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Padre Pietro Lavini: il cappuccino muratore di Dio

© Diocesi di Fermo

Silvia Lucchetti - Aleteia - pubblicato il 08/08/16


I VOTI, LA “SVOLTA” E LA VETTA

Il 1° agosto del 1949 padre Pietro emette la professione perpetua dei voti religiosi, e il 13 luglio 1952 è ordinato sacerdote. Dopo intensi anni vissuti peregrinando tra vari monasteri, nel 1960 viene inviato al santuario della Madonna dell’Ambro. Il 2 febbraio del 1965 avviene la svolta decisiva della sua vita: insieme ad un suo amico «Spinto da una forza misteriosa, raggiunsi per la prima volta il luogo detto “San Leonardo”»:

«Non mi è facile descrivere ciò che ho provato una volta raggiunto il pianoro in mezzo al quale troneggiava, come un altare, quella piccola parte di chiesa che restava in piedi. Ho avuto la sensazione di trovarmi in un mondo completamente diverso da quello fino allora conosciuto, in cui tutto era pace, serenità, armonia».

RICOSTRUIRE SAN LEONARDO: IL SOGNO DI PADRE PIETRO

Il luogo seppur magnifico e affascinante è ridotto a ruderi, rovi e piante ma… «Padre Pietro osserva e prende appunti. Se ne va, ogni volta, solo quando calano le ombre della sera, sempre a malincuore. Comincia a raccontare ad amici e confratelli il desiderio di ritirarsi in quel luogo per intraprenderne la ricostruzione. Lo fa con un trasporto tale che alcuni non esitano a considerarlo matto. E invece, nei mesi a cavallo tra il 1968 e il 1969, inizia la permanenza al monastero di San Leonardo per avviarne la ricostruzione».

IL VIAGGIO A ROMA

Padre Pietro attraverso numerose ricerche al catasto viene a sapere che il terreno che lo interessa tanto è di proprietà dei figli di Luigi Albertini, senatore della Repubblica marchigiano ma residente a Roma. Così si reca nella capitale ignaro di come avrebbe potuto chiedere “senza una lira, la disponibilità di un terreno, ma ormai era nell’ordine di idee che Chi aveva avuto questa «idea» avrebbe anche saputo come gestirla”. Complice la moglie di Albertini padre Pietro riesce a illustrare al senatore il suo progetto. La risposta arriva inaspettata:«Albertini non solo gli risponde entusiasta, ma si rende anche disponibile a donargli il terreno su cui insiste il monastero e molto altro, attorno. E gli dice altresì di non preoccuparsi per gli oneri di trasferimento di proprietà, perché ci penserà la sua famiglia».

LA POSA DELLA PRIMA PIETRA

Il 24 maggio 1971 dopo un lungo lavoro di ripulitura e demolizione viene posta la prima pietra della ricostruzione del monastero. Le difficoltà che padre Pietro incontra sono inenarrabili, ma vengono man mano superate grazie al suo spirito di sacrificio e all’aiuto di Dio.

«Mi sono convinto che è proprio vero: per essere felici occorre inventare una favola, una leggenda. Mi sono chiesto tante volte quale potesse essere la mia favola, anche perché non ero riuscito a capire che nella trama della mia avventura c’era lui, Iddio, con il suo disegno, con il suo amore che tutto vuole e permette per un motivo superiore che è il nostro bene. Oggi, dopo tanti anni, devo riconoscere che la mia favola si è costruita su una solida base, una riflessione sul vero senso del lavoro, che consideriamo quasi come il peso di una condanna, perdendo così anche la sua etica. Non si lavora, ma si va a lavorare come gli antichi schiavi che venivano impegnati nella costruzione delle piramidi. Oggi è difficile riuscire a provare il gusto del lavoro, che lo renderebbe meno pesante, più efficace, più lieto. E invece la gioia è il primo elemento di ogni costruzione. Quel che ci rende felici in ciò che facciamo è amare ciò che si fa».

29 ANNI DOPO…

“Circondato da scetticismo per un’impresa ritenuta degna di un visionario, criticato e ostacolato, ma tenace e felice, in sostanziale solitudine, in semplicità, sottovoce, controcorrente, munito di incrollabile fiducia in Dio, che sente guidare ogni giorno le sue mani di umile strumento, padre Pietro vede concretizzarsi il suo sogno con la consacrazione della chiesa nell’anno 2000”.“(…)a quanti gli hanno chiesto il segreto di questo miracolo, padre Pietro per decenni ha risposto sorridendo: «Il mio segreto è semplice: non aver avuto denaro… ». Così spiegava questa frase: « Se fai affidamento su mezzi umani, sei certo, prima o poi, di rimanere deluso. Se invece fai affidamento su Dio, lui riesce a compiere miracoli… »”.

MIRACOLO DI DIO SULLE ORME DI SAN FRANCESCO

Scrive così Gianfranco Priori, «Frate Mago» Rettore del santuario della Madonna dell’Ambro, nella presentazione al libro:

“L’opera di questo fratello è infatti un miracolo di Dio. Non c’è persona che oggi salga al monasteroe non si chieda come sia stato possibile che un uomo, in sostanziale solitudine, abbia portato a compimento un progetto del genere(…)Lassù, sulle impervie pendici del monte Priora, riedificando in quarant’anni, dai ruderi e dalle poche pietre rimaste, l’antico eremo camaldolese di San Leonardo, padre Pietro, frate cappuccino, ha realizzato il suo carisma. E quel luogo porta ora anche il suo nome.
La missione del nostro « muratore di Dio » è stata particolare e… dispiegata in pienezza. Sulle orme del « va’, ripara la mia casa » di Francesco(…)”.

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cappuccinifedemontagnasacerdotesan francesco
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