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Madre Teresa e il piccolo Govindo: la grazia di un’adozione inaspettata

ROSLAN RAHMAN / AFP
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Marina Ricci racconta il meraviglioso incontro che ha cambiato la sua vita e quella della sua famiglia

LA MORTE DI MADRE TERESA, NUOVA PARTENZA PER CALCUTTA, LA GIOIA DI RIVEDERE IL BAMBINO

“(…) Arrivai di corsa e la trovai sulla porta, mentre con lo sguardo cercavo già per terra il bambino senza trovarlo. Govindo era dalla parte opposta della stanza, vicino alle finestre, seduto su un seggiolone di legno. Quello che accadde poi è avvolto nella nebbia di un’emozione fortissima. Appena mi vide, il bambino cominciò ad agitarsi, a sorridere, a tentare di emettere suoni dalla bocca. La gioia forzava l’immobilità del suo viso. La sua volontà sfidava la paralisi. (…)Sì, mio figlio mi aveva riconosciuto. (…) Incredula che tutto questo sia capitato proprio a me. Non so neanche spiegare quella sensazione incredibile e indescrivibile che pervade quando ciò che accade si impone a ciò che pensi, quando lo straordinario entra nell’ordinario e vince ogni remora e ogni incredulità. Quando Dio si impone con forza tale da lasciare ammutoliti, incapaci di pronunciare altro se non un monosillabo di assenso. Sì, ho capito che sei Tu. Sì, ho capito che vuoi questo perché lo hai detto in modo così violento, evidente, forte che non si può far finta di non aver capito, di non aver sentito, di non aver visto. Credo che questo sia il miracolo. Questo abbattersi di Dio che non lascia scampo. Questa “grazia grandissima”, come dice sister Frederick, che si può solo accogliere prima ancora che con gratitudine, con sbalordimento”.

Marina e Tommaso sfiniti dalla lunga attesa partono per l’India per andare a prendere Govindo e portarlo finalmente a casa. L’arrivo a Roma è una vera festa, con parenti ed amici ad attenderli all’aeroporto e i figli che corrono e strepitano come matti per conoscere il quinto fratellino, Gogo, come lo hanno già soprannominato. Così comincia la loro vita insieme tra lunghi ricoveri, quotidianità, risate, preoccupazioni, preghiera, sorprese, sacrifico, paura, doni, dolori, piccoli miracoli, grande amore… fino alla morte di Govindo, il 5 novembre del 2010 a diciotto anni compiuti.

Gogo è stato un dono prezioso per la sua famiglia e il libro è la testimonianza intensa di questo regalo magnifico. La sua esistenza fragile, silenziosa, bisognosa di cure, ha permesso ai suoi genitori adottivi e ai fratelli di restare uniti, di pregare insieme in ginocchio nel momento della sua morte, di ringraziare il Signore per un regalo tanto grande. L’arrivo di Govindo li ha salvati dall’inganno del mondo che afferma che vivere è divertirsi, occuparsi di se stessi, capirsi. Insieme hanno così potuto gustare la vera prelibatezza della vita e saggiarne il mistero: amare, accettare l’altro, vivere per lui – soprattutto quando debole e malato- non risparmiarsi, ma consumarsi, donarsi, come ha fatto per tutta la vita la Mamma di Calcutta che il 4 settembre sarà proclamata santa e che ora contempla il Volto di Dio insieme a Govindo e a tutti i suoi bambini già volati in cielo.

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