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In Francia si vieta l’accesso alle spiagge alle suore? Forse no…

© YASUYOSHI CHIBA / AFP
Two Polish nuns look at people bathing as hundreds of thousands of young Catholic pilgrims attending World Youth Day (WYD) start gathering at Copacabana beach in Rio de Janeiro for a prayer vigil with Pope Francis, on July 27, 2013. In a speech to Brazil's political, religious and civil society leaders earlier, Pope Francis said a "constructive dialogue" was needed to confront the country's social turmoil, referring to the massive street protests that rocked Brazil last month to demand an end to corruption and better public services. AFP PHOTO / YASUYOSHI CHIBA / AFP PHOTO / YASUYOSHI CHIBA
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Il Consiglio di Stato francese sospende il bando del burkini che prevedeva anche per le suore limitazioni all'accesso alle spiagge

Alcuni giorni fa abbiamo detto perché non è una buona idea per i cattolici sostenere il bando francese del cosiddetto “burkini” con alcuni cenni circa il concetto di laicità francese o se vogliamo il suo eccesso: il laicismo, come dottrina fondamentale dello Stato. Oggi colpisce i musulmani, domani colpirà i cristiani. Bene, il “domani” è già arrivato.

Fedele alla sua impostazione ideologica, il vicesindaco di Cannes, Rudy Salles, intervistato da BBC Radio 4 ha spiegato:

“Se Lei vuole andare alla spiaggia in burkini lo si impedisce perché è una provocazione. La religione e lo Stato sono separati completamente. La religione è affare di ciascuno, ma di ciascuno casa, di ciascuno in chiesa e non di ciascuno in strada”. Incalzato dall’intervistatore che gli ha chiesto: “ma questo vale anche per le suore cattoliche, permetterete loro di entrare in spiaggia coi loro abiti?” ha risposto senza incertezza “no, è la stessa cosa”. A riportare la conversazione è il Catholic Herald.

Questo è esattamente il corollario della notizia della notizia di appena due giorni fa circa l’applicazione sulle spiagge francesi delle ordinanze anti burkini. Una serie di foto che hanno fatto il giro del mondo e che per certi aspetti si possono considerare perfino violente, almeno a parere di chi scrive. In sostanza un gruppo di uomini armati impone ad una donna di togliersi i vestiti. Il fatto che l’imposizione venga da rappresentanti della legge lascia ancora più a disagio.

Come riporta il Post:

Dalle fotografie si intuisce che all’arrivo dei poliziotti la donna stava dormendo. Alcuni giornalisti di AFP hanno visto la multa che le ha fatto la polizia, su cui si può leggere che la donna è stata sanzionata per non aver indossato “un abito rispettoso della buona morale e del secolarismo”. Una testimone della scena racconta che alcune persone hanno applaudito l’intervento della polizia e altri hanno gridato: «Vattene a casa!». La figlia della donna piangeva durante l’incidente, ha detto la testimone. La donna multata, che ha voluto farsi identificare soltanto con il suo nome, Siam, ha detto che si trovava in spiaggia con la sua famiglia e che non aveva intenzione di fare il bagno.

Quindi in Francia esiste una “buona morale” la cui applicazione è demandata alle forze dell’Ordine. La domanda sorge spontanea: che differenza ci sarebbe con la polizia religiosa in Arabia Saudita o in Iran? E se in quei paesi – che giustamente condanniamo per l’assenza di libertà religiosa – l’ideologia dello Stato si appoggia ad una interpretazione integrista del Corano, allora qui siamo di fronte ad un tipo identico ma opposto (ma identico lo ripetiamo) di fondamentalismo. Al posto di Dio la nozione di ateismo, e al posto della Sharia la nozione di secolarismo.

Le parole di Papa Francesco rilasciate al quotidiano dei vescovi francesi La Croix lo scorso 16 maggio sono quanto mai utili:

«Uno Stato dev’essere laico. Gli Stati confessionali finiscono male», ma la Francia tende a «esagerare la laicita’» per colpa di «un modo di considerare le religioni come una subcultura, non una cultura vera e propria». Che ha poi aggiunto:«Credo che una laicità accompagnata da una solida legge che garantisce la libertà religiosa offra una cornice per andare avanti – spiega – Siamo tutti uguali, come figli di Dio o con la nostra dignità di persone. Ma ciascuno deve aver la libertà di esteriorizzare la sua fede». La Francia, conclude, «dovrebbe fare un passo avanti su questo tema, per accettare che l’apertura alla trascendenza sia un diritto per tutti».

Aggiornamento ore 15:45 – Il Consiglio di Stato francese – l’organismo più alto in grado della giurisdizione amministrativa francese – ha sospeso l’ordinanza emessa dalla città di Villeneuve-Loubet che vieta alle donne di indossare in spiaggia il cosiddetto “burkini” (o “burqini”), un costume che copre il corpo e la testa usato soprattutto dalle donne musulmane. La decisione è temporanea, in attesa di arrivare a una sentenza definitiva, e benché si applichi solo alla città di Villeneuve-Loubet creerà probabilmente un precedente giuridico per le altre città francesi, circa quindici, che hanno emesso simili divieti nelle ultime settimane (Il Post).

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