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“Io, miracolato da Madre Teresa”

Vatican Insider - pubblicato il 02/09/16

«Siamo grati a Madre Teresa per la nostra famiglia». Sono le parole pronunciate con profonda commozione questa mattina, durante la conferenza stampa in Vaticano, da Marcilio Haddad Andrino, l’ingegnere brasiliano – oggi 43enne – la cui inspiegabile guarigione ha consentito a Francesco di firmare il decreto per la canonizzazione della piccola suora di Calcutta. Andrino ha parlato di famiglia. Sì, perché domenica 4 settembre, in piazza san Pietro, insieme alla moglie Fernanda Nascimento Rocha, ci saranno anche i suoi due figli per festeggiare la futura santa. Proprio quei figli che, data la malattia dell’uomo e le cure alle quali si sottoponeva, non avrebbero mai dovuto nascere.  

Nei giorni scorsi la coppia ha raccontato al Meeting di Rimini la propria storia. E quella “impossibile” guarigione, assolutamente inspiegabile dal punto di vista clinico. Andrino ha iniziato a soffrire di violenti dolori alla testa nel 2006 e nell’ottobre del 2008 gli sono stati diagnosticati otto ascessi cerebrali che gli hanno causato una grave forma di idrocefalia. 

«Avevo una reliquia di Madre Teresa che mi aveva dato il parroco, prima che mi sposassi – ha detto Fernanda dinnanzi alla platea del Meeting come riporta la cronaca di Avvenire –. La mettevo in testa a Marcilio, dove erano localizzati gli ascessi. Recitavo la preghiera di beatificazione e anche quanto mi veniva dal cuore. Non è stato facile, ma questo periodo mi ha arricchito molto, ha arricchito il nostro amore, la nostra fede». «Il 9 dicembre 2008 – prosegue il marito – mi sono svegliato con un mal di testa insopportabile. Qualche ora più tardi mi sono svegliato in sala operatoria, senza più mal di testa, mi sono guardato intorno e ho chiesto: “Che cosa ci faccio qui?”. Sentivo una grande pace dentro di me, ma ancora non capivo che cosa mi stesse succedendo. Il chirurgo mi ha detto: “Visto che stai meglio, non ti operiamo, ma ti portiamo in terapia intensiva. Ti opereremo domani”».Il giorno dopo, invece, gli ascessi si erano ridotti del 70 per cento e l’idrocefalia era scomparsa.  

A Natale l’uomo torna a casa e si confida con il sacerdote da cui era stato seguito durante la malattia. «Nel dialogo con lui è emersa la certezza che Madre Teresa aveva interceduto per noi. Ho capito che Fernanda aveva pregato senza sosta per me. Alla fine, attraversata questa grande sofferenza, abbiamo capito che qualcosa era accaduto. Eravamo certi che fosse un miracolo e il parroco ci ha chiesto di scrivere la nostra storia alle Suore della Carità». La malattia si era manifestata poco dopo il matrimonio e i medici, considerate le cure alle quali l’uomo era stato sottoposto, avevano escluso l’eventualità di una gravidanza. «Eravamo tristi – ricorda Marcilio – ma ci siamo detti: “Se Dio lo vuole, avremo dei figli”. 

Sei mesi dopo il ricovero, l’ingegnere torna al lavoro e, qualche settimana dopo il trasferimento a Rio, la moglie ha iniziato ad avere le nausee.  

Il primogenito viene al mondo il 26 febbraio 2010. Presto si aggiunge un fratellino, nato il 28 agosto 2012. «I miei figli sanno tutto – dice–, ci hanno sempre accompagnati e, quando andiamo dalle suore a pregare, anche loro capiscono e si uniscono a noi. Dopo il miracolo la mia fede è cresciuta tanto. Vedo la Grazia. Ero malato, non riuscivo a camminare, dovevo sempre essere aiutato. Oggi cammino, ho una famiglia e sono molto riconoscente».  

Poi Marcilio sottolinea: «Il messaggio di Madre Teresa è che la misericordia di Dio è per tutti, io e Fernanda siamo persone normali nel popolo di Dio. Dio sceglie a chi far conoscere la Sua misericordia per poter arrivare a tutti, come nel caso di Madre Teresa che curava chiunque, senza fare distinzioni. Spero che la canonizzazione di Madre Teresa insegni ai popoli di avere misericordia gli uni per gli altri. La misericordia di Dio è per tutti, ripeto. Io ho ricevuto questo miracolo, ma Dio sceglie anche te. Tutti noi siamo scelti».  

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