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“Dio mi ha spinto ad aiutare la mia avversaria”

Ian Walton/Getty Images
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Per Abbey D'Agostino è la fede la forza motrice della sua carriera atletica

Dopo essere inciampata su un’atleta rivale durante la gara di 5000 metri femminili, la statunitense Abbey D’Agostino avrebbe potuto continuare a correre. Il suo allenatore le aveva addirittura detto, prima della gara: “Se dovessi cadere… rialzati, scrollati la polvere di dosso, dà una rapida occhiata intorno e torna subito a correre”. Lei invece si è girata verso l’avversaria, la neozelandese Nikki Hamblin, e l’ha aiutata a rialzarsi, incoraggiandola a finire la gara, dicendole “Alzati, non abbiamo ancora finito qui”.

Prima di quel momento la Hamblin non aveva mai incontrato la D’Agostino, ed è rimasta scioccata dalla sua disinteressata preoccupazione nel bel mezzo di una competizione olimpica. Hamblin ha successivamente commentato così quel momento: “Lei è lo spirito olimpico fatta persona… Non l’avevo mai incontrata prima. Mai. Non è meraviglioso? Che donna straordinaria”.

Hamblin e D’Agostino hanno continuato a correre, fianco a fianco. La D’Agostino è uscita dallo scontro ben più infortunata della Hamblin, facendo fatica a terminare la gara.

Nonostante abbia provato molto dolore durante la corsa, la D’Agostino è riuscita a terminare la gara (dietro alla Hamblin) ed è stata poi portata via su una sedia a rotelle. Entrambe le atlete sono riuscite ad arrivare in finale; ma dopo una risonanza magnetica a cui si è sottoposta mercoledì, la D’Agostino ha scoperto di avere uno strappo al legamento crociato anteriore. Per diverso tempo non sarà più in grado di correre.

Quanto accaduto è stato definito come “l’autentico spirito olimpico” e un “grandioso esempio di sportività”. Ma sarebbe meglio definirlo “un’espressione della profonda fede cristiana della D’Agostino”.

L’atleta ha dichiarato ai media: “In quegli attimi ho agito d’istinto, ma l’unico modo con cui posso razionalizzare quanto successo è che Dio ha preparato il mio cuore a reagire in quel modo… Per tutto il tempo mi ha mostrato che la mia esperienza qui a Rio sarebbe stata qualcosa di più di una semplice performance atletica… e appena Nikki si è alzata, ho capito che era quello il caso”.

D’Agostino non ha mai fatto mistero della sua fede in Dio, parlandone spesso sui social media. Per lei la fede è la forza motrice della sua carriera atletica, come detto anche in un’intervista di Julia Hanlon.

“Ho sentito pace interiore, perché sono consapevole di non correre soltanto con la mia forza. E penso che aver ammesso le mie paure davanti a Dio sia stato il segreto di quella pace. Volevo conoscere un Dio che operasse nella mia vita in questo modo”.

Oltre ad allenarsi seguendo una prassi rigida, la D’Agostino si sveglia ogni mattina ascoltando musica d’adorazione, leggendo la Bibbia e registrando su un diario tutte le grazie ricevute. Anche il riposo domenicale è stato una parte importante della sua vita fisica e spirituale, permettendo al suo corpo di recuperare la fatica, e alla sua anima di elevarsi nella preghiera. Spesso sente la presenza di Dio mentre corre, sentendosi ancora più motivata ad andare avanti e fare del suo meglio.

Quel semplice atto di gentilezza della D’Agostino non le farà ottenere medaglie olimpiche, e l’episodio potrebbe non venire annotato nei registri ufficiali. Ci sarebbe potuta essere una standing ovation in suo onore prima della gara di venerdì, ma l’infortunio non le permetterà di godere di tale momento. Ma il suo altruistico atto di bontà continuerà ad ispirare persone negli anni a venire; rimarrà a lungo nei nostri cuori, molto di più di tutte le medaglie d’oro vinte in quella stessa sera.

Con il suo gesto la D’Agostino ha mostrato al mondo che vincere non è tutto. Come ha detto una volta Madre Teresa, “Dio non pretende da me che abbia successo. Dio mi chiede di essere fedele”.

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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