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Come un po’ di sano dubbio in me stessa ha dissolto i miei dubbi su Dio

Marcin-Mazur-UK-Catholic-CC
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Dovevo comprendere che ci sono tante cose che la ragione umana non può capire

“Umiliati, ragione impotente; taci, natura imbecille!” – Blaise Pascal

Mi sono seduta davanti all’Eucaristia. E mi sono resa conto, nel mio essere più profondo, di aver compreso ma di non aver creduto.

Sono una convertita al cattolicesimo. Sono giunta alla Verità quando, quasi 20 anni fa, ero una studentessa di filosofia presso la Saint Louis University. È stata la vitalità della vita dei miei professori e colleghi di fede cattolica ad attirarmi, ma è stato San Tommaso d’Aquino – con la sua meticolosità – a convincermi. Ho gustato la gioia di scoprire che gli insegnamenti della Chiesa erano non solo razionali, ma anche compatibili con la verità parzialmente rivelata da quel grande intellettuale pagano che è Aristotele. Cosa avrei potuto volere di più? Avevo salvezza e rigore intellettuale!

Ma negli anni a venire mi ha assalita il dubbio. E ho iniziato a raffreddarmi. Quando ero in Adorazione di fronte all’Eucaristia, non riuscivo a stare alla Sua Presenza per il semplice fatto che… non percepivo affatto la Sua Presenza. Tutto ciò che avevo era il flebile argomento aristotelico sulla conversione della “sostanza” (pane e vino che diventano il Corpo e il Sangue), mentre gli “accidenti” restano immutati. Questa spiegazione del miracolo dell’Eucaristia era sufficientemente soddisfacente da un punto di vista intellettuale, ma non mi entusiasmava. La mia mente accettava quella posizione, ma nel mio cuore non c’era passione.

Ero in guai seri, perché quando si arriva alla Fede tramite la ragione, si corre il rischio di abbandonarla attraverso la stessa porta. Se la Presenza Reale diventa irrazionale e inaccettabile, allora perché non rifiutare anche la stessa Incarnazione o Resurrezione? Gli angeli, i demoni, le apparizioni di Maria e le guarigioni miracolose possono essere facilmente percepite come delle imbarazzanti farneticazioni di alcuni pazzi superstiziosi.


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Ma Dio è buono, e Lui ha permesso che la ragione mi mostrasse i propri limiti. Il mondo naturale nasconde tanti misteri ed offre innumerevoli esempi di come ciò che sembra assurdo è reale. Abbiamo ad esempio compreso che la materia che possiamo osservare non è che un mero 4,9% della materia dell’intero universo. La materia oscura, che non reagisce in alcun modo alla luce, compone un altro 26,8%. Il resto dell’universo sembra essere senza alcuna sostanza ed è, dunque, totalmente inosservabile. Abbiamo compreso che il modo in cui una farfalla guarda il mondo è radicalmente diverso dalla nostra esperienza (quelle piccole creature riescono a vedere i raggi ultravioletti!), e che quindi è da folli confidare nei nostri sensi per scoprire la totalità della verità. La capacità della ragione di rivelare la verità è limitata alle informazioni che possiamo fornire, attraverso i nostri sensi, alla ragione stessa. E i dati forniti dai nostri sensi sono assolutamente parziali.

In ultima analisi, il dono più grande che Dio ci ha dato attraverso la ragione è la completa comprensione che nulla è esattamente ciò che appare. Dopo aver preso quel palo in faccia, e dopo aver compreso di essere ancora una bambina con la visione sfocata di un neonato, la vitalità della fede è riemersa nella sua potenza. Il dubbio che avevo nei confronti di Dio, esaminato in modo opportuno, mi ha condotta a dubitare di me stessa e della mia abilità di comprendere perfettamente i misteri dell’universo.

È stato meraviglioso aprire questo regalo. All’improvviso tutto mi è sembrato nuovamente possibile. Sapendo che il 68% dell’universo è senza sostanza, l’idea di un angelo inteso come essere spirituale senza sostanza è tornata ad essere meno folle. Il tetro ed oppressivo nulla dell’inferno è diventato in qualche modo comprensibile dopo aver osservato un buco nero che non fa entrare nessun tipo di luce e che assorbe e distrugge tutto ciò che si avvicina troppo al suo abisso. Il miracolo della consacrazione è diventato più palpabile con la consapevolezza che il tempo stesso è illusorio. Quando Cristo ha detto “questo è il mio corpo”, ha pronunciato, pronuncia tutt’ora e continuerà a pronunciare queste parole in momento specifico, permettendoci di essere con Lui in quello specifico momento per l’eternità.


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Quando ho scrollato le spalle, ammettendo che all’inizio non avevo capito nulla, il mio cuore ha potuto fare le sue proprie considerazioni sulla realtà. E cosa ancora più importante, ho potuto iniziare a sperimentare un amore autentico – non come sentimento, ma come qualcosa di reale, vissuto e deciso. Ecco cosa serve per adorare l’Eucaristia, per sperimentare e credere nell’Incarnazione e nella Resurrezione oppure per credere, per quanto possa sembrare ridicolo, nella compagnia di un angelo. Avevo bisogno di questo per poter intravedere quello che San Massimiliano Kolbe ha espresso in queste parole: “Prendi me. Lui ha una moglie e dei bambini”. L’amore si trova al di là della ragione, ci rende follemente passionali e ci dice che l’impossibile è, per quanto assurdo possa sembrare, la cosa più reale che ci sia.

“Chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio” – 1 Giovanni 4:7

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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