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Internet ha 25 anni. Sarebbe ora che imparasse le buone maniere…

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Una invenzione grandiosa è divenuta nel tempo anche un ricettacolo di insulti e conversazioni noiose

Buon compleanno Internet! Oggi ben 25 anni fa il 23 agosto del 1991 il suo inventore, Tim Berners-Lee uno scienziato britannico del Cern permise l’accesso pubblico alla rete World Wide Web, il “www” di tutti i siti per intenderci. Da allora questo strumento è diventato sempre più importante per la vita di tutti noi, anche questo articolo lo leggete perché vi siete collegati col pc o lo smartphone o il tablet al nostro sito. Incredibile come nell’arco di una generazione il monopolio di radio, tv e giornali come fonti di informazione sia stato “mangiato” dalla Rete. E quanto è cambiata in fretta! All’inizio l’interazione tra gli utenti era poca e ristretta a discussioni su temi specifici. Poi sono arrivati i social network, e la Rete è diventata a tutti gli effetti un “luogo”, un “continente” fatto di opinioni, ma anche – a volte spesso – di ingiurie, di risse verbali. Da scambio di saperi, come era nelle intenzioni di Berners-Lee che lo aveva progettato per lo scambio di documenti, a scambio di insulti. Una triste parabola discendente non trovate? Ma stare sui social dovrebbe essere come stare in piazza, perché non proviamo lo stesso senso del pudore o della riservatezza? E’ l’effetto garantito dalla distanza e dall’anonimato. Ecco che nascono nuovi fenomeni come il cyberbullismo o la pedopornografia online da un lato e dall’altro quel diffuso fastidio generato da trolls e haters.

 


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Anche in Vaticano hanno intuito il dramma che si può correre sulla rete, specie per i più giovani, per questo nel 2014 aderisce alla campagna internazionale di mobilitazione “Stop alle minacce su internet“, nel contesto del 25° anniversario della convenzione sui Diritti dell’Infanzia.

Guai a pensare che il virtuale non sia il reale. Anche sul Web esistono “periferie digitali” o “favelas tecnologiche” dove si può naufragare. Molti minori possono essere adescati, irretiti o diventare vittime di pedofilia ad opera di chi, celandosi dietro l’anonimato, approfitta della loro ingenuità. La Santa Sede appoggia in pieno le denunce e iniziative dell’Associazione Meter e del suo fondatore, don Fortunato Di Noto, per bonificare Internet dalle immagini pedopornografiche e dai traffici che le accompagnano e seguono, emerge dalla conferenza stampa tenuta congiuntamente dal sacerdote siciliano e dal cardinal Peter Turkson, presidente del dicastero Giustizia e Pace (La Stampa, 9 dicembre 2014).

Dei trolls si è occupato anche il TIME, che ha dedicato loro una copertina e ha affibbiato loro una responsabilità enorme: “avete rovinato internet”

“Hanno trasformato il web in una fogna di ostilità e violenza. E vedere ciò che stanno facendo al resto di noi è anche peggio”. A scriverlo è il TIME, che ha dedicato la copertina ad uno dei fenomeni più distruttivi della rete: i troll. Il troll è un utente, spesso sotto falsa identità, che trae piacere nel disturbare la quiete pubblica con messaggi provocatori, irritanti, violenti, fuori tema o semplicemente senza senso. Una vera e propria piaga, di cui ci si può rendere facilmente conto leggendo i tanti commenti pieni d’odio sotto le notizie pubblicate sui social network. “Quest’articolo non è una buona idea – scrive il giornalista del TIME, Joel Stein -. Perché ciò di cui si cibano i troll è l’attenzione” (Huffington Post, 22 agosto).

E’ vero che anche il fenomeno dei troll ha diverse sfumature, c’è chi con arguzia “sfotte” utenti sprovveduti per le sciocchezze che dicono o per il loro linguaggio, e c’è chi ha come unico scopo quello di andare contro e rovinare una conversazione sul web solo per il piacere di sminuirla. E spesso fare i bulli, i cosiddetti “leoni da tastiera”…

internet meme

Poi si arriva agli haters, letteralmente “odiatori” e se l’ultima vittima eccellente è stata Justin Bieber che ha chiuso a causa loro il suo account di Instagram (e a costo di sembrarvi insensibile io nemmeno sapevo ne avesse uno…), non vuol dire che la loro furia cieca non si avventi su chiunque:

Chi odia non si ferma davanti a nulla. L’aspetto fisico e i suoi presunti difetti sono i primi a finire nel mirino, specie nel caso delle ragazze. La celebrità? Non è un requisito richiesto. Gli haters agiscono anche contro la gente comune, spesso persone conosciute che vogliono distruggere e senza nascondersi dietro profili falsi. Secondo gli psicoterapeuti, il disprezzo via Web porta i giovanissimi a sviluppare bassa autostima e tendenza a auto-escludersi, fino ad arrivare a sindromi pre-depressive. Viviamo nell’era della dipendenza dai like e dai follower: più su Internet si conquistano «mi piace» e ammiratori, più i ragazzi pensano di essere riconosciuti e apprezzati, sia nella vita virtuale sia in quella reale. E così l’ostilità della Rete rischia di mandare in tilt l’esistenza di chi è più fragile. Vale anche per i famosi, più esposti al pubblico, alla sua curiosità e spesso alla sua cattiveria (La Stampa, 19 agosto).

haters meme

Ma insomma ci vuole tanto a starsene in pace? Sembra di sì, l’educazione che le mamme ci impartivano sul come comportarsi con gli estranei, per strada, in pubblico insomma, avrebbe bisogno di un adeguamento al digitale. Mamme e papà di tutto il mondo: insegnate a gestire un profilo social ai vostri figli! Qualche spunto:

  1. Così come non si mettono i gomiti sul tavolo NON BISOGNEREBBE SCRIVERE TUTTO MAIUSCOLO NEI POST! Perché corrisponde ad URLARE. E non è bello.
  2. Ricordate quando vi dicevano “non si tira il sasso e poi si nasconde la mano”? Se si fa qualcosa bisogna prendersene la responsabilità quindi: foto, nome, cognome. Facile andare in giro sui siti altrui protetti dall’anonimato, no?
  3. Non scrivete
  4. 10 post su facebook
  5. quando ne basterebbe uno solo.
  6. Altrimenti è come non lasciar parlare gli altri, mettendoli in difficoltà nella loro possibilità di rispondere
  7. Non si insulta. Punto. Come non si va a bussare alla porta del vicino per mandarlo a quel paese, non bisognerebbe insultare nessuno nemmeno su internet.
  8. Non bisognerebbe parlare di cose solo per sentito dire, se volete dire qualcosa, postate una fonte autorevole che possa confermare il vostro punto di vista. Ci sono un sacco di siti di alto livello a cui attingere, magari con i documenti originali di quello di cui state parlando. E poi c’è Aleteia 😀
  9. Internet potrebbe essere una “agorà” dove confrontarsi, invece è il “bar sport” dove tutti si lamentano e “signora mia, quanto si stava bene…”. Imparate a contribuire costruttivamente, consideratela la vostra buona azione quotidiana!
  10. Togliete un po’ di ego dalle vostre tastiere, non avete sempre ragione e quando anche ce l’avete non è detto che altri ve la riconoscano, quindi abbiate carità nei confronti di chi non vuole o non può capire, e abbiate la saggezza di sapere quando fermarsi nella discussione e quando ammettere di avere torto. Se non avete né l’una né l’altra pregate! Dio vi ascolta anche senza i social…
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