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ESCLUSIVA. La straordinaria avventura di padre Federico Lombardi, fedele collaboratore di tre papi

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Dopo 10 anni da portavoce della Santa Sede, e 26 anni alla guida della Radio Vaticana, il sacerdote gesuita traccia un bilancio del lavoro svolto

In occasione dei suoi viaggi, aveva la capacità di entrare nella storia, nella cultura, nello spirito delle diverse nazioni a cominciare naturalmente dalla sua Polonia. Lavorando alla Radio Vaticana, che ha sempre cercato di essere multi linguistica, multiculturale, aperta alle differenze e alle varietà delle culture, delle loro specificità, mi coinvolgeva moltissimo. Quindi Giovanni Paolo secondo me è stato maestro dei popoli oltre che dei singoli.

E poi la sua fede profonda, che si manifestava nei momenti di preghiera personale che lui aveva in modo evidente, raccolto e forte anche in mezzo alla grande confusione, alle grandi attese dei viaggi che svolgeva. Si capiva che c’era un rapporto personale con Dio al centro della sua vita, della sua attenzione, del suo servizio e in questo senso la sua canonizzazione ha corrisposto a una testimonianza di vita nella fede molto chiara.

L’11 luglio 2006 papa Benedetto XVI l’ha nominata direttore della Sala Stampa della Santa Sede. Quali sono stati i momenti più difficili in questa missione? E i momenti più belli? Cosa porta nel suo cuore del rapporto con Papa Benedetto?

Padre Lombardi: Certamente ho partecipato profondamente alla vicenda del pontificato e quindi anche di quelle che possono essere state le grandi sfide che lui ha vissuto. Devo dire che i momenti difficili sono stati dei momenti di sfida in cui il Papa ha affrontato con grandissimo coraggio e disponibilità delle situazioni impegnative per la Chiesa. Possiamo pensare al dibattito con l’Islam, alle situazioni delle crisi per la Chiesa per gli abusi sessuali da parte del clero, o ad altri dibattiti interni della curia romana che poi si riflettevano anche sull’opinione pubblica. Sono situazioni in cui Benedetto ha affrontato con grandissimo coraggio e ha posto le premesse per fare dei passi in avanti nella Chiesa, proprio sulla base di una sofferenza personale per le difficoltà, ma di un grande coraggio e di una grande sincerità.

Io sono convinto che queste difficoltà siano le basi su cui sono stati fatti dei grandi passi in avanti, per esempio nell’affrontare con obiettività e profondità il rapporto con il mondo musulmano, la tematica della violenza di cui viviamo l’attualità, la profondità e la grandissima ampiezza che ha. E lui lo ha affrontato con chiarezza e con coraggio e noi ci rendiamo conto che toccava dei punti che rimangono storicamente da affrontare da parte del mondo musulmano e da parte nostra in dialogo col mondo musulmano stesso.

Per quanto riguarda la vicenda degli abusi, su questo lui già prima come Prefetto per la dottrina della Fede e poi come Papa, ha posto dei principi delle basi di procedura, di atteggiamento corretto da parte della Chiesa, per quanto riguarda la prevenzione, il riconoscimento leale degli errori, che hanno dato un orientamento su cui Papa Francesco può continuare a costruire. Ma è stato Benedetto ad impostare ed affrontare il modo di affrontare questa tematica così dolorosa e complessa.

E poi per quanto riguarda le discussioni interne sul funzionamento della curia, sulla trasparenza, sull’adattamento di un sistema di norme e di amministrazione che sia all’altezza delle esigenze della cultura attuale, della corretta amministrazione a livello internazionale ha messo in moto tutta una serie di norme legislative e normative su cui si continua a lavorare e che stanno portando dei loro frutti. Per cui, mi sembra una persona che ha affrontato con pazienza e semplicità, in modo leale, dei grandi problemi. Io sono stato contento di poter collaborare a questo tipo di impegno.

Naturalmente non dobbiamo dimenticare i momenti bellissimi che ci sono stati in questo pontificato, come il viaggio nel Regno Unito, il viaggio negli Stati Uniti e molte altre occasioni che sono stati dei momenti di incontro con dei popoli che non erano in maggioranza cattolici e che sono stati estremamente festosi e belli. E poi alcuni dei suoi grandissimi discorsi al mondo e alla società di oggi: il discorso a Westminster Hall, il discorso alle Nazioni Unite, al parlamento tedesco, rimangono tappe di un dialogo serio e approfondito da parte della chiesa nella società e nel mondo di oggi, accolto con grande rispetto per la sua qualità di carattere culturale e spirituale in cui Benedetto XVI era un maestro.

Dall’elezione di Papa Francesco, lei è stato uno dei suoi più stretti collaboratori. Sono stati anni incredibili per la comunicazione della Chiesa. Qual è il segreto di Papa Francesco? Perché è diventato uno dei più grandi comunicatori del pianeta?

Padre Lombardi: Tutti sono molto colpiti dall’aspetto della comunicazione di Papa Francesco. Lui è molto spontaneo e direi che è un aspetto di carattere carismatico che lui ha e che gli viene dal rapporto diretto, che lui ha coltivato per decenni, come pastore di una grandissima diocesi e quindi non è il frutto di un calcolo fatto a tavolino o di uno studio particolarmente complesso fatto da esperti.

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