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“Insieme, con l’aiuto di Maria, ricostruiremo case e chiese”

Vatican Insider - pubblicato il 27/08/16

«Amici tutti, non abbiate paura di gridare la vostra sofferenza, ma non perdete coraggio. Non vi abbandoneremo. Insieme ricostruiremo le nostre case e chiese; insieme soprattutto ridaremo vita alle nostre comunità, a partire proprio dalle nostre tradizioni e dalle macerie della morte. Insieme! Ne sono certo, con l’aiuto della Madonna che mai ci abbandona, vivremo un’avventura straordinaria perché l’amore è più forte del dolore e la vita vince la morte». Sono le parole con cui monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno, ha concluso questa mattina l’omelia pronunciata in occasione dei funerali solenni delle vittime marchigiane del terremoto (49, ma 35 sono le salme presenti) nella palestra comunale di Monticelli. 

Le esequie si sono svolte alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del presidente del Consiglio Matteo Renzi, del presidente del Senato Pietro Grasso e di quella della Camera, Laura Boldrini. Tanta, tantissima la commozione nella palestra allestita per i funerali. 

«Abbiamo pianto e sofferto insieme ma ora è il momento della speranza». «Sui social – ha detto più oltre – molti mi dicono: non ci ripetere le solite cose che dite voi preti. È giusto che lo diciate. Ma se guardate oltre le lacrime scorgerete qualcosa di più profondo. Il terremoto con la sua violenza può togliere tutto eccetto il coraggio della fede. Queste cose che oggi ripetiamo sono una scialuppa quando ci si trova in un mare in tempesta». . Un terremoto – ha detto ancora D’Ercole nell’omelia – è la fine: un boia notturno venuto a strapparci di dosso la vita. La nostra terra, però, è popolata di gente che non si scoraggia. Mi rivolgo soprattutto a voi, giovani, perché tra le 49 vittime, non sono pochi i bambini e i ragazzi sepolti dalle macerie e i primi ad essere estratti a Pescara del Tronto sono proprio due innamorati quindicenni: Arianna e Tommaso. Il terremoto – ha proseguito – è anche una guerra ,perchè la natura non ci perdona. Ecco perché è saggio imparare a dialogare con la natura e non provocarla. Ora, voi ben sapete che i nostri nonni erano contadini, le nostre origini sono contadine. In natura arare è come un terremoto per la terra: si spacca, è ferita, ne esce frantumata in zolle. L’aratro ferisce ma è lo strumento-primo per la nuova seminagione: si ara per preparare la terra a un nuovo raccolto. I sismologi tentano di prevedere il terremoto, ma solo la fede ci aiuta come superarlo. La fede, la nostra difficile fede, ci indica come riprendere il cammino: con i piedi per terra e lo sguardo al cielo». 

«La solidarietà e la responsabilità – ha aggiunto – ci fanno tenere i piedi ben saldi per terra in un abbraccio che ci consente di affrontare insieme le difficoltà e costruire un mondo migliore». 

Il presule ha voluto citare il Don Camillo di Guareschi: «C’è una pagina bellissima, nell’avventura di don Camillo, che narra di una sera malinconica nella quale questo parroco dovette affrontare il dramma di un’alluvione che complicò terribilmente la speranza della sua gente: «La porta della chiesa era spalancata e si vedeva la piazza con le case annegate e il cielo grigio e minaccioso – scrive Giovannino Guareschi -. “Fratelli” disse don Camillo “le acque escono tumultuose dal letto del fiume e tutto travolgono: ma un giorno esse torneranno placate nel loro alveo e ritornerà a splendere il sole. E se, alla fine, voi avrete perso ogni cosa, sarete ancora ricchi se non avrete perso la fede in Dio. Ma chi avrà dubitato della bontà e della giustizia di Dio sarà povero e miserabile anche se avrà salvato ogni sua cosa”».  

Monsignor D’Ercole ha voluto anche ricordare due sorelline, Giulia e Giorgia. «C’è un segno – ha detto – che voglio condividere con voi. Alla sera del giorno del terremoto, mentre recuperavamo il Crocifisso, che è qui oggi, tra le macerie della chiesa totalmente distrutta a Pescara del Tronto, proprio sotto la chiesa i soccorritori stavano tentando di salvare con grande sforzo due stupende sorelline: la più grande Giulia purtroppo morta, ma ritrovata in una posizione protettiva su Giorgia, una bimbetta di scarsi cinque anni, che sembrava spaesata con la bocca piena di macerie. Morte e vita erano abbracciate, ma ha vinto la vita: Giorgia. Anzi dalla morte è rinata la vita perché chi esce dal terremoto è come se nascesse di nuovo».  

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