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Marina Abramovich esalta i suoi aborti. La maternità cristiana è un’altra cosa

Manfred Werner / Tsui/Creative Commons
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L'artista serba scelse di privilegiare la carriera. Ma la nascita di un figlio è qualcosa di inappagabile

«Ho avuto tre aborti. Un figlio sarebbe stato un disastro per la mia carriera»: con queste parole, l’artista Marina Abramovic, famosa per le sue performance fuori dal comune, ha spiegato la sua decisione di non diventare madre. Intervistata dal giornale tedesco Tagesspiegel, l’Abramovic ha sottolineato che sarebbero proprio i figli a buttare fuori le donne dal mondo dell’arte. Questione di priorità, insomma: «Ognuno ha un’energia limitata nel proprio corpo – ha affermato ancora l’artista – e con un bambino so che avrei dovuto dividerla».

La rivelazione sugli aborti fatta dall’artista è destinata ad aprire un dibattito, anche intorno alla questione del gender gap nel mondo dell’arte (The Huffington Post, 28 luglio).

IL SACRIFICIO DELLE STREGHE

Corrispondenza Romana (3 agosto), in un’attenta analisi del caso Abramovic, mette sullo stesso piano l’artista ad un dipinto di Francisco Goya, un olio su tela realizzato fra il 1819 e il 1823 (140×438), dal titolo “Il sabba delle streghe“. Un’opera che raffigura molto bene ciò che rappresenta Marina Abramović, sentenzia il quotidiano on line cattolico. «Goya, infatti, fa convivere il mostruoso e l’umano: il caprone (Satana) che troneggia al centro della scena ha trasmesso i propri tratti demoniaci alle donne sedute a cerchio intorno a lui: donne dai volti deformati, grotteschi che gli offrono in sacrificio… dei bambini».

LA LEZIONE DEL VANGELO

Il Vangelo racconta: “Quale padre tra voi”, domandò Gesù, “se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!” (Lc 11, 11-13). Lo scorpione, oggi, viene distribuito in lungo e in largo ai figli, già nel grembo, ancor prima che possano chiedere una qualsiasi cosa. La morte dell’innocente è fatto normale nella inciviltà postcristiana.

IL “FATTO” LA GIUSTIFICA

Il Fatto quotidiano (30 luglio) ha titolato così l’esternazione della disartista disumana, pienamente accolta e vezzeggiata dal mondo dell’AC: “Marina Abramović ha ragione: i figli sono un freno alla carriera”. Ha ragione, dunque, ed ha abortito, scrive la giornalista Elisabetta Ambrosi, «non per cinismo, non per indifferenza alla maternità, piuttosto – come lo racconta – per la consapevolezza che non sempre si può avere tutto nella via e che occorre fare delle scelte». Che scelta è quella di sacrificare tre figli?

PERFORMANCE DISCUTIBILI

Abramović, si legge sempre nell’analisi di Corrispondenza Romana, ha raggiunto la fama grazie a «performance spesso estenuanti, nella preparazione e nell’esecuzione di realizzazioni che hanno il più delle volte per oggetto il turpe, lo scandalo, l’osceno, le tenebre, il disgustoso, il macabro, l’ignominioso. Questa disartista che progetta e realizza tali aborti artistici ha pianificato e compiuto anche aborti di creature umane».

LA MATERNITA’ E’ ANCHE UN SACRIFICIO

La Abramovic probabilmente non comprende neppure quale grandezza riservi la maternità. «Come i dolori del parto vengono sublimati in una indescrivibile gioia celestiale dopo la nascita del figlio così le fatiche materne vengono sublimate nell’appagamento dell’essere riconosciute madri degne dal proprio consorte e dai propri figli: parole e gesti impagabili che arrivano come mazzi d’amore di sublime incanto e profumo a dare alimento per proseguire il cammino, che non è per l’effimero successo, ma per la salvezza eterna». Così, «quei sacrifici e quelle rinunce, quelle lacrime e quelle paure d’amore disseminate nei giorni più o meno impegnativi, con il sostegno di Dio e della Madonna, si trasformano in piena realizzazione».

L’AIUTO DEL SIGNORE

Quando si desidera con infinita e grata gioia il dono mirabile della maternità, «quella maternità cercata nello straordinario Sacramento del matrimonio, il Signore arriva in formidabile sostegno a moltiplicare la produttività, le forze, il tempo e non solo per occuparsi della famiglia. Quante sante e quanti santi sono lì a dimostrare la sovrabbondanza umanamente inspiegabile delle loro risorse? Il tempo nelle loro mani si moltiplica in produzione di opere spirituali e materiali». Parole al vento, se l’interlocutore si chiama Marina Abramovich!

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