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Il re del Marocco: fronte comune contro il fanatismo jihadista

Vatican Insider - pubblicato il 22/08/16

Il re del Marocco invita musulmani, cristiani ed ebrei a contrastare insieme «fanatismo e odio». Sono significative le parole che il sovrano Mohammed VI ha rivolto al Paese, indirizzandosi particolarmente ai circa cinque milioni di marocchini che risiedono all’estero. «Di fronte alla proliferazione della diffusione dell’oscurantismo in nome della religione, tutti i musulmani, cristiani ed ebrei, devono costruire un fronte comune per contrastare il fanatismo, l’odio e l’isolazionismo in tutte le sue forme», ha detto il re. 

Mohammed VI ha chiesto ai concittadini di essere pazienti, di sostenere la pace e di vivere in armonia con gli altri abitanti. Ha inoltre chiesto di «mantenere l’impegno sui valori della loro religione così come le loro antiche tradizioni»: è questa la migliore risposta al fenomeno jihadista «estraneo a loro».  

«Condanniamo con forza l’uccisione di persone innocenti», ha detto ancora il re del Marocco riferendosi alla morte dell’anziano sacerdote francese sgozzato nella sua chiesa, bollando come «follia imperdonabile» l’assassinio «di un sacerdote in una chiesa». «Coloro che incitano all’omicidio e all’aggressione» servendosi del Corano, «non sono musulmani» ha detto Mohammed. «I terroristi che agiscono in nome dell’Islam sono individui fuorviati, condannati all’inferno per sempre». 

Il re ha infine osservato che il jihadismo «sfrutta alcuni giovani musulmani, in particolare in Europa, approfittando della loro ignoranza della lingua araba e del vero Islam, per trasmettere loro messaggi e promesse false e sbagliate». Il monarca del Marocco non ha taciuto le responsabilità di «molti gruppi e istituzioni islamiche» che pretendendo di rappresentare «il vero Islam» promuovono la «diffusione di un’ideologia estremista». 

Il discorso del sovrano marocchino arriva nelle stesse ore in cui è stato reso noto il testo di una lettera a Francesco del Grand Ayatollah iraniano Makarem Shirazi di Qom, con la quale l’esponente islamico sciita ringraziava il Pontefice per le parole usate durante il recente viaggio in Polonia a proposito del terrorismo. Come si ricorderà il Papa si era rifiutato di identificare la violenza fondamentalista con la religione islamica. 

È interessante notare come Shirazi, nella lettera, ritenga importanti le prese di posizioni dei leader religiosi di tutto il mondo contro ogni violazione della dignità delle persone, in particolare quelle compiute nel nome della religione. E ricorda di aver condannato l’uccisione di padre Hamel definendola un «attacco terroristico impietoso» attraverso la parola «takfir», che per l’Islam è sinonimo di empietà massima. Con realismo, l’ayatollah Makarem Shirazi ricorda che i gruppi jihadisti non sono ancora stati distrutti perché sostenuti da «potenze arroganti». Un modo per ricordare il ruolo avuto da quanti hanno foraggiato e finanziato i gruppi terroristici per finalità politiche ed economiche, sfruttandoli come utili alleati nelle guerre, salvo poi accorgersi di aver creato dei mostri incontrollabili. 

Due prese di posizione che si aggiungono a quella espressa da Al Azhar e all’iniziativa dei musulmani che in Francia e Italia hanno espresso la loro solidarietà ai cristiani dopo il barbaro omicidio di padre Hamel.  

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