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Come il demonio si infiltra sottilmente negli atti di carità

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Shutterstock / marino bocelli

Philip Kosloski - pubblicato il 09/08/16

Quando sei capace di aiutare i poveri delle missioni e incapace di provare amore per chi ti circonda

Molti di noi si sorprendono vedendo come Satana ci spinga a prenderci cura di altre persone. Possiamo vedere rapidamente, tuttavia, che sta cercando di allontanarci dal praticare la carità quotidianamente con quanti ci circondano con la pratica di atti immaginari di carità che non promuovono una vita virtuosa.

Quello che fa è molto astuto, e in superficie sembra qualcosa di positivo.

C.S. Lewis descrive così la situazione: “Qualunque cosa tu faccia, nella tua anima paziente ci sarà bontà quanto malizia. La cosa più grande è dirigere la malvagità a tutti quelli che ci circondano quotidianamente e lanciare la bontà a cerchie più distanti, a gente che non si conosce.In questo modo la malvagità diventa palpabile e la bontà un concetto immaginario”.

Quello descritto è uno scenario molto familiare.

Ogni anno (in genere una o due domeniche all’anno) ascoltiamo un sacerdote missionario parlare di terre lontane, descrivendo la terribile situazione della popolazione locale. La situazione è precaria, e le necessità infinite. È molto bello collaborare con le missioni, e dobbiamo fare quello che possiamo per usare le nostre ricchezze a loro beneficio. Allo stesso tempo, spesso diamo donazioni generose di quello che ci avanza alla gente che ne ha bisogno, ma nutriamo ancora risentimento nei confronti del vicino che non raccoglie mai la sua spazzatura. Proviamo grande compassione per le popolazioni africane che vivono senza acqua potabile, ma non sosteniamo il mantenimento delle mense per i poveri locali.

È ancora peggio quando offriamo molti soldi a un orfanotrofio lontano ma non collaboriamo con i nostri parenti che cercano di adottare un bambino.

Le missioni sono meravigliose e dobbiamo collaborare con loro, ma non ascoltiamo quasi mai le difficoltà dei nostri vicini che soffrono o di tutti gli uomini e le donne della nostra comunità che non hanno un impiego e non hanno abbastanza denaro per sostenere la propria famiglia. La nostra carità sembra “immaginaria”, come la definisce Lewis; non ha sostanza.

La chiesa ci offre un antidoto per la nostra carità che manca di realtà. Sono le cosiddette “opere di misericordia corporale”. Queste azioni virtuose hanno sostanza e ci aiutano a condurre una vita virtuosa e caritatevole. Ci aiutano a vedere Gesù non solo nelle immagini che vediamo in chiesa, ma anche nelle persone reali che incontriamo ogni giorno.

Ecco le sette opere di misericordia corporale:
1 – Dar da mangiare agli affamati
2 – Dar da bere agli assetati
3 – Vestire gli ignudi
4 – Alloggiare i pellegrini
5 – Visitare gli infermi
6 – Visitare i carcerati
7 – Seppellire i morti.

Queste sono probabilmente alcune delle cose più umilianti che una persona possa fare. Ben pochi di noi si prendono il tempo di nutrire gli altri nelle mense per i poveri locali o visitano una casa di riposo per anziani. Sono queste le persone che hanno bisogno della nostra attenzione.

Alcuni tra i momenti più profondi della mia vita sono stati quelli in cui ho aiutato a nutrire qualcuno, gli ho fatto visita o l’ho semplicemente aiutato. È il nostro prossimo. Questi atti di misericordia definiscono chi saranno coloro che arriveranno nel Regno dei Cieli:

“Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 34-40).

Se vogliamo un incentivo maggiore, ascoltiamo le parole di Madre Teresa:
“Non accontentiamoci di dare solo del denaro. Il denaro non è sufficiente, il denaro si può ottenere. Le persone hanno bisogno dell’amore del vostro cuore. E allora, offrite il vostro amore ovunque andiate”.

“Insistiamo sempre più nel riunire fondi d’amore, di carità, di intesa, di pace. Il denaro verrà se cerchiamo prima il Regno di Dio – il resto verrà in aggiunta”.

“Tocchiamo il moribondo, il povero, chi è solo, l’abbandonato, in base alle grazie ricevute, e non ci vergogniamo o rimandiamo il lavoro umile”.

Se compiamo un piccolo passo praticando la carità con le persone che incontriamo giorno per giorno, saremo capaci di cambiare il mondo intero, una famiglia, un vicinato alla volta.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]
LEGGI ANCHE:Come praticare le sette opere di misericordia spirituale on-line

Tags:
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