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Quando madre Teresa conobbe CL e chiese: "Liberazione...da cosa?"

Francois LE DIASCORN/Gamma-Rapho via Getty Images

padre Piero Gheddo - Asia News - pubblicato il 30/08/16


La vecchia suora, le ciabatte di pezza ai piedi e la borsa a mano di stoffa ruvida con i manici di legno, aveva un carisma enorme, efficace anche quando diceva, scandendo le parole una per una, le frasi più comuni, come ad esempio «Belong to Christ» (Appartieni a Cristo), «God loves you» (Dio ti ama), «Jesus Christ is the Messia, the Saviour» (Gesù Cristo è il Messia, il Salvatore).
 Nella lunga pausa che poi faceva prima di dire altro, nello stadio si sarebbe sentita volare una mosca. Avevano detto a Madre Teresa che in Italia c’era il problema politico della legge sull’aborto e quindi bisognava essere prudenti, non insistere troppo per non fare politica. La Madre dice solo poche parole: «Io due cose debbo dire e le dirò: primo, la vita è il più grande dono che Dio fa all’uomo, di cui dobbiamo ringraziarlo ogni giorno e siamo tenuti a spendere bene questo dono; secondo: l’aborto è un omicidio».

Nei giorni in cui è rimasta a Milano, Madre Teresa ha avuto alcune lunghe interviste con le Missionarie dell’Immacolata. Ero vicino a lei per registrare e a volte tradurre. Da questi incontri è uscito il libro “Il Popolo della vita – Madre Teresa a Milano –  A cura di Piero Gheddo e Giacomo Girardi” (Emi 1977). Le suore del Pime dicevano che Madre Teresa mangiava pochissimo, dormiva per terra su un tappeto e una coperta, tutte le sere faceva un’ora di adorazione. Poi era molto amabile, amava scherzare, ma aveva un ideale molto forte nella mente e nel cuore: la missione a cui Dio l’aveva chiamata. Quando la Madre visita il Centro missionario Pime di Milano, il nostro istituto lo conosceva già bene. Ma vede la targa di “Comunione e Liberazione” (ospitata nel Centro) e chiede: «Liberazione da che cosa?». «Dal peccato» le risponde pronto il missionario che l’accompagna. «Allora va bene» commenta la Madre, «questa è l’unica liberazione che conta».

Nel novembre 1977 in India, lo stato di Andhra Pradesh (dove il Pime ha fondato sette diocesi) è devastato da uno spaventoso maremoto: un’onda anomala alta 10-12 metri è penetrata sulla terra ferma per 3-4 chilometri di profondità su un fronte di 90 km di costa, portando morte e distruzioni. Si parlava di oltre 100 mila  morti. Sono volato da Milano per portare i primi aiuti raccolti in una quindicina di giorni daAvvenire e dall’Eco di Bergamo (35 mila dollari) e visito la regione colpita col padre Ennio Premoli del Pime, direttore Caritas della diocesi di Vijayawada. Ho ancora ricordi da incubo: un autobus su una grande pianta, una grossa pozzanghera con cadaveri di uomini, donne, bambini, assieme a molti bufali… Per bruciare i cadaveri liberano i carcerati: l’esercito si rifiuta di intervenire per questo compito.

Madre Teresa è sul posto con le sue suore per portare aiuti e organizzare i soccorsi. Decine di migliaia di profughi hanno perso tutto. In un incontro in Prefettura a Vijayawada, la Madre propone e fa accettare da tutti, di accogliere i profughi in templi indù, chiese cristiane, scuole, sedi di seminari e noviziati, ecc. Penso: «Ha un carisma enorme», ma è anche l’aiuto straordinario dello Spirito Santo. E poi mi stupisce la sua vitalità: ho vent’anni meno di lei, eppure alla sera sono distrutto, mentre lei fa ancora un’ora di adorazione seduta su un cuscino per terra alla moda indiana!

Un modello di amore, anche per gli atei

Quando parlava diceva poche parole, ma andava dritta allo scopo. «God loves you» (Dio ti ama) dice al vecchietto che dorme su una panchina del parco del Castello a Milano e quello si commuove e dice: «Ha ragione, solo Dio mi vuole bene. Ho tre figli che non si interessano del loro padre, ma Dio non mi abbandona». «God  bless you» (Dio ti benedica) diceva a tutti quelli che la incontravano. Anche negli incontri informali, la Madre finiva sempre dicendo: «Be holy», sii santo. Anche a me l’ha detto diverse volte.

Sono andato diverse volte in India. Madre Teresa era estranea ai dibattiti sulle nuove teologie; non ha blandito la cultura indiana; non ha cercato i mass media, era molto parca nel rispondere ai giornalisti; non ha parlato del dialogo interreligioso. Poteva sembrare che vivesse fuori del nostro tempo. Invece la sua testimonianza di amore a Dio e all’uomo l’ha resa gradita a tutti: ha inculturato il Vangelo In India, ha stabilito ponti di dialogo con indù e musulmani, ha annunziato Cristo e battezzato numerosi poveri e bambini senza suscitare opposizioni; è riuscita a entrare in paesi comunisti come Cuba e la Cambogia, che perseguitavano la Chiesa e i cristiani.

Non si capisce nulla di Madre Teresa fuori di una logica di fede. La sua vita è tutta basata sulla fede e sull’amore a Dio e all’uomo. Lei ha congiunto in modo indissolubile l’amore a Dio e l’amore all’uomo. L’uno non sta senza l’altro. Tutti ammirano Madre Teresa, ma pochi comprendono che il motore della sua vita era l’amore e la preghiera a Cristo, che vedeva ogni giorno nei lebbrosi, nei poveri, negli ammalati. La santa di Calcutta è un modello per l’Occidente ricco, democratico, evoluto, dove però manca l’amore perché trionfa il denaro e l’egoismo. Stiamo diventando praticamente atei. Non è possibile essere fratelli dei poveri che premono alle nostre frontiere, come i migranti di questi tempi, se non torniamo a Dio e a Gesù Cristo.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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comunione e liberazionesanta teresa di calcutta
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