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La via imperfetta alla perfezione

durantelallera/Shutterstock
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Ho bisogno che Chesterton mi ricordi che "se vale la pena fare una cosa, vale la pena farla male"

Una frase attribuita a Voltaire dice che “il meglio è nemico del bene”. Chesterton voleva dire qualcosa del genere quando ci ha ricordato che “se vale la pena fare una cosa, vale la pena farla male”. È esattamente ciò che avevo bisogno di sentire questa settimana. Le due frasi mi hanno fatto pensare alle migliaia di volte in cui ho rinunciato a fare una cosa buona – grande o piccola che fosse – dopo essermi resa conto che il tentativo sarebbe stato imperfetto, nella migliore delle ipotesi.

Ho smesso di suonare la chitarra quando ho capito che non sarei mai diventata una chitarrista eccezionale. Abbandonando quindi una cosa buona perché imperfetta.

Prima pregavo di più il Rosario. Ma in questa fase della mia vita sto vivendo una stanchezza particolare che mi impedisce di fare qualsiasi cosa che somigli anche vagamente alla meditazione. Ho deciso quindi che, dal momento che non sarei riuscita a pregare il Rosario come si deve, avrei smesso del tutto di farlo.

Una donna che conosco e ammiro un giorno ricevette una tragica notizia. Non riuscendo a pensare a nulla che fosse la cosa perfetta da dire, decisi di non dire nulla affatto.

Nelle discussioni tendo a tagliare la corda se non mi sento sicura di poter articolare le mie idee in modo appropriato. E poiché non riesco ad esprimerle perfettamente, scelgo di non tentare neanche di spiegare ciò che so (bene).


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Sono tutte cose che vale la pena fare, seppur i risultati potrebbero essere imperfetti. Ma io invece ho contrapposto il buono con l’ottimo, e ho avuto un approccio da “o tutto o niente”. Ho fatto la scelta di considerare il “buono” come di meno valore (o di nessun valore).

E so persino perché agisco in questa maniera. Sono terrorizzata dall’idea della perfezione. Mi sembra così irraggiungibile. A volte, dopo una tazza di caffè forte o un successo inaspettato, mi sembra che la perfezione sia dietro l’angolo; ma quando torno a fare i conti co la realtà, all’improvviso la chimera della perfezione si fa lontana a tal punto che ritengo sia la cosa migliore non provarci neanche.

Ma Cristo ci ha dato il compito, in modo chiaro e diretto, di essere “perfetti com’è perfetto il Padre vostro che è nei cieli”. Non ci chiama ad essere brave persone che fanno del loro meglio, ma ad essere perfetti come Dio stesso. Ecco cos’è che mi terrorizza. Una chiamata troppo elevata per una persona così piccola. A cosa stava pensando, quando Lui ha detto di aspettarsi la perfezione da qualcuno come me?

Dio ha detto: “Per gli uomini questo è impossibile”. Ed era chiaro dall’inizio. Ma poi va avanti dicendo che “per Dio tutto è possibile” (Matteo 19:26). Se continuo a cercare la perfezione senza cadere nella disperazione, dovrò ricordarmi questo passaggio fondamentale: non sono sola.

L’ostacolo più grande alla perfezione è agire come se io debba raggiungerla per conto mio. Non importa quanto intensamente lo voglia, non riuscirò mai a meditare sui misteri del Rosario in modo adeguato. Questo non significa però che io non debba pregarlo lo stesso.


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Ecco perché devo sempre tenere a mente la grande differenza che c’è tra il puntare alla perfezione a tutti i costi (che equivale al fallimento assicurato) e il provare, ogni giorno, ad essere di più come il Padre, donandogli i piccoli frammenti di bontà che riesco a dare (sebbene siano ben lontani dall’essere perfetti) e lasciare che Lui faccia l’impossibile. Sarà Lui a guidarmi lungo il lento e doloroso processo verso la perfezione.

Il meglio si basa sul bene, non vi si oppone. Potrò essere come il mio Padre Celeste soltanto in Cielo, non prima. Fino ad allora, tutto ciò di cui sarò capace sarà fare male delle cose buone. Sapendo bene che i miei tentativi sono imperfetti. Dirò le mie preghiere imperfette e farò i miei imperfetti atti di dolore. Vivrò la mia vita in modo imperfetto, ma mi rifiuterò di rinunciare al bene. A prescindere quanto piccolo o imperfetto possa essere. Almeno potrò consegnare a Dio qualcosa che Lui renderà, in qualche modo, perfetto.

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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