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La confessione di Benedetto XVI: nel 2013 lasciai perché troppo stanco

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La Gmg di Rio de Janeiro spinse il papa emerito alla rinuncia del ministero petrino

La stanchezza, gli impegni sempre più gravosi non frenavano i suoi due obiettivi: portare a compimento l’anno della fede e scrivere l’enciclica sulla fede che doveva concludere il percorso iniziato con Deus caritas est. Ma le forze di Benedetto XVI, nel 2013, sono iniziate a venir meno.

LA SVOLTA PENSANDO ALLA GMG

Da qui la confessione, in un’intervista concessa al teologo Elio Guerriero su La Repubblica (24 agosto), sulla scelta di rinunciare alla guida della Chiesa universale. «In particolare – dichiara Joseph Ratzinger – era già stata fissata la data della Giornata Mondiale della Gioventù che doveva svolgersi nell’estate del 2013 a Rio de Janeiro in Brasile. Ora, a questo riguardo, io avevo due convinzioni ben precise. Dopo l’esperienza del viaggio in Messico e a Cuba, non mi sentivo più in grado di compiere un viaggio così impegnativo. Inoltre, con l’impostazione data da Giovanni Paolo II a queste giornate, la presenza fisica del Papa era indispensabile. Non si poteva pensare a un collegamento televisivo o ad altre forme garantite dalla tecnologia. Anche questa era una circostanza per la quale la rinuncia era per me un dovere».

“ANNO DELLA FEDE A BUON FINE”

«Avevo infine – prosegue il papa emerito – la fiducia certa che anche senza la mia presenza l’anno della fede sarebbe comunque andato a buon fine. La fede, infatti, è una grazia, un dono generoso di Dio ai credenti. Avevo, perciò, la ferma convinzione che il mio successore, così come è poi avvenuto, avrebbe ugualmente portato al buon fine voluto dal Signore, l’iniziativa da me avviata».

“CONSAPEVOLE DEI MIEI LIMITI”

Ratzinger si mostra ben consapevole della sua condizione. «Dall’inizio ero a conoscenza dei miei limiti e accettai, come ho sempre cercato di fare nella mia vita, in spirito di obbedienza. Poi vi sono state le difficoltà più o meno grandi del pontificato, ma vi sono state anche tante grazie. Mi rendevo conto che tutto quello che dovevo fare non potevo farlo da solo e così ero quasi costretto a mettermi nelle mani di Dio, a fidarmi di Gesù al quale, man mano che scrivevo il mio volume su di lui, mi sentivo legato da un’amicizia antica e sempre più profonda».

DALLA MADONNA A SAN BONAVENTURA

Poi, aggiunge Benedetto XVI, «vi era la Madre di Dio, la madre della speranza che era un sostegno sicuro nelle difficoltà e che sentivo sempre più vicina nella recita del santo Rosario e nelle visite ai santuari mariani. Infine vi erano i santi, i miei compagni di viaggio da una vita: sant’Agostino e san Bonaventura, i miei maestri dello spirito, ma anche san Benedetto il cui motto ‘nulla anteporre a Cristo’ mi diveniva sempre più familiare e san Francesco, il poverello di Assisi, il primo a intuire che il mondo è lo specchio dell’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino».

LE TELEFONATE DI FRANCESCO

E questa consapevolezza che ha reso ancora più speciale il rapporto con Papa Francesco. «L’obbedienza al mio successore non è mai stata in discussione – premette – Ma poi vi è il sentimento di comunione profonda e di amicizia. Al momento della sua elezione io provai, come tanti, uno spontaneo sentimento di gratitudine verso la Provvidenza. Dopo due pontefici provenienti dall’Europa Centrale, il Signore volgeva per così dire lo sguardo alla Chiesa universale e ci invitava a una comunione più estesa, più cattolica. Personalmente io rimasi profondamente toccato fin dal primo momento dalla straordinaria disponibilità umana di papa Francesco nei miei confronti. Subito dopo la sua elezione cercò di raggiungermi al telefono. Non essendo riuscito questo tentativo, mi telefonò ancora una volta subito dopo l’incontro con la Chiesa universale dal balcone di san Pietro e mi parlò con grande cordialità».

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“RAPPORTO PATERNO-FRATERNO”

Da allora, conclude il papa emerito, «mi ha fatto dono di un rapporto meravigliosamente paterno-fraterno. Spesso mi giungono quassù piccoli doni, lettere scritte personalmente. Prima di intraprendere grandi viaggi, il Papa non manca mai dal farmi visita».

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