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Padre Pietro Lavini: il cappuccino muratore di Dio

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Il sogno di ricostruire l’antico monastero di San Leonardo divenuto realtà

«Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra» (Salmo 120)

La devozione al Signore, vissuta attraverso la vocazione al sacerdozio nell’ordine francescano dei Cappuccini, e un amore mistico e spropositato per la montagna, hanno caratterizzato la vita e la storia straordinaria e al contempo umile di padre Pietro Lavini: il muratore di Dio.

Il muratore di Dio. Padre Pietro Lavini e il monastero di San Leonardo” è il titolo del libro del giornalista Vincenzo Varagona edito dalle Paoline, che narra la vicenda di un frate cappuccino e del suo grande sogno.
Chissà quante volte padre Pietro avrà ripetuto i versi del salmo che abbiamo citato in apertura, mentre, come un manovale pieno di gioia, lavorava solo e a mani nude, per ricostruire il monastero di San Leonardo.

Perché come scrive nella prefazione il cardinale Edoardo Menichelli: “Una chiesa diroccata è sempre una grande tristezza. Padre Pietro, forse spinto da una spirituale sequela di san Francesco, si determina per la ricostruzione. Affrontando diverse difficoltà, ma con la tenacia di un’idea fissa e con una sempre crescente solidarietà, pietra sopra pietra riedifica questo santuario della contemplazione”.

CHI ERA PADRE PIETRO?

Armando Lavini nasce in una famiglia poverissima il 7 luglio 1927, terzo di quattro fratelli. Fin da bambino è temprato al lavoro e alla preghiera: “la mamma per prima cosa lo faceva pregare. E si pregava durante il giorno, prima e dopo i pasti, la sera prima di andare a dormire. Al piccolo Armando il compito di guidare il Rosario”.

L’AMORE PER I MONTI

Quando i genitori a nove anni lo mandano a studiare presso il seminario dei frati cappuccini di Fermo “al piccolo non sembra vero”, “quei monti fantastici si avvicinavano e il sogno di guardarli da vicino cominciava a diventare quasi realtà”: «Più li guardavo, più li sognavo. (…) Rispetto e venerazione. (…) La montagna è un luogo sacro, come un tempio»”.

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