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Chi ha paura delle preghiere per i morti?

Pascal Deloche / GODONG

Costanza Miriano - Il blog di Costanza Miriano - pubblicato il 29/08/16

Aggiungiamo la grande ignoranza dei fondamentali della fede (tra i più arrabbiati diversi sedicenti cattolici), e soprattutto l’esito di decenni di propaganda laicista che con scuole mediocri e mezzi di comunicazione mediocrissimi cerca di formare un popolo convinto di essere solo al mondo, di non avere niente sopra la testa, di non dover un giorno affrontare la morte. Per l’uomo di oggi l’idea di non essere totalmente autodeterminato è intollerabile: schiuma di rabbia e vomita offese, ciò che denuncia chiaramente la sua infelicità. Di fronte a questa umanità non si può che provare tenerezza, e non serve rispondere alle offese. La più bella è “sciacallo da tastiera”: vorrei sapere che ci guadagno chiedendo preghiere. Il mio blog è volutamente senza pubblicità (ci è stata offerta), e per gli oltre dieci milioni di clic non abbiamo preso mezzo euro, ma anzi abbiamo sopportato in due una mole enorme di lavoro, con l’aiuto ogni tanto di qualche amico. Non mi vengono in mente altri guadagni possibili per l’idea dell’indulgenza, sinceramente, ma si sa che il male è negli occhi di chi lo vede. La più ipocrita: la difesa della privacy. Gli elenchi sono pubblici, e ho visto colleghi spiare volti e storie, addirittura con la telecamera (se finisco sotto le macerie mentre dormo per favore pubblicate ovunque il mio nome per il suffragio, anche sui manifesti di dieci metri per dieci, ma se possibile non mi riprendete piena di calcinacci e in sottoveste; e se perdo un figlio non mi inquadrate mentre piango, ma pregate per lui). La più surreale: paragonare le nostre preghiere a una messa nera. La più da premio Nobel: ti denuncio (pensa il magistrato che riceve un esposto; il capo d’imputazione: richiesta di preghiere). La più diffusa: come ti permetti, e se loro non credevano? A parte che nessuno ha avuto da ridire contro i funerali in chiesa, che io sappia, cosa da cui deduco che le vittime fossero battezzate, comunque le preghiere e le messe non possono nulla di fronte alla libertà dell’uomo, confine che ferma, per il suo rispetto nei confronti dei figli, persino l’azione di Dio. Quindi se uno vuole andare all’inferno ci va (ma dubito che qualcuno possa davvero desiderarlo). La più banale: vai a scavare invece di scrivere (immagino che loro invece stessero digitando insulti da sotto le macerie).

Per ciò, andrei avanti con la mia idea. Qui trovate le persone per cui pregare. Chi vuole e può lo faccia senza dirlo a me. Se invece qualcuno lo desidera, può scrivermi qui sul blog ( sposatiesiisottomessa@gmail.com ) o su facebook, e io cercherò di prendere nota, ma senza rendere pubblica la cosa (se posso risponderò privatamente) per non offrire il destro a un’altra ondata di stupidaggini.

Infine, le cose che ho imparato. Non so quantificare l’entità del problema, perché rispetto al berciare di alcuni, ho ricevuto molte più conferme da persone che avevano pensato la stessa cosa e non si capacitavano delle polemiche (e un intero monastero ha aderito), ma di sicuro c’è una fetta della popolazione che pur vivendo nell’Europa che senza le sue radici cristiane non esisterebbe e nell’Italia in cui quasi ogni pietra parla dell’avventura cristiana, sono di un’ignoranza disarmante (per dirne una, ma questi Dante e Manzoni li hanno mai aperti? Hanno alzato la testa dallo smartphone per vedere l’architettura delle loro città disegnata dalle chiese e dai cimiteri e dai conventi e dagli ospedali e dalle biblioteche che dobbiamo ai fratelli cristiani che ci hanno preceduti?). Dobbiamo prepararci a rendere ragione della speranza che è in noi a questo tipo di persone. Dobbiamo sapere che il pensiero unico troverà sempre di più che la fede è ammissibile, ma solo nel privato. Potremo pensare cristiano, ma solo in chiesa. Per esempio, la cosiddetta legge antiomofobia che presto riprenderà il suo cammino prevede che si possa pensare dell’omosessualità quello che dicono san Paolo e il Catechismo solo nei luoghi di culto, ma se lo dici fuori da una chiesa vai in carcere, e ripeto carcere (nella prima stesura della legge non si poteva proclamare il catechismo manco in chiesa). Dobbiamo sapere che forse alfine ci verrà tolta anche la libertà di culto (il burkini è solo una prova di esercitazione).

Infine, dopo quello che è successo, ho pensato con uno sguardo un po’ diverso anche a Papa Francesco, al suo sbriciolare con parole semplicissime la nostra fede, per esempio al suo modo di parlare del matrimonio (tema a me più caro) con i suoi “permesso scusa e grazie” che alle nostre orecchie educate a volte suonano forse meno affascinanti della teologia del corpo di Wojtyla, meno stimolanti di certe lucidissime catechesi di Ratzinger. Il Papa evidentemente sa che sta parlando anche a quel tipo di persone, totalmente digiune dei pur minimi riferimenti, e noi, piccolo gregge, ci dà un po’ per scontati. Sa che siamo quella pecorella, una su cento, che è rimasta dentro l’ovile, e cerca di farsi capire da qualcuno che non sa proprio niente di niente di Dio. Cerchiamo di dargli una mano.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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preghierasocial networkterremoto
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