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Gerusalemme, cristiani e musulmani uniti dalla musica

Vatican Insider - pubblicato il 27/08/16

«La musica è capace di edificare e nutrire legami felici tra persone che, per origine e appartenenza religiosa, sono o si percepiscono estranei e distanti, talvolta persino nemici. La musica tesse collaborazioni e complicità impensate. È ciò che sperimento quotidianamente». Sono parole di David Grenier, canadese, 39 anni, francescano: da due anni dirige l’Istituto Magnificat, scuola di musica della Custodia di Terra Santa situata a Gerusalemme, nella Città Vecchia, presso il convento di San Salvatore. A fondarla, nel 1995, fu l’organista del Santo Sepolcro, il musicista padre Armando Pierucci, che cominciò a dare lezione a minuscolo gruppo di ragazzi su un vecchio pianoforte che giaceva inutilizzato in convento.  

Oggi la scuola, che è possibile frequentare dai 4-5 anni d’età, ha 200 studenti cristiani e musulmani. Gli insegnanti sono 23: alcuni cristiani, la maggioranza ebrei. Sono stati costituiti tre cori e due orchestre che si esibiscono regolarmente in Terra Santa e in molti paesi europei (inclusa l’Italia).  

I rapporti tra i ragazzi

«L’appartenenza religiosa è fattore ininfluente tanto che non saprei nemmeno dire con esattezza quanti dei nostri studenti sono cristiani e quanti musulmani. In questa scuola ci prendiamo cura con grande scrupolo di ogni singolo ragazzo. Il cristiano non si occupa solo dei “suoi”, la sua dedizione è destinata a tutti: questo è il principio guida del nostro istituto», afferma padre David, che aggiunge: «Tra i bambini e i ragazzi la religione non è motivo di divisione: ciò che conta per loro è avere accanto gli amici, fare musica insieme e poterla poi offrire al pubblico. La loro soddisfazione e la loro felicità, quando suonano nell’orchestra, sono palpabili».  

Rita e il suo violino

Alle parole del francescano fanno eco quelle di Rita Tawil, 15 anni, musulmana, studentessa di violino, che racconta: «I rapporti tra gli studenti musulmani e cristiani sono ottimi! Molti dei miei amici sono di fede cristiana: nel mio ambiente è una cosa normale. Frequento il Magnificat da quando ero piccola e mi sono sempre trovata bene. Considero la musica non solo una forma di comunicazione, ma uno stile di vita, speciale e diverso da ogni altro, dunque apprezzo molto l’offerta formativa e le opportunità che l’istituto offre alle giovani generazioni di Gerusalemme».  

Opportunità di lavoro

Nel 2003 il Magnificat ha firmato una convenzione con il Conservatorio Arrigo Pedrollo di Vicenza: segue quindi i programmi dei conservatori italiani e rilascia diplomi riconosciuti dall’Unione Europea. Due anni fa, inoltre, sempre in collaborazione con l’istituto vicentino, è stato avviato il primo ciclo universitario. «Noi francescani, insieme a tutto il corpo docente, ci impegniamo affinché il Magnificat sia un istituto di eccellenza, in grado di formare musicisti qualificati che possano proseguire gli studi anche all’estero o lavorare in Terra Santa», dice padre David. «Nel mondo palestinese, anche grazie all’attività della nostra scuola e ai molti concerti organizzati, l’interesse per la musica è sensibilmente cresciuto negli anni e sono state fondate diverse scuole: ve ne sono, ad esempio, a Betlemme e a Ramallah. I nostri giovani trovano facilmente lavoro; a differenza di quanto accade in Italia, qui si può vivere di musica». 

Laboratorio di pace

In questa terra così duramente provata da decenni di scontri e di tensioni il Magnificat è un laboratorio di buona convivenza: «È un esempio felice che può incoraggiare altri a camminare sulla stessa strada», sottolinea padre David. «Resto consapevole che la nostra opera è piccola cosa, una goccia nel mare, tuttavia penso che, come dice papa Francesco, la pace sia un lavoro artigianale, un lavoro che per noi è fondato sulla cura e l’educazione paziente di ogni ragazzo. Una società cambia quando comincia a mutare la mentalità delle singole persone. Bambini, giovani e adulti di fede diversa, frequentando la nostra scuola giorno dopo giorno, imparano a comprendersi gli uni gli altri, a volersi bene e rispettarsi evitando di erigere i muri della diffidenza e del sospetto. Qui i rapporti sono sereni non soltanto tra i cristiani e i musulmani, ma anche tra gli insegnanti ebrei e gli studenti musulmani e le loro famiglie. Sotto questo aspetto il nostro istituto, fedele allo spirito che anima la presenza francescana in Terra Santa, cerca di essere un ponte fra due popoli che molto hanno sofferto».  

Ruolo strategico

Nel forgiare questa operosa convivenza tra persone di fede diversa che diventa vitale per l’intera comunità, la musica svolge un ruolo strategico: «sono convinto sia una dimensione costitutiva dell’uomo e perciò irrinunciabile per l’esistenza» conclude padre David: «La musica raggiunge ogni persona e consente di conoscere l’animo umano. Io sto studiando la lingua araba ma so che non avrò mai la mentalità di un arabo: tuttavia, quando ascolto un musicista arabo suonare, io so di lui. La musica è impareggiabile nel costruire vincoli tra gli umani e con Dio».  

Riflettendo sulla sua esperienza al Magnificat, Rita osserva: «In quanto linguaggio universale, la musica riesce unire giovani e adulti di origine o religione diversa, essa è di grande aiuto all’edificazione di una convivenza riuscita. Quando suono con un’altra persona non penso alla sua fede o al suo background: il mio unico pensiero è come poter fare insieme buona musica». 

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