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“Giustizia e amore per donne e bimbe vittime di violenze!”

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Basta bambine «costrette a lavori disumani». Così come non devono più esserci «donne sopraffatte dal dramma della violenza». Nel giorno della Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, papa Francesco all’Angelus dalla finestra dello studio nel Palazzo apostolico vaticano invoca giustizia e amore per le ragazze e signore di tutto il mondo vittime della «prepotenza dei potenti» di ogni genere. Poi, lancia un appello di pace anche per «il Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo», recentemente colpito «da nuovi massacri, che da tempo vengono perpetrati nel silenzio vergognoso»; questa popolazione «fa parte dei tanti innocenti che non hanno peso sull’opinione mondiale».

«La pagina evangelica dell’odierna festa dell’Assunzione di Maria al cielo – ha esordito il Pontefice prima dell’Angelus – descrive l’incontro tra Maria e la cugina Elisabetta, sottolineando che “Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda”. In quei giorni – spiega – Maria correva verso una piccola città nei pressi di Gerusalemme per incontrare Elisabetta. Oggi la contempliamo nel suo cammino verso la Gerusalemme celeste, per incontrare finalmente il volto del Padre e rivedere il volto del suo Figlio Gesù».

«Tante volte – ricorda – nella sua vita terrena aveva percorso zone montuose, fino all’ultima tappa dolorosa del Calvario, associata al mistero della passione di Cristo. Ora la vediamo giungere alla montagna di Dio, “vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle” – come si legge nell’Apocalisse – e varcare le soglie della patria celeste».

La Madonna è stata la prima a credere nel «Figlio di Dio, ed è la prima ad essere assunta in cielo in anima e corpo. Per prima ha accolto e preso in braccio Gesù quando era ancora bambino, ed è la prima ad essere accolta dalle sue braccia per essere introdotta nel Regno eterno del Padre».

La Vergine, «umile e semplice ragazza di un villaggio sperduto nella periferia dell’impero, proprio perché ha accolto e vissuto il Vangelo, è ammessa da Dio – evidenzia – a stare per l’eternità accanto al Figlio»; ecco,  è «così che il Signore rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili.
 
Dunque l’Assunzione di Maria è «un mistero grande che riguarda ciascuno di noi, riguarda il nostro futuro. Maria, infatti, ci precede nella strada sulla quale sono incamminati coloro che, mediante  il Battesimo, hanno legato la loro vita a Gesù, come Maria legò a Lui la propria vita».

E la Festa di oggi «preannuncia i “cieli nuovi e la terra nuova”, con la vittoria di Cristo risorto sulla morte e la sconfitta definitiva del maligno».

Per questo «l’esultanza dell’umile fanciulla di Galilea, espressa nel cantico del Magnificat, diventa il canto dell’umanità intera, che si compiace nel vedere il Signore chinarsi su tutti gli uomini e tutte le donne, umili creature, e assumerli con sé nel cielo».

Papa Bergoglio invita quinti a pensare «in particolare alle donne sopraffatte dal peso della vita e dal dramma della violenza, alle donne schiave della prepotenza dei potenti, alle bambine costrette a lavori disumani, alle donne obbligate ad arrendersi nel corpo e nello spirito alla cupidigia degli uomini». Affinché «possa giungere quanto prima per loro l’inizio di una vita di pace, di giustizia, di amore, in attesa del giorno in cui finalmente si sentiranno afferrate da mani che non le umiliano, ma con tenerezza le sollevano e le conducono sulle strade della vita fino al cielo».

Poi Francesco aggiunge senza leggere il testo scritto: «Maria era una fanciulla che ha sofferto tanto nella sua vita: ci fa pensare a queste donne che soffrono tanto; chiediamo al Signore che lui stesso le “afferri per la mano” e le porti nelle strade della vita e le liberi da queste schiavitù».

Dopo l’Angelus di Ferragosto, il Vescovo di Roma affida «alla Regina della pace, che contempliamo oggi nella gloria celeste, ancora una volta le ansie e i dolori delle popolazioni che in tante parti del mondo sono vittime innocenti di persistenti conflitti.Il mio pensiero va agli abitanti del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, recentemente colpiti da nuovi massacri, che da tempo vengono perpetrati nel silenzio vergognoso, senza attirare neanche la nostra attenzione. Fanno parte dei tanti innocenti che non hanno peso sull’opinione mondiale».

Infine, augurando «una buona festa dell’Assunta a tutti voi qui presenti e a coloro che si trovano nei vari luoghi di villeggiatura», rivolge un pensiero «a quanti non hanno potuto recarsi in vacanza, specialmente agli ammalati, alle persone sole e a chi assicura in questi giorni di festa i servizi indispensabili per la comunità».

Il consueto congedo: «Vi ringrazio di essere venuti e, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!».
 

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