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Potresti essere affetto da accidia, ed è mortale

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È stato definito come il peccato dei nostri giorni, ed è nostro dovere eliminarlo dalle nostre vite

In concomitanza della commemorazione di San Bernardo (20 agosto), First Things ha ripubblicato un articolo sul vizio capitale di accidia, che Bernardo e altri scrittori della tradizione monastica hanno definito “il demone del mezzogiorno” del Salmo 91 e che è descritto come “una forma di depressione, dovuta al rilassamento dell’ascesi, e che porta allo scoraggiamento”.

L’accidia è spesso chiamata il peccato del “bradipo”; ma questo potrebbe portare all’errata interpretazione nel senso di “pigrizia“. In realtà è più simile all’indifferenza intesa come risultato della disperazione. Un sintomo potrebbe essere fare troppe cose che ci distraggono dalla gioia di stare alla Presenza del Signore. Ad esempio scegliere di lavorare invece di pregare o addirittura di andare a Messa.

L’articolo di First Things, scritto originariamente nel 2003, descrive l’accidia come il peccato dei nostri giorni. E in questo, considerando la situazione della nostra società nel 2016, l’articolo ha avuto una carica davvero profetica.


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Questo è stato un anno molto difficile, sia a livello nazionale che mondiale; la nostra nazione sembra devastata sia da disastri naturali che da disordini civili. La campagna elettorale che stiamo vivendo è caratterizzata, in più modi, dal cinismo e dallo spirito di contesa – anche tra amici intimi e parenti stretti – invece che dall’interesse per la cosa comune e dalla partecipazione politica; vediamo sempre più guerre, terrorismo ed angoscia in Europa, in Africa, in Medio Oriente e in Asia.

Ho già scritto riguardo ad opere letterarie escatologiche che raffigurano un mondo senza fede, spiegando come questi scritti possono sostenerci ed incoraggiarci ad essere saldi nella fede durante i momenti difficili. Ho anche scritto riguardo a quel tipo di poesia e musica che può far bene allo spirito. Ma non avevo mai parlato di accidia prima d’ora, nonostante il mio forte interesse negli scritti monastici e la mia personale tendenza a questo particolare tipo di peccato.

Un giorno, mentre guidavo, stavo ascoltando distrattamente Britta Phillips alla radio quando rimasi colpito dal ritornello della canzone “Luck or Magic,” in cui canta: “Non voglio la tua misericordia / non puoi fare a meno di ferirmi / Non voglio che il mio cuore si sporchi”. E mi sono reso conto che le sue parole fossero una – seppur riduttiva – descrizione dell’accidia, benché non penso che lei abbia dato la stessa interpretazione al testo della sua canzone.

A volte è difficile accettare l’amore. Spesso ci facciamo prendere dall’ansia e dubitiamo della sincerità e della buona fede altrui; ci sentiamo inoltre come se accettare l’amore ci faccia sentire in dovere di mettere da parte ogni abitudine egoistica in modo da farci ricambiare quello stesso amore. Soprattutto per le persone che hanno sperimentato divorzio, abuso, abbandono o altri tipi di ferite relazionali, è difficile fidarsi dell’amore umano. Ma è ancora più difficile accettare l’amore di Dio come dono incondizionato, invece che come qualcosa che assomigli alle precedenti (e deludenti) esperienze  relazionali. Questo può portare a fraintendere il ruolo della Confessione: invece di accostarsi al sacramento della Riconciliazione per sperimentare l’amore e il perdono di Dio, a volte si può correre il rischio di viverla come fonte di imbarazzo, di ansia o addirittura di paura.


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Dunque forse è per questo che ci è stato dato l’Anno Giubilare della Misericordia in questo esatto momento. Abbiamo sempre bisogno di ricordarci che l’amore di Dio è nuovo ed è una cosa diversa da tutte le altre, che la Sua misericordia è sempre a portata di mano, che ci è donata in modo gratuito e che dobbiamo sperare che non soltanto noi ne possiamo godere, ma anche tutti coloro che incontriamo. Sperimentare la misericordia di Dio, meditarvi su e mostrarla al prossimo ci porta ad avere una nuova speranza e un rinnovato desiderio di diventare più santi e allegri. Nonostante tutta la sofferenza e le preoccupazioni di questo nostro mondo così caotico.

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]
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