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Il “monastero ecolologico”: una straordinaria riduzione dei consumi

Monasterio de Poblet

Patricia Navas - pubblicato il 29/08/16

I monaci di Poblet usano il 95% di acqua in meno rispetto a 10 anni fa

La comunità cistercense di Poblet, in Spagna, è riuscita a risparmiare il 95% dell’acqua che si consumava nel monastero nel 2007, quando è iniziato il suo processo di “conversione ecologica”.

L’anima di questa rivoluzione verde, Lluc Torcal, priore di Poblet, fisico e attualmente Procuratore Generale dell’Ordine cistercense, ha spiegato ad Aleteia come ci sia riuscita la comunità: “sistemando il deposito di acqua potabile e la rete di distribuzione, abbassando la pressione delle cisterne e introducendo docce che permettono di lavarsi senza sapone”.

Torcal, che sta esportando questo modello sostenibile nei monasteri cistercensi di tutto il mondo, afferma con grande naturalezza che da tre anni si fa la doccia senza sapone. E il suo aspetto è fantastico.

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Come ci è riuscito? Usando delle docce speciali che contengono delle palline.

“L’acqua si ionizza passando per quelle palline, e applicando l’effetto Lenard esce solo con gli ioni negativi. La parte positiva resta separata da quella negativa. Quando l’acqua cade in uno spazio solido, vengono rilasciati gli ioni negativi e sono salutari”, ha spiegato.

Oltre ad aver impiantato queste docce nel monastero, la comunità ne diffonde l’uso: sono state infatti messe in vendita, e ne sono già state acquistate circa mille.

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Per gli interessati, l’ecodoccia costa 60 euro e in Spagna viene commercializzata dall’impresa galiziana Irisana.

Gestione ambientale integrale

Il risparmio d’acqua è solo una parte della “conversione ecologica” di Poblet. Le ecodocce permettono ai religiosi di risparmiare non solo acqua, ma anche sapone ed energia.

Ma c’è molto di più. In realtà si tratta di “migliorare il nostro rapporto con l’ambiente, di cambiare il nostro modo di vivere”, ha dichiarato Torcal.

Ciò si traduce in azioni che riguardano l’energia (l’elettricità, il riscaldamento, l’acqua calda…), la gestione dei residui, la mobilità all’interno dello spazio monastico, gli acquisti, la produzione dell’orto, il giardinaggio…

Per l’abbellimento del monastero, il prato è stato sostituito con piante autoctone, mediterranee, che resistono di più alla scarsità delle piogge, il che evita l’eccessiva necessità di irrigazione e l’uso di pesticidi.

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Per riscaldare la storica abbazia, è stato introdotto un sistema di riscaldamento aerotermico che ha permesso di diminuire l’uso del gasolio.

È stata anche installata l’illuminazione a led, e tutta l’acqua calda e quasi tutta l’illuminazione esterna derivano dall’energia solare.

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I monaci approfittano anche degli scarti (il compost viene utilizzato come fertilizzante per l’orto, ad esempio), e quando comprano riducono al massimo i contenitori.

Torcal sta esportando tutti questi sistemi a Roma, dove risiede. Lì, nella Casa Generalizia dei cistercensi, è già stata comprata una macchina ibrida (che combina un motore elettrico e uno a combustione).

“Tutto questo ha un prezzo”, riconosce il religioso catalano, “ma c’è un prezzo che non si vede: quello della casa comune. Da questa prospettiva, tutto è più economico, perché l’impatto ambientale derivante dal fatto di usare energia pulita, verde, di gestire bene l’acqua eccetera finisce per essere inferiore”.

“I cambiamenti climatici sono un dato di fatto, e papa Francesco ha lanciato un appello alla conversione ecologica integrale di tutti, a compiere una riflessione sulla situazione del pianeta”, ha sottolineato Torcal.

“Non è una questione di moda, ma qualcosa di profondamente radicato nella visione cristiana del mondo”.

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[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
ecologiamonastero
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