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Quando madre Teresa conobbe CL e chiese: “Liberazione…da cosa?”

Francois LE DIASCORN/Gamma-Rapho via Getty Images
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Giovanni Paolo II l’ha definita «l’icona della missione nel XXI secolo»: una missione che si giocherà in Asia. Ho incontrato diverse volte questa piccola donna di aspetto insignificante, ma con un carisma straordinario, tanto da meritarsi il Premio Nobel per la pace nel 1979 e l’unica persona straniera ad avere un solenne funerale di Stato in India.

Il primo incontro con la Madre nel 1964, quando sono andato in India con Paolo VI. Poi ho visitato i missionari del Pime col padre Augusto Colombo, che mi porta ad incontrare brevemente la Madre a Calcutta.

«Qui c’è Dio»

Siamo, alla Nirmal Hriday, la Casa dei Puri di Cuore, dove riksciò e carrette scaricano la spazzatura umana trovata sui marciapiedi di Calcutta. Quei poveri morenti, uomini, donne, anziani, sono accolti in alcuni grandi stanzoni e curati con amore. Per la prima volta dormono al coperto, mangiano tre volte al giorno, ricevono cure mediche e medicine. La Madre dice: «Su cento diseredati che accogliamo, in media ne sopravvivono trenta, perché li portano qui già agli estremi liniti della sopravvivenza». Poi ci accompagna nella vicina Shishu Bhavan, il «Paradiso dei bambini», orfani, figli di ragazze madri abbandonati. Una delle suore della Carità mi dice: «Volevo formare una mia famiglia, ma adesso ringrazio la Madre che mi ha mandata qui. Sono così contenta di fare la mamma di questi bambini!». Uscendo dalle due istituzioni di Madre Teresa sono commosso, penso e prego: «Qui c’è Dio!».

Con padre Colombo andiamo al vicino tempio della dea Kalì, la dea della distruzione, dove si fanno sacrifici di animali offerti dai fedeli della dea. Il sangue sprizza dalle gole degli animali sacrificati, i fedeli bruciano incenso e pregano con fervore. Pochi giorni prima, a Bombay, Paolo VI aveva detto che le religioni dell’India sono, nei piani di Dio e nel Concilio Vaticano II, una preparazione all’Arca dell’Alleanza con il Dio di Abramo, il Padre della fede, e poi con l’annunzio di Cristo. Io ci credo, penso e prego: «Anche qui c’è Dio!».

Il secondo incontro con Madre Teresa è quando, il sabato 10 ottobre 1973, si svolge a Milano la prima Veglia missionaria alla vigilia della Giornata missionaria mondiale. In quegli anni del Sessantotto, il sabato sera la città era bloccata da bande di contestatori urlanti, che volevano un mondo nuovo e incominciavano a distruggere quello che già c’era. Quel sabato, 8.000 giovani, con la suora di Calcutta in testa, sfilano cantando e pregando per le vie del centro storico di Milano e si riuniscono in Piazza Duomo per ascoltare Madre Teresa e ricevere la benedizione del Card. Giovanni Colombo. La prima Veglia missionaria, organizzata dal Centro missionario Pime per la diocesi di Milano e le Pontificie opere missionarie, si è poi diffusa in tutta Italia. Due giorni prima, la Madre era giunta a Milano dall’India con una giovane suora, ospitate dalle Missionarie dell’Immacolata (le suore del Pime). Ho accompagnato con altri la Madre dall’arcivescovo di Milano. Il Card. Colombo la riceve nel suo studio. Quando entra, lui si alza e le va incontro con le braccia allargate. Espansivo com’era, le dice: «Madre Teresa, grazie di essere venuta, lei porta la luce nella mia diocesi, la sua presenza farà tanto bene…». La Madre ascolta in silenzio poi dice: «Eminenza, preghiamo molto, per essere strumenti adeguati nelle mani di Dio».

Il dono della vita e l’omicidio dell’aborto

Il più importante avvenimento a cui ha partecipato la Madre in Italia è stata “La Festa della Vita” il sabato 23 aprile 1977 nello stadio San Siro a Milano, strapieno e con migliaia di persone rimaste fuori, alla presenza di tutti i vescovi lombardi. Una grande mobilitazione delle dieci diocesi di Lombardia fortemente voluta dal card. Giovanni Colombo, la più imponente manifestazione pubblica dei cattolici italiani contro la legge sull’aborto. La “Festa della Vita” ebbe grande risalto anche nei giornali laici. Pareva impossibile che i cattolici, già mortificati dal referendum contro il divorzio (1974) e dalla crescita travolgente di una cultura laicista, marxista e anticlericale, potessero avere il coraggio di apparire in pubblico con una tale massa di credenti.

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