sul volto aveva un sorriso molto sereno e ha pronunciato una sola parola: “Grazie”. Poi è morta. Ecco un esempio della grandezza dell’amore. Quella donna era affamata d’amore e prima di morire l’ha ricevuto. Ha pronunciato una sola parola ma quella parola esprimeva il suo amore pieno di comprensione.

[…]

A New York abbiamo una casa per i malati di AIDS, destinati a morire a causa di quella che io definisco “la lebbra dell’Occidente”. L’ho aperta la vigilia di Natale come regalo a Gesù per il suo compleanno. Abbiamo cominciato con quindici letti per alcuni malati poveri e quattro giovani che avevo fatto uscire di prigione perché non volevano morire in carcere. Sono stati i nostri primi pazienti. Ho allestito una piccola cappella dove, se lo desideravano, questi ragazzi che non si erano mai avvicinati a Gesù potevano tornare da Lui. Grazie alla benedizione e all’amore di Dio i loro cuori hanno subìto un cambiamento radicale.

Durante una visita alla casa sono venuta a sapere che uno di quei giovani era stato ricoverato in ospedale. Mi ha detto: “Madre Teresa, lei è mia amica. Voglio parlarle in privato”. Le altre sorelle sono uscite e lui ha iniziato a parlare. Che cosa mi ha detto? Si trattava di un uomo che in venticinque anni non si era mai confessato e non aveva mai fatto la Santa Comunione. Per tutto quel tempo non aveva avuto nulla a che fare con Gesù. Mi ha confessato: “Sa, Madre Teresa, quando mi viene uno dei miei terribili mal di testa lo paragono alla sofferenza che Gesù ha sopportato quando Lo hanno incoronato con le spine. Quando mi fa male la schiena penso a Gesù quando Lo hanno flagellato. Quando sento quel dolore lancinante alle mani e ai piedi lo paragono al dolore che Gesù ha provato quando Lo hanno crocifisso. Per favore, mi riporti a casa. Voglio morire con lei accanto”.

Ottenuto il permesso del medico, l’ho condotto nella cappella. Non ho mai visto nessuno parlare a Dio con tanto fervore. Tra lui e Gesù vi era un amore così pieno di comprensione. Dopo tre giorni il giovane è morto. E’ difficile capire il cambiamento subìto dal ragazzo. Da che cosa fu determinato? Forse l’amore dolce delle suore lo ha aiutato a capire che Dio lo amava.

(Dal libro “Non c’è amore più grande” di Madre Teresa di Calcutta, Rizzoli)

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Tags:
santa teresa di calcuttasanti e beati
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