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Perché cercare la gratificazione è la radice del male

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A un certo punto della mia esistenza mi sono chiesto da dove provenisse la tristezza che sentivo dentro. Arrivava così, all’improvviso, e sembrava un’idrovora che ingoiasse la mia vita. Pareva invincibile: una specie di demone che si impadroniva del cuore e lo teneva in pugno.

Poi ho chiesto a Gesù. Gli ho detto: cos’è, Gesù, questo stato devastante, di fronte al quale non c’è contromisura né difesa che tenga? Ho lasciato che la risposta emergesse dal profondo, ed è arrivata.

Ho capito che la tristezza prendeva il sopravvento quando ero incompreso, contraddetto, rifiutato. Tutto crollava, in quei momenti, senza che potessi farci nulla. Il problema era la ricerca di gratificazione: se tutto andava bene, provavo una sensazione di benessere; ma in presenza di delusioni e fallimenti, l’idrovora tornava a macinare.

Cercare la gratificazione è la radice del male. L’unica risposta ai nostri desideri più profondi può venire da Dio, che è amore vero. Solo da Lui posso aspettarmi di non essere tradito, ingannato, abbandonato. Solo Gesù è disponibile a spiegare e ad aspettare. Lui solo può insegnarmi che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” (Atti 20,35).

Oggi, appena arriva l’idrovora della tristezza, mi chiedo: che gratificazione sto cercando? Quali attese sbagliate si sono impadronite del mio cuore? Così l’incubo di un tempo è diventato un modo di pensare a Dio, di chiedere a Gesù di gratificarmi di nuovo col suo amore, di insegnarmi a donare con gioia.

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