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Gesù aveva veramente dei fratelli?

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© Wojciech Grzedzinski/ALETEIA

World Youth Days in Cracow. on picture: Volonteer center in Lagiewniki Sanctuary 24th of July 2016, Cracow, Poland Photo by Wojciech Grzedzinski 0048 602358885 wojciech.grzedzinski@gmail.com wojciechg

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 19/08/16

Tra le ipotesi prevale quella che non avesse fratelli ma cugini paterni. Vi spieghiamo perché

Gesù di Nazareth aveva davvero dei fratelli? Nel Nuovo Testamento e in alcuni scritti di autori cristiani successivi sono presenti diversi accenni a “fratelli di Gesù” (Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda) e “sorelle” (anonime).

Data la sporadicità degli accenni del Nuovo Testamento e la polisemia del termine “fratello” nelle lingue semitiche sono state proposte diverse interpretazioni: fratellastri, figli di un matrimonio precedente di Giuseppe (tradizione ortodossa); fratelli di sangue, figli di Maria e di Giuseppe (tradizione protestante recente); cugini di Gesù (tradizione cattolica e primi riformatori).

La questione dunque, se limitata all’esame del solo Nuovo Testamento, non può trovare una soluzione certa. Se però si estende l’esame alle fonti storiche extra-bibliche, tralasciando l’apocrifo e leggendario Protovangelo di Giacomo, l’unica opzione possibile è l’interpretazione come cugini: Egesippo (metà II secolo) afferma per esempio, dopo aver parlato di Giacomo «fratello» di Gesù, che Simone era «ancora figlio di Clopa, zio del Signore» e «secondo cugino del Signore», intendendo implicitamente Giacomo come «figlio di Clopa» e «cugino del Signore» (cit. in Eusebio, SE 4,22,4).

FRATELLO NELL’ANTICO TESTAMENTO

Il termine ‘fratello’ e derivati è largamente usato nella Bibbia e non sempre con lo stesso significato.

Nei 39 libri che compongono il testo masoretico, detto anche Antico Testamento ebraico, il termine ebraico e aramaico ‘ah (fratello) compare 635 volte. Secondo il Lexicon Hebraicum et aramaicum veteris testamenti dello Zorell, pietra miliare dello studio dell’ebraico biblico, il termine ampiamente polisemico può avere 17 significati diversi. In particolare:

“fratello”, cioè figlio degli stessi genitori: ad esempio Caino e Abele (Gen 4,1-2); Esaù e Giacobbe (Gen 25,24-26, dove si tratta propriamente di gemelli); Mosè, Aronne e Miriam (Nm 26,5).

“fratellastro”, cioè fratello dello stesso padre ma madre diversa: ad esempio i dodici figli che Giacobbe ebbe da quattro donne diverse (Gen 35,22-26; 37,4; 42,3; 42,4; 42,13);

“parente” o “cugino“, cioè generico appartenente alla cerchia familiare (cugino di vario grado, nipote = figlio del fratello): ad esempio Abramo chiamava ‘fratello’ suo nipote Lot, figlio del fratello Aran (Gen 11,27; 13,8; 14,14.16).

FRATELLO NEI TESTI IN GRECO CLASSICO

Nei testi di ambiente greco classico, la parola adelfos (fratello) indica effettivamente il fratello carnale, figlio degli stessi genitori. Il concetto di fratello couterino insito nell’etimologia del termine viene tuttavia ampliato ed esteso ai figli di uno stesso genitore, compreso il padre. Adelfos può quindi indicare il fratello in senso stretto, oppure il fratellastro.

Non mancano delle eccezioni a questa regola. L’imperatore Marco Antonino, per esempio, chiama adelfos il padre di suo genero, Severo. Esiste poi un iscrizione greca risalente al III secolo a.C. in cui una donna, maritata a suo cugino, viene chiamata sua sorella e moglie.

A volte, poi, il termine adelfos viene utilizzato con intento elogiativo, indipendentemente dai rapporti di parentela: per es. Caligola chiama Tiberio, figlio di Druso e di sua zia Livilla, per discendenza cugino, per affetto fratello .

Nei testi ellenistici di provenienza orientale il termine adelfos assume una gamma di significati ancora più ampia: secondo l’esperta papirologia Orsolina Montevecchi (1957), nei papiri esso può significare fratello (o sorella) in senso stretto, ma anche cugino, cognato, parente, marito (o moglie).

Tale ampiezza di significati è ben documentata nei testi greci provenienti da ambienti semitici.

FRATELLO NEL NUOVO TESTAMENTO

Nei 27 libri del Nuovo Testamento, il termine adelfòs (fratello) e derivati compare 343 volte, il femminile adelfè 26 volte.

Anche in questo bisogna tenere conto della polisemia che caratterizza il termine semitico. In particolare può indicare:

“fratello” in senso proprio, figli degli stessi genitori: ad esempio i fratelli Giacomo e Giovanni sono figli di Zebedeo con la stessa madre (Mt 4,21; 27,56);

“fratellastro”, avendo un solo genitore in comune: ad esempio in Mt 1,2 Giacobbe è detto padre di Giuda e dei sui fratelli, alcuni dei quali (sei su tredici) erano figli di altre mogli di Giacobbe; Erode Antipa è detto fratello di Filippo (Mt 14,3; Lc 3,1), ed entrambi erano figli di Erode il Grande ma con mogli diverse (rispettivamente con Maltace e Cleopatra di Gerusalemme);

“parente” o “cugino”: nel Nuovo Testamento non si trova alcun esempio che possa essere chiaramente ed esplicitamente ricondotto a tale significato, come avviene ad esempio nel caso di Abramo e Lot nella LXX che sono esplicitamente descritti come ‘fratelli’ (Gen 13,8 nonostante la parentela sia indiretta 11,27)

LE DIFFICOLTA’ DI INTERPRETAZIONE

L’interpretazione esatta dei “fratelli” di Gesù è difficoltosa anche per altri motivi, oltre all’aspetto semantico. I testi del NT che parlano di essi sono pochi, e in tutti i casi si tratta di poco più che accenni. Inoltre l’intento degli autori neotestamentari era prevalentemente teologico, non propriamente descrittivo-cronachistico: ad esempio si sorvola su luogo, data di nascita e di morte di Gesù, tappe del suo ministero itinerante.

Allo stesso modo nessun passo del NT contribuisce a risolvere in modo chiaro e indiscusso alla questione. Infine i nomi dei quattro “fratelli” (Giacomo, Giuseppe, Giuda e Simone), nonché il nome Maria, erano particolarmente diffusi nella Palestina dell’epoca, e questo crea confusione nelle possibili identificazioni dei “fratelli” con altri personaggi (in primis gli apostoli Giacomo di Alfeo, Giuda Taddeo, Simone Zelota).

DOVE SI PARLA DEI FRATELLI DI GESU’

Si fa cenno, esplicitamente ai fratelli di Gesù in Mt 12,46-50:

“Mentre egli parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: “Ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti”. Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; 50 perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre”.

E ancora: Mc 3,31-34; Lc 8,19-21; Mt 13,53-57; Mc 6,1-4; Lc 4,16-30; Giovanni 2,12, Giovanni 7, 3-10.

Accenni sono contenuti in Atti, Colossesi, Galati:

«Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui» (1,14);

«Non abbiamo il diritto di portare con noi una donna credente, come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?» (9,5);

«degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore» (1,19).

Un esame oggettivo limitato a questi passi, gli unici del Nuovo Testamento nei quali si parli esplicitamente di “fratelli”, conduce alle seguenti considerazioni:

i nomi dei quattro fratelli sono Giacomo, Ioses (variante ellenista di Giuseppe), Giuda e Simone; fratelli e sorelle appaiono sempre in compagnia di Maria, madre di Gesù. Di loro però non viene mai indicata una parentela diretta con Maria o Giuseppe. Solo Gesù viene indicato come “figlio di Maria” o “figlio di Giuseppe”

LE TRE IPOTESI

La questione dell’interpretazione degli adelfòi di Gesù, data la frammentarietà e ambiguità delle fonti, è controversa. Tre sono le ipotesi che circolavano già nei primi secoli della cristianità, secondo le quali il termine greco adelfòi può corrispondere a: fratellastri, cioè figli di Giuseppe con una prima moglie di cui sarebbe rimasto vedovo prima di risposarsi con Maria; fratelli; cugini o parenti.

FRATELLI 

1_fratelli

L’ipotesi dei ‘fratelli’ di Gesù come fratellastri, cioè figli di Giuseppe avuti da un precedente matrimonio con Maria, è quella più antica: è attestata per la prima volta nel Protovangelo di Giacomo, testo apocrifo redatto attorno alla metà del II secolo. In esso viene descritta la miracolosa scelta di Giuseppe sposo di Maria tramite la fioritura del bastone, alla quale Giuseppe obietta: “Ho già figli e sono vecchio, mentre lei è giovane. Non voglio apparire ridicolo tra i figli di Israele” (9,2; v. anche 17,1-2; 18,1). Il nome della prima moglie di Giuseppe non è precisato né in questo testo né in altri apocrifi.

Nonostante il Protovangelo sia un testo antico, vicino agli eventi narrati, contiene (come gli altri apocrifi) numerosi elementi di stampo leggendario, sia per quanto riguarda la gratuita miracolosità di alcuni eventi (il tempo che si ferma, la levatrice incredula…) sia per quanto riguarda il confronto con altre fonti storiche (il collegio per bambine meritevoli all’interno del tempio non trova altri riscontri, oltre ad apparire inverosimile data la ieraticità del luogo).

FRATELLASTRI 

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L’interpretazione dei “fratelli” come altri figli di Maria e Giuseppe avuti successivamente a Gesù (fratelli carnali o germani) è stata avanzata da Elvidio, oscuro personaggio probabilmente discepolo di Aussenzio, vescovo ariano di Milano. L’opera è andata perduta, per cui non ci sono note nel dettaglio le varie argomentazioni, ma è conoscibile indirettamente dallo scritto che Girolamo redasse nel 383 in sua risposta. Da quanto si desume da Girolamo, Elvidio negò anche la nascita verginale di Gesù, attribuendola a un normale rapporto sessuale dei genitori.

CUGINI MATERNI 

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Girolamo sostiene contro Elvidio che i “fratelli” erano cugini materni di Gesù, figli di Alfeo e Maria di Cleofa, sorella di Maria madre di Gesù. Girolamo però non identifica Alfeo con Cleofa.

Nelle sue argomentazioni Girolamo non tiene conto dell’improbabilità di due sorelle con lo stesso nome e non considera le informazioni di Egesippo circa Clopa (Alfeo-Cleofa) come zio paterno di Gesù.

Il magistero cattolico, in particolare nel Catechismo della Chiesa cattolica n. 500, si è pronunciato riaffermando l’interpretazione dei cugini ma non ha espresso pareri circa l’identificazione di Cleofa-Alfeo e il legame di questi, come anche dell’ “altra Maria”, con la sacra famiglia.

CUGINI PATERNI 

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La Catholic Encyclopedia nel 1907 opta decisamente per l’ipotesi dei cugini e, per quanto lasci aperta la possibilità del cugini materni, preferisce l’ipotesi dei cugini paterni: i 4 “fratelli” vanno identificati con i figli di Alfeo-Cleofa, zio paterno di Gesù, e sua moglie Maria di Cleofa, cognata di Maria.

La Catholic Encyclopedia accetta anche la possibile apostolicità di Giacomo («può essere considerata certa»), identificato con Giacomo di Alfeo, e Giuda («con buona ragione»), identificato con Taddeo. Quanto a Simone, la sua identificazione con il Simone Cananeo o Zelota viene presentata con più prudenza («qualche possibilità»).

L’effettiva parentela delle indefinite “sorelle” di Gesù è solitamente assente nella riflessione degli studiosi, ma è statisticamente preferibile che fossero anch’esse cugine di Gesù, sorelle carnali dei quattro cugini.

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